Sick Note – la recensione

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Di Redazione Metropolitan

Non devi dire bugie. Le bugie hanno le gambe corte. Se dici una bugia ti si allunga il naso. Quante volte ci hanno ripetuto queste cose da bambini? Ed ecco Netflix che rivolge proprio la sua attenzione alla menzogna, con una serie nuova di zecca. Si tratta di Sick Note, produzione britannica uscita il 7 novembre scorso e successivamente acquisita dal colosso.

Sulla destra Daniel Glass, interpretato da uno spassoso Rupert Grint (foto dal web)

Daniel Glass, interpretato da Rupert Grint, è una sorta di moderno malato immaginario. Inetto e portato a mentire in maniera quasi compulsiva, incapace di gestire una vita responsabile e adulta. Inventa malattie sempre più assurde per non andare a lavoro, lasciando che anche la sua relazione con Becca, la sua ragazza, naufraghi lentamente a causa delle menzogne.

La svolta arriva insieme a Ian Glennis, medico altrettanto inetto e co-protagonista dell’intera vicenda che seguirà. Daniel infatti incontra l’oncologo al fine di giustificare il supposto e persistente dolore al polso e rimanere qualche altro giorno a casa. Invece del consueto medico incontra Ian, che oltre ad essere palesemente impreparato nella sua professione, lo lascia di stucco comunicandogli un’orribile notizia. A quanto pare Daniel ha un cancro all’asnofago (esofago).

Rupert Grint e Nick Frost, interprete dell’inetto dottore Ian Glennis (foto dal web)

Il protagonista decide perciò di comunicare immediatamente la triste notizia ai suoi cari e di smettere di mentire, notando quanto in poche ore la sua vita subisca un decisivo e netto miglioramento. I genitori, solitamente distanti, si riscoprono affettuosi. Becca, la quale era in procinto di lasciarlo, lo riaccoglie nella sua vita e nella sua casa. Daniel riesce persino a salvare il proprio posto di lavoro.

Ecco che però arriva la svolta interessante si Sick Note: il giorno seguente, il dottor Glennis lo contatta per rivelargli che, alla fine dei conti, si era sbagliato. Daniel non ha nessun tumore. Cosa fare a questo punto? Ma ovviamente inscenare la più colossale delle bugie, continuando a sostenere di avere il cancro, ricattando il medico con la minaccia di farlo radiare dall’albo. Il povero dottore deve quindi rassegnarsi a diventare complice di tale gargantuesca frode

Da qui in poi parliamo di situazioni assurde, al limite del folle, con note surreali spesso estreme. Sick Note finisce quindi a costituirsi come una black comedy vera e propria, dove le vicende raggiungo paradossi a dir poco esilaranti. Irriverente e fresca, le due stagioni non dovrebbero assolutamente deludere gli amanti del genere.

I due protagonisti in uno dei tanti momenti di spavento (foto dal web)

I due protagonisti sono circondati da altrettante macchiette. Abbiamo quindi Kenny West, il capo di Daniel – sfacciato imprenditore – rappresenta benissimo il prototipo dell’uomo occidentale arrogante e maschilista, concentrato unicamente sulla carriera e il profitto.

Il ruolo negativo, certamente non è limitato a lui. Perché Sick Note si concentra proprio su questo: sul mettere in evidenza “la cattiveria” non tanto di coloro che mentono, ma proprio di quelli che non lo fanno. La serie affronta oltretutto una serie di temi piuttosto delicati con il consueto e delizioso umorismo inglese: il tumore, la depressione, l’ipersessualità.

Quindi, come accennato in precedenza, è il nonsense a farla da padrone, regalandoci tutta una serie di vicende che pervadono entrambe le stagioni di una vena di follia quasi estrema. Saranno infatti numerose le volte in cui i due protagonisti principali correranno il rischio di farsi scoprire o subiranno – a ragione – l’accusa di tramare qualcosa di losco. In sostanza saranno continuamente costretti a rimettersi in gioco e impelagarsi in avventure sempre più rocambolesche e assurde, finendo quasi per configurarsi come un moderno Hellzapoppin’.