La Sister Chapel ovvero gli anni 70, Dio e le Donne

La Sister Chapel, ideata negli anni ’70 da Ilise Greenstein, é la celebrazione di un nuovo modello femminile nella sfera spirituale.

Il Movimento dell’arte Femminista negli Stati Uniti

Stati Uniti, anni ’70: il Movimento dell’arte Femminista procede a passo spedito nell’emancipazione e nel riconoscimento dell’arte realizzata dalle donne. Questo fermento femminista si espande in ogni ambito della vita sociale e culturale e così, Ilise Greenstein, guardando gli affreschi della Cappella Sistina, si chiede: “Dov’era e dov’è ora la donna nel rapporto tra l’essere umano e Dio?”. La Sister Chapel nasce proprio dal voler dare una nuova risposta a questa domanda.

Alcune delle artiste all'interno della Sister Chapel. (immagine dal web) La Sister Chapel ovvero gli anni 70, Dio e le donne
Alcune delle artiste all’interno della Sister Chapel. (immagine dal web)

Se la Cappella Sistina rappresenta l’apice della cultura patriarcale occidentale, ponendo al centro la Creazione di Adamo, la Sister Chapel raffigura una nuova iconografia femminile nell’universo cristiano. Come affermò la critica d’arte femminista Gloria Feman Orenstein:

“Questa Cappella non riguarda la creazione dell’uomo ma la nascita della donna.”

Gloria Feman Orenstein, 1977

Articolo di Laurie Johnston sul New York Times del 1978 per la prima esposizione della Sister Chapel al MoMa PS1, sulla destra una foto Ilise Greenstein con l'opera Durga di Diana Kurz. (immagine dal web)
La Sister Chapel ovvero gli anni 70, Dio e le donne
Articolo di Laurie Johnston sul New York Times del 1978 per la prima esposizione della Sister Chapel al MoMa PS1, sulla destra una foto Ilise Greenstein con l’opera Durga di Diana Kurz. (immagine dal web)

Le Creazioni di Adamo ed Eva nella Cappella Sistina

Ovviamente negli affreschi della Cappella Sistina è rappresentata anche la Creazione di Eva ma – oltre al fatto che quest’ultima è raffigurata in dimensioni ridotte rispetto alla Creazione di Adamo e alla scena del Peccato Originale a cui è data più enfasi – basta guardare l’atteggiamento in cui sono ritratti i due personaggi biblici per rendersi conto della diversa sensibilità con cui è trattato il tema. Adamo é rappresentato con una grande attenzione per la resa anatomica del suo corpo e in una posizione che, a livello iconografico, non richiama nessun tipo di subalternità rispetto alla figura di Dio.

Michelangelo Buonarroti, La Creazione di Adamo, 1508 - 1512 circa, Affresco, 2,8 m x 5,7 m, volta della Cappella Sistina, Musei Vaticani, Città del Vaticano. (immagine dal web)
Michelangelo Buonarroti, La Creazione di Adamo, 1508 – 1512 circa, Affresco, 2,8 m x 5,7 m, volta della Cappella Sistina, Musei Vaticani, Città del Vaticano. (immagine dal web)

La questione cambia nella Creazione di Eva, il corpo della donna é condensato, non si espande sicuro nello spazio come quello di Adamo. E’ appena uscita dalla costola dell’uomo ma é già chinata e con le mani giunte di fronte alla figura di Dio. Eva, questa volta in evidente posizione di subordinazione, é letteralmente costretta a nascere e vivere nel piccolo spazio di mondo tra Dio e Adamo.

Michelangelo Buonarroti, La Creazione di Eva, 1508 - 1512 circa, Affresco, volta della Cappella Sistina, Musei Vaticani, Città del Vaticano. (immagine dal web)
Michelangelo Buonarroti, La Creazione di Eva, 1508 – 1512 circa, Affresco, volta della Cappella Sistina, Musei Vaticani, Città del Vaticano. (immagine dal web)

Le donne della Sister Chapel

Dopo queste brevi riflessioni sulla Cappella Sistina, ritorniamo agli anni ’70 e alla Sister Chapel. Ilise Greenstein insieme ad altre tredici artiste del Movimento dell’arte Femminista decidono di creare una cappella in cui la figura della donna – pensata e creata dalla donna stessa – sia posta al centro della vita spirituale.

Alcune artiste della Cappella. Da sinistra: Ilise Greenstein, June Blum, Betty Holliday, Elsa M. Goldsmith, Sylvia Sleigh e Shirley Gorelick, MoMa PS1, NY, 1978. (immagine dal web)
Alcune artiste della Cappella. Da sinistra: Ilise Greenstein, June Blum, Betty Holliday, Elsa M. Goldsmith, Sylvia Sleigh e Shirley Gorelick, MoMa PS1, NY, 1978. (immagine dal web)

Da una nuova concezione di se stesse e del proprio ruolo nella storia, nascono i magnifici dipinti della Cappella che rappresentano eroine femminili tratte dal mito, dalla storia antica e dalla contemporaneità. Mentre il soffitto della Sister Chapel dipinto da Ilise Greenstein é una rappresentazione astratta delle Stagioni nella vita della donna, dalla nascita alla morte.

Il soffitto della Sister Chapel dipinto da Ilise Greenstein é una rappresentazione astratta delle Stagioni nella vita di una donna, dalla nascita alla morte. 
Ilise Greenstein, Ceiling of “The Sister Chapel", 1976, Acrylic on canvas, 216 × 2081⁄4 in., Rowan University Art Gallery, Gift of the Greenstein Family Partnership, 2013. (immagine dal web)
Ilise Greenstein, Ceiling of “The Sister Chapel”, 1976, Acrylic on canvas, 216 × 2081⁄4 in., Rowan University Art Gallery, Gift of the Greenstein Family Partnership, 2013. (immagine dal web)

Le opere della Cappella: Dio é donna ma é anche Frida Kahlo, Bella Abzug e Giovanna d’Arco

Da sinistra: Alice Neel, Bella Abzug—the Candidate, 1976, Oil on canvas, 108 × 60 in., Rowan University Art Gallery, Anonymous gift, 2010.
Shirley Gorelick, Frida Kahlo, 1976, Acrylic on canvas, 1081⁄8 × 60 in.Rowan University Art Gallery, Gift of Jamie S. Gorelick, 2011.
Betty Holliday, Marianne Moore, 1977, Acrylic, charcoal, and collage on canvas, 108 × 60 in., Collection of Anne and Vincent Mai. (immagine dl web)
Da sinistra: Alice Neel, Bella Abzug—the Candidate, 1976, Oil on canvas, 108 × 60 in., Rowan University Art Gallery, Anonymous gift, 2010.
Shirley Gorelick, Frida Kahlo, 1976, Acrylic on canvas, 1081⁄8 × 60 in.Rowan University Art Gallery, Gift of Jamie S. Gorelick, 2011.
Betty Holliday, Marianne Moore, 1977, Acrylic, charcoal, and collage on canvas, 108 × 60 in., Collection of Anne and Vincent Mai. (immagine dl web)

Alice Neel, una delle più grandi ritrattiste del ventesimo secolo, dipinge Bella Abzug – the Candidate, il ritratto di Bella Savitzky Abzug, leader del Movimento Femminista americano e fondatrice della National Women’s Political Caucus. Mentre Shirley Gorelick dipinge un magnifico ritratto dell’artista Frida Kahlo che all’epoca era poco conosciuta al di fuori della sua patria natia. Invece, l’artista Betty Holliday rappresenta la poetessa statunitense Marianne Moore

Da sinistra: June Blum, Betty Friedan as the Prophet, 1976, Oil on canvas, 1081⁄4 × 60 in. Rowan University Art Gallery, Gift of the artist, 2012.
Martha Edelheit, Womanhero, 1977, Acrylic on linen, 108 × 597⁄8 in.,Rowan University Art Gallery, Gift of the artist, 2011.
Diana Kurz, Durga, 1977, Oil on canvas, 108 × 60 in., Rowan University Art
Gallery, Gift of the artist, 2013. (immagine dal web)
Da sinistra: June Blum, Betty Friedan as the Prophet, 1976, Oil on canvas, 1081⁄4 × 60 in. Rowan University Art Gallery, Gift of the artist, 2012.
Martha Edelheit, Womanhero, 1977, Acrylic on linen, 108 × 597⁄8 in.,Rowan University Art Gallery, Gift of the artist, 2011.
Diana Kurz, Durga, 1977, Oil on canvas, 108 × 60 in., Rowan University Art
Gallery
, Gift of the artist, 2013. (immagine dal web)

L’artista June Blum ritrae Betty Friedman as the Prophet, attivista e teorica del Movimento Femminista americano, con il suo saggio fondamentale sottobraccio: The Feminine Mystique, un’indagine sul ruolo delle donne nella società contemporanea.

Con l’opera Woman-hero, Martha Edelheit crea una nuova figura mitologica, guida ideale della nuova concezione femminile, la posa è ispirata al David di Michelangelo. Mentre Diana Kurz elogia il women-power con la sua Durga, divinità Indù femminile più potente di qualsiasi altra divinità maschile, creata per salvare il mondo da una terribile bestia feroce che nel dipinto é simboleggiata dalla testa di bufalo ai suoi piedi.

Da sinistra: Elsa M. Goldsmith, Joan of Arc, 1976, Oil on canvas, 108 × 60 in. Rowan University Art Gallery, Gift of Jo Ann Goldsmith and Cris Goldsmith.
Cynthia Mailman, God, 1977, Acrylic on canvas, 108 × 60 in. Rowan University Art Gallery, Gift of Cynthia Mailman and Silver Sullivan, 2013.
May Stevens, Artemisia Gentileschi, 1976, Acrylic on canvas, 108 × 60 in., Collection of the artist, Courtesy of RYAN LEE Gallery, New York. (immagine dal web)
Da sinistra: Elsa M. Goldsmith, Joan of Arc, 1976, Oil on canvas, 108 × 60 in. Rowan University Art Gallery, Gift of Jo Ann Goldsmith and Cris Goldsmith.
Cynthia Mailman, God, 1977, Acrylic on canvas, 108 × 60 in. Rowan University Art Gallery, Gift of Cynthia Mailman and Silver Sullivan, 2013.
May Stevens, Artemisia Gentileschi, 1976, Acrylic on canvas, 108 × 60 in., Collection of the artist, Courtesy of RYAN LEE Gallery, New York. (immagine dal web)

Elsa M. Goldsmith rappresenta Giovanna d’Arco come la contadina umile e non istruita della storiografia per sottendere l’importanza dell’intuitività della natura da cui scaturisce il rapporto spirituale con Dio e il mondo.

Cynthia Mailman con la sua opera God ci porta direttamente sull’altare della Sister Chapel. Dio é rappresentato come un’imponente donna – i cui tratti del viso sono un’autoritratto dell’artista – con una prospettiva dal basso verso l’alto che mette in risalto il sesso femminile, simbolo della vita. Per l’artista, la Cappella doveva per forza avere un Sister God.

Quando May Stevens decide di dipingere un ritratto di Artemisia Gentileschi, gli studi su quest’ultima erano pochissimi e la sua figura non era ancora entrata a pieno diritto nei libri d’arte per l’insegnamento scolastico.

Da sinistra: Sharon Wybrants, Self-Portrait as Superwoman (Woman as Culture Hero), 1977–78/2010–16, Oil on canvas,108 × 60 in. Rowan University Art Gallery, Gift of the artist, 2013. 
Sylvia Sleigh, Lilith, 1976, Acrylic on canvas, 1081⁄8 × 60 in. Rowan University Art Gallery, Sylvia Sleigh Collection. (immagine dal web)
Da sinistra: Sharon Wybrants, Self-Portrait as Superwoman (Woman as Culture Hero), 1977–78/2010–16, Oil on canvas,108 × 60 in. Rowan University Art Gallery, Gift of the artist, 2013.
Sylvia Sleigh, Lilith, 1976, Acrylic on canvas, 1081⁄8 × 60 in. Rowan University Art Gallery, Sylvia Sleigh Collection. (immagine dal web)

Sharon Wybrants con il suo Self-Portrait Superwoman (Woman as Culture Hero) decide di rappresentare se stessa e con lei tutte le donne come delle eroine culturali. La donna come supereroina nel quotidiano i cui poteri derivano dalla grande forza e consapevolezza interiori. L’artista stessa indossava la maglietta di Superwoman mentre lavorava alle sue opere d’arte usando la nursery dei suoi figli come studio.

Sylvia Sleigh dipinge Lilith, figura proto-femminista che secondo la tradizione della Cabala é la prima donna creata da Dio. La prima fonte in cui troviamo Lilith come moglie di Adamo è nell’opera L’alfabeto di Ben-Sira del X secolo d.C. Nel libro, viene raccontato che Lilith rifiutò le richieste di Adamo durante il rapporto sessuale e lo abbandonò.

“Ella disse ‘Non starò sotto di te,’ ed egli disse ‘E io non giacerò sotto di te, ma solo sopra. Per te è adatto stare solamente sotto, mentre io sono fatto per stare sopra.”

Lilith abbandonò il Paradiso di propria iniziativa, prima della caduta dell’uomo e non toccando l’Albero della Conoscenza non fu condannata alla mortalità. La figura di Lilith nell’opera di Sylvia Sleigh é dualistica perché, bastando a se stessa, Lilith incarna sia l’universo femminile che quello maschile nella sua natura completa e non complementare con un altro essere di sesso opposto.

Dal MoMa PS1 alla Rowan University

Nel gennaio del 1978, la Sister Chapel viene presentata alla MoMa PS1 di New York e sebbene il desiderio fosse quello di creare una struttura permanete per la Cappella, il progetto rimase incompiuto a causa della mancanza di fondi. Negli anni ’80, la Cappella piombò nell’oscurità fino a che nel 2016, La Sister Chapel é stata allestita – con la struttura ideata dall’artista Maureen Connor e che non era stata realizzata, per i pochi soldi a disposizione, nell’esibizione del 1978 – nella galleria d’arte della Rowan University a Glassboro nel New Jersey. Da marzo 2018, l’installazione, come voluta originariamente dalle artiste, é ancora visitabile.

La struttura di Maureen Connor per la Cappella nell'esposizione della Rowan University. 
Maureen Connor, Chapel Structure, designed 1976, fabricated 2015–16 Nylon and velour over PVC framework, 25 ft. diameter, Rowan University Art Gallery.
(immagine dal web)
La struttura di Maureen Connor per la Cappella nell’esposizione della Rowan University.
Maureen Connor, Chapel Structure, designed 1976, fabricated 2015–16 Nylon and velour over PVC framework, 25 ft. diameter, Rowan University Art Gallery.
(immagine dal web)

La Sister Chapel é un’interessante rilettura del rapporto tra Dio e la donna che approfondisce, senza scadere nel banale e con opere di grandi artiste, il linguaggio della parità di genere all’interno della vita spirituale e della sua iconografia. Qui il link del sito della Rowan University per approfondire l’argomento.

Martina Antonini

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