Ci sarebbe tanto da dire sulle stragi di cui si macchiò la Manson Family, la comune di hippie strafatti e assassini comandati da Charles Manson. Sicuramente, la vittima di cui tutti si ricordano è la bellissima e sfortunata Sharon Tate, attrice e moglie del regista Roman Polanski.
Non indagheremo, in questa sede, le cause della sua morte, anche perché ci ha già pensato Vincent Bugliosi, procuratore del caso e autore del best seller Helter Skelter, né delle folli dinamiche con cui si svolgeva la vita della Famiglia.

Sarà piuttosto Sharon la protagonista di queste righe, una classica bellezza americana (ma cresciuta in Italia, a Verona, poiché il padre era un militare di stanza nella Penisola) strappata alla vita a soli 26 anni e incinta di otto mesi. Nonostante la sua breve carriera nel mondo del cinema, la ragazza è riuscita, pur in circostanze diverse da quelle che aveva immaginato, a diventare immortale.
Una vita personale e artistica che ha avuto stranissime analogie con il suo infausto destino di morte e con il successo mondiale che la trascende.

Tra Wicca e cinema: La valle della bambole

Dopo quattro apparizioni in film in cui non viene accreditata, Sharon Tate esordisce di fatto a 23 anni in Cerimonia per un delitto, per la regia di J. Lee Thompson; il film fu girato a Londra e lì la Tate incontrerà Alex Sanders, il fondatore della Wicca alexandriana, una tradizione della religione pagana della Wicca. Questa ha molti punti di contatto con quella che viene definita stregoneria, tra cui la magia cerimoniale, la cosmologia, i culti iniziatico-esoterici, le congreghe e il culto di una Dea madre. Sharon Tate verrà iniziata al culto e alla sua pratica e celebrazione proprio da Sanders.

Il successo va a braccetto col destino

È con La valle delle bambole, nel 1967, che l’attrice diventa un volto conosciuto. Nel film interpreta Jennifer, una ragazza che con le sue amiche aspira ad avere un posto nel mondo dello spettacolo, che le viene concesso sposando un famoso cantante e attore. Lo show business rivela però ben presto tutte le proprie crepe, e Jennifer, non potendolo sopportare, muore suicida.
Forse le analogie con la vita della Tate sono un po’ forzate, ma non possiamo fingere che non esistano. Due anni prima della strage, è come se la donna avesse, inconsapevolmente, recitato il copione della sua vita.

Sharon Tate in "La valle delle bambole" - © web
Sharon Tate in “La valle delle bambole” – © web

Sharon e Roman: un amore a tinte horror

Dopo le riprese di Cerimonia per un delitto, Sharon Tate rimane a Londra e incontra il regista Roman Polanski, in quel periodo impegnato sul set di Per favore, non mordermi sul collo!, un film che omaggia la cultura vampiresca. Per la parte della vampira Sarah Shagal era stata inizialmente pensata Jill St. John, ma Polanski decise che la parte doveva essere della bella Sharon, a patto che indossasse una parrucca rossa, come i capelli della St. John.

Sharon Tate e Roman Polanski in "Per favore, non mordermi sul collo!" - © web
Sharon Tate e Roman Polanski in “Per favore, non mordermi sul collo!” – © web

Una macabra aura di mistero aleggia sulla vita di Sharon Tate e la unisce indissolubilmente a quella di Polanski, con cui convola a nozze nel 1968, sempre a Londra, dove il regista gira quel film considerato una delle tante maledizioni made in Hollywood, e che ha inquietanti punti di contatto con le loro vite: Rosemary’s Baby, in cui in effetti Polanski avrebbe voluto veder recitare da protagonista la moglie, ma ad avere l’onere di partorire il figlio di Satana sarà poi Mia Farrow.

“Stai per morire e non me ne frega assolutamente nulla”

Temi centrali del film sono anche la stregoneria e le congreghe, elementi presenti nella vita di Sharon Tate già prima di conoscere Polanski. Di rimando, la donna rimane incinta alla fine del 1968, e a febbraio del 1969 i coniugi si trasferiscono a Los Angeles, nella casa di Cielo Drive in cui, il 9 agosto dello stesso anno, Sharon Tate verrà pugnalata a morte da Susan Atkins, una seguace di Charles Manson.
A nulla valsero le preghiere dell’attrice, che si offrì come ostaggio e come vittima a patto che la tenessero in vita un altro mese per permetterle di dare alla luce il figlio. Per tutta risposta, la gelida e invasata Atkins pronunciò quelle parole tragicamente e orribilmente celebri:

“non mi importa di te. Non mi importa del tuo bambino. Stai per morire e non me ne frega assolutamente nulla”

Roman Polanski e Sharon Tate il giorno del loro matrimonio - © web
Roman Polanski e Sharon Tate il giorno del loro matrimonio – © web

Dopo la strage. L’eredità di Sharon Tate

La triste parabola di Sharon Tate, un astro nascente di Hollywood, è ancora pregna di fascino nonostante siano passati più di cinquant’anni. Una storia che, se si esclude il triste epilogo, fa abbozzare un sorriso poiché ricca di speranza e di sogni, gli stessi di quegli attori che bramano un posticino nel firmamento di stelle in celluloide, proprio come faceva Sharon. E proprio quella Hollywood tanto agognata permette tuttora all’attrice di restare viva nella memoria del suo amato pubblico, producendo spesso dei prodotti che ne rivivono gli ultimi giorni.

C’era una volta a… Hollywood: Sharon Tate torna alla vita

Soltanto uno, tuttavia, ha voluto “restituire” a Sharon quella vita che le è stata brutalmente strappata in quella maledetta notte di agosto. Sto parlando, ovviamente, di Quentin Tarantino, che l’ha splendidamente ritratta in C’era una volta a… Hollywood (2019) grazie all’interpretazione di Margot Robbie.
Nel film, Sharon sopravvive e i suoi assassini muoiono, ed è proprio così che le cose dovrebbero andare, in una favola. È necessario un lieto fine, che Sharon non ha avuto ma che Tarantino ha preteso di darle, perché se lo meritava, perché i suoi sogni lo meritavano, perché il suo amore per il cinema lo meritava.

Il meraviglioso finale aperto di C’era una volta a… Hollywood racchiude tutti i sogni e tutto l’amore di Sharon Tate, per sé, per la sua carriera e per il suo bambino. Una donna pronta a sbocciare come un fiore raro, che non vedeva l’ora di realizzare i suoi desideri e di diventare a sua volta una stella di quel firmamento che guardava con i suoi grandissimi occhi castani. Ma se è vero che il mondo dello spettacolo toglie tanto, a volte tutto, è pur vero che sono tanti e belli i doni che elargisce: e infatti Sharon Tate brilla comunque in quel cielo luminoso; forse la stella più grande, forse la stella più bella.

Margot Robbie in "C'era una volta a... Hollywood" - © web
Margot Robbie in “C’era una volta a… Hollywood” – © web

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