Continua il dibattito sul futuro del Sei Nazioni. Diverse sono le opzioni per lo sviluppo di un nuovo format in grado di far ripartire la competizione dopo lo stop per Coronavirus, recuperando l’edizione lasciata in sospeso.

Sei Nazioni ancora da definire

L’emergenza Coronavirus ha avuto pesanti conseguenze sul mondo del rugby, provocando la sospensione di uno dei tornei più importanti di questo sport, il Sei Nazioni. Iniziata il 1° febbraio 2020, la 21ª edizione dell’evento aspetta ancora di essere conclusa con le partite della quinta e ultima giornata. Tre rappresentanti stanno infatti discutendo le opzioni per recuperare al meglio la fine del torneo di quest’anno ed iniziare con l’edizione 2021, coerentemente con le misure di sicurezza contro la pandemia.

I capitani delle Sei Nazioni. Credits: sixnationsrugby.com
I capitani delle Sei Nazioni. Credits: sixnationsrugby.com

Tra questi c’è Bill Sweeney, capo della federazione inglese (RFU), che, come riportato dalla Press Association, si è espresso sull’adozione di un nuovo format:

“Il Sei Nazioni è un torneo speciale, forse il più bello al mondo, con una struttura, una tradizione e un fascino unici. Bisogna però considerare l’attuale situazione e forse una versione alternativa per quest’anno potrebbe essere ancor più attrattiva, ma proprio per il fatto che sarebbe qualcosa di unico, irripetibile”.

Il rischio è che, oltre a quelli estivi, siano sospesi anche i test match autunnali e che le nazionali dell’Emisfero Sud non possano volare in Inghilterra a novembre, disputando invece la loro Rugby Championship.

Per la prima volta un doppio torneo di andata e ritorno

Una delle opzioni prese in considerazione da Sweeney è di giocare un doppio torneo con girone all’italiana, accorpando l’edizione inconclusa di quest’anno a quella del 2021. Il doppio Sei Nazioni consisterebbe dunque in un totale di 30 partite e 10 giornate, unendo due gironi tradizionali da 15. Per la prima volta nella storia della competizione si assisterebbe ad un Sei Nazioni con andata e ritorno, diviso tra novembre (al posto dei test match, appunto) e febbraio-marzo, come da tradizione. 

Anche Alfredo Gavazzi, presidente della Federazione Italiana Rugby, è coinvolto nelle discussioni, come ha affermato durante la videoconferenza stampa dello scorso mercoledì:

“Si sta parlando a livello di Sei Nazioni per strutturare delle possibilità di competizioni alternative, per cui è al vaglio una riesamina. […] Tutti i giovedì sera abbiamo una riunione tra tutte le sei nazioni e parliamo di questi argomenti. [ …] Stiamo verificando la possibilità di avere una competizione alternativa al fatto dei test di novembre.”

Alfredo Gavazzi parla del nuovo format per il Sei Nazioni.

Nella stessa occasione ha inoltre confermato l’opzione del doppio torneo, ribadendo le proprie speranze di non dover modificare il calendario globale:

“Una delle soluzioni potrebbe essere anche un Sei Nazioni con andata e ritorno, però è una delle soluzioni. Non è ‘la soluzione’, perché la soluzione principe è di mantenere i test d’autunno per tutte le nazioni del Sei Nazioni.”

Le altre opzioni: due tornei separati e apertura a squadre esterne

Come ribadito dai vertici delle federazioni nazionali, nulla è ancora stato deciso ed i confronti procedono. Tra le altre opzioni discusse per il nuovo format c’è sicuramente la possibilità di concludere la competizione del 2020 in autunno disputando le partite rimaste, in modo da coronare il vincitore di quest’anno, e ripartire qualche mese dopo con la 22ª edizione, tra febbraio e marzo. Si potrebbero quindi tenere due Sei Nazioni molto vicini fra loro.

Un’ulteriore alternativa sembra essere l’apertura del torneo oltre le sei nazioni tradizionali, introducendo altre squadre ad inviti a novembre. Tra queste figura la Georgia, che da tempo vorrebbe partecipare alla competizione, ma si parla anche di Giappone e Sudafrica. La Rugby Football Union inglese ha infatti proposto un “festival del rugby” come risposta all’emergenza Coronavirus. Bill Sweeney ha dichiarato a Sky Sports News:

“Si potrebbe avere del buon intrattenimento con varie squadre differenti che si potrebbero incorporare. E si crea così un vero e proprio festival del rugby, una celebrazione dei valori del rugby e un ritorno a giocare nell’autunno di quest’anno”.

Questa opzione rivoluzionerebbe il Sei Nazioni, ma al tempo stesso allontana il rischio dell’esclusione dell’Italia dalla competizione. 

Se non possiamo avere certezze sul futuro del torneo, possiamo indubbiamente contare sul fatto che le alternative offriranno scenari inediti e molto interessanti.

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