Cultura

George Romero, padre di morti viventi e di un nuovo genere horror

George Romero, regista di cui oggi ricorre l’anniversario di morte (16 luglio 2017), è considerato un maestro del genere horror. Il suo La notte dei morti viventi è ritenuto un film cult e ha lanciato nel cinema il tema dell’apocalisse zombie, coniando un nuovo genere (zombie movie).

Realizzato con soli 10mila dollari, raccolti insieme a un gruppo di amici, il successo non si ferma al primo film. La saga infatti prosegue con Zombi, Il giorno degli zombi, La terra dei morti viventi, Le cronache dei morti viventi e Survival of the Dead – L’isola dei sopravvissuti. A Romero è inoltre riconosciuto il merito di aver unito ad una componente horror e splatter anche una violenta critica alla società occidentale.

Uno spettacolo di zombie dai contenuti stratificati

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George Romero era nato nel 1940 a New York, nel Bronx, da padre cubano e madre lituana. La passione per il cinema scoppiò che era giovanissimo, subito dopo gli studi alla Carnegie Mellon University di Pittsburgh nel 1960, cominciò a girare cortometraggi. Assistere ad un film di zombie diretto da Romero – rispetto all’opera di qualsiasi altro regista americano che abbia affrontato questo sottogenere – significa assistere ad uno spettacolo i cui contenuti estetici e ideologici sono molto più stratificati e complessi di quanto la superficie filmica dimostri. Attraverso la crudezza delle scene più violente il cineasta ha saputo impostare un proprio discorso estetico preciso e riconoscibile, capace di dotare ogni messa in scena di un realismo cruento.

Lo strato ideologico e critico di George Romero

Lo strato ideologico che percorre i suoi lavori mette in discussione i fondamenti principali della cultura e della società americana. Già il primo film della serie, La notte dei morti viventi (1968) si poneva come lucida riflessione su una serie di aspetti dell’”American Way of Life”. Ambientato in una casa assediata dai non-morti, la pellicola denunciava apertamente anche il razzismo strisciante in molti dei personaggi/specchio, costretti a convivere per potersi salvare. Il discorso tra le righe si spostava poi sulla critica a molti valori considerati fondamentali come l’istituzione della famiglia e del gruppo sociale.

Nel successivo Zombie (1978) il discorso metaforico sul disfacimento della società americana si scagliava contro il consumismo di massa. L’ambientazione era un gigantesco ed impersonale centro commerciale, meta insensata dei morti/folla non pensanti. Il fanatismo militare e quello scientifico sono stati presi di mira ne Il giorno degli zombi (1985), fino ad arrivare alle radici del capitalismo nell’ultimo La terra dei morti viventi (2005).

La produzione indipendente di Romero, l’unica via per salvaguardare coerenza e poetica

Indipendente nella produzione, contrario all’estetica ed agli stilemi imposti dagli Studios, il cinema di Romero ha saputo dimostrare nuovamente che la forza di una pellicola è data dalla coerenza estetica e poetica presente al suo interno; non dai milioni di dollari spesi per la sua realizzazione.

Degno di nota è infine il legame con Dario Argento, un sodalizio che parte dalla collaborazione per il montaggio di ‘Zombi’. I due hanno lavorato fianco a fianco nel 1990 per ‘Due occhi diabolici’, pellicola composta da due episodi diretti uno da ciascuno dei registi per un omaggio al maestro comune: Edgar Allan Poe.

Alessia Ceci

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