Cultura

Shirley Jackson, vita e racconti di un’autrice prigioniera della casa

Shirley Jackson (1916-1965) – di cui oggi ricorre l’anniversario di morte – è stata una grande scrittrice americana spesso etichettata banalmente come autrice di racconti gotici che vale la pena riscoprire. Chi si occupa di fantasmi può essere presa sul serio? Shirley non si è limitata alla scrittura di racconti in stile gotico, ha esplorato invece – in maniera del tutto soggettiva – il Male come concetto archetipico, scavando in profondità.

Cos’è il Male per Shirley Jackson

Shirley Jackson Crediti @Pangea
Shirley Jackson with her children, North Bennington, Vermont, 1956

Per lei il Male è ciò che attrae, imprigiona, vincola la libertà. Stephen King l’ha descritta come “Una che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce” evidenziando la sua capacità di creare mondi perturbanti senza urla ma con bisbigli sussurrati come un incantesimo. Ed effettivamente le sue parole sembrano appartenere ad un’altra dimensione, magica ma allo stesso tempo parallela e molto vicina a quella che abitiamo. Per tutta la vita, che per via della suo innegabile talento avrebbe potuto trascorrere tra brillanti ambienti accademici, Shirley ha scritto e scritto. E’ stata però confinata nel ruolo di casalinga tra figli e faccende domestiche sotto le pressioni di un marito maschilista e l’assenza dell’amore materno. 

Vita e scrittura tra i confini domestici

E’ noto come la madre sin da piccola la criticasse per il suo aspetto fisico, definendola un “aborto mancato”. Forse è proprio per sfregio ad una madre conformista che Shirley sposa l’intellettuale Stanley Hyman, ingrassa, trasforma la sua abitazione in un luogo di incontro per studiosi. Quella di Shirley è una vita passata in casa, luogo oppressivo in cui tutti sono colpevoli, prigione ma anche fucina di racconti che la porteranno ad ottenere numerosi riconoscimenti fino ad eclissare l’attività letteraria del marito. Se non può partecipare alla vita esteriore Shirley Jackson si tiene stretta quella interiore espressa con la scrittura, in uno spazio domestico in cui cerca di ritagliare per sè stessa uno spazio ameno e privato, in cui tutto può accadere:

“La cosa più bella dell’essere una scrittrice
è che puoi permetterti di abbandonarti
alla stranezza quanto vuoi”

“L’aglio nella narrativa” (Paranoia)

Shirley si considerava una strega

Gli stereotipi sulla sua figura letteraria insistono sulla conclamata predilezione per la stregoneria da parte dell’autrice, sul suo scrivere “con un manico di scopa, più che con una penna”. Seppure voler rinchiudere l’opera della Jackson entro dei confini appaia limitativo, l’opera di Shirley Jackson ha effettivamente più a che fare con la magia di una strega moderna che con l’horror. Certo il suo rapporto con la scrittura era di tipo magico; scrivere era per lei un incantesimo per tenere a bada la realtà. 

L’atmosfera magica che emana dai suoi racconti può essere paragonata ad un’inquietante spazio ancestrale in cui non si è cattivi perché si è subito un trauma, ma perché capita. Il Male ubbidisce a leggi proprie che esistono da sempre e l’oscurità entra nel quotidiano intrecciandosi alla vita di tutti i giorni. Un male che scorre anche nella vita stessa dell’autrice, i desideri soddisfatti dai successi letterari infatti non permettono a Shirley di risolvere i suoi problemi personali: abusa di alcolici, di anfetamine, soffre di una forte agorafobia che le impedisce di uscire di casa poco dopo la pubblicazione di “Abbiamo sempre vissuto nel castello”.

L’Incubo di Hill House

La fama di scrittrice gotica di Shirley Jackson è legata soprattutto a il celebre l’Incubo di Hill House. In questo libro sono presenti tutti gli elementi della sua ossessione: una donna infelice, sola con il suo inconfessato trauma interiore; la ricerca spasmodica dell’amore di una madre ma al contempo il rifiuto del suo controllo; il soprannaturale inteso come emersione dall’inconscio di paure e desideri repressi. Hill House – luogo che contiene incubi e li rende manifesti – è forse l’ultima metafora del tormentato e infelice matrimonio di Shirley. La casa è una forza viva che si adatta ai suoi abitanti e risponde in base alle loro personalità e alle loro storie. Sebbene “non sana”, la casa stabilisce circostanze che, per sovrannaturali che possano apparire, costituiscono “condizioni di assoluta realtà”.

L’indaffarata vita di Shirley Jackson e le drammatiche conseguenze

Mamma, moglie, casalinga, quindi cuoca, donna delle pulizie, autista, amministratrice domestica e insieme fonte principale di reddito familiare, non stupisce che le responsabilità, l’ansia e la frustrazione (il suo precoce decadimento fisico e le frequenti scappatelle del coniuge) abbiano minato la sua salute.

Tuttavia, nonostante i problemi di salute e due anni di pausa a seguito del grave attacco di agorafobia che la colpì, Jackson cominciò a scrivere un romanzo diverso, divertente e con uno stile insolito che purtroppo non riuscì a portare a termine. Le ultime parole sul suo diario, poco prima dell’attacco di cuore che la colse nel sonno a 48 anni l’8 Agosto 1965, sono: ‘’I am the captain of my fate. Laughter is possible, laughter is possible, laughter is possible’’.

Alessia Ceci

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