Dopo l’introduzione, in accelerata rispetto ai soliti tempi delle normative europee, dei dazi doganali anche per gli ordini inferiori a 150 euro, Shein agisce. Il colosso del fast fashion ha deciso di investire in Europa e nel Regno Unito. La comunicazione arriva direttamente dalla sede di Singapore. E così, l’azienda si prepara ad una possibile quotazione in borsa su Londra. Il brand era già oggetto di pesanti critiche, sia per la questione ecosostenibilità, sia per la questione dei dazi. Così, ha già agito spostando alcune aree di sourcing di alcuni capi di abbigliamento più vicini ai mercati occidentali. Il risultato ha portato importanti acquisizioni di mercato. In Europa poi molti capi arrivano dalla Turchia. In generale, la filiera di produzione coinvolge circa 5400 fornitori, sparsi nella regione di Guangzhou, in Cina.

Shein investe in Europa per evitare i dazi

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Ma non basta. Infatti, numerose associazioni tessili, ma anche vari politici in Europa, hanno accusato Shein di indebolire le industrie locali. Questo perché i prezzi concorrenziali non permettono a fabbriche e rivenditori locali di competere. Quindi, oltre alla filiera già di per sé problematica, si aggiungono gli sgravi fiscali utilizzati per i pacchi di valore inferiore a 150 euro in ingresso nell’Unione Europea. Nel Regno Unito invece le agevolazioni sono per i pacchi sotto le 135 sterline.

Shein nel 2023 ha fatturato 45 miliardi di dollari, ed è valutata a 66 miliardi di dollari in una tornata di raccolta fondi dello scorso anno. Il presidente esecutivo di Shein, Donald Tang, non ha voluto fornire informazioni e dettagli sui luoghi di approvigionamento previsti dalla sua società. L’unica cosa che ha affermato è che “L’azienda sta mantenendo aperte le sue opzioni”, ma ha anche notato che le strutture molto provavilmente sarebbero dei fornitori, e non possedute e gestite da Shein.

Marianna Soru

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