Non mi è mai andato giù il basket. Si sa, il bel paese è la patria del calcio. Eppure, da un certo momento della mia vita in poi, nonostante ai 2 metri di altezza mi manchino parecchi centimetri, ho desiderato ardentemente poter schiacciare a canestro. E quel momento è arrivato quando ho conosciuto Takehiko Inoue. L’unico che poteva riuscire a farmi innamorare della pallacanestro. E che, una volta uscito da scuola, poteva spingermi a correre davanti la tv dopo pranzo, non per vedere i Simpson o Dragon Ball, ma per accendere MTV sperando in una replica di Slam Dunk. Con la voglia di saltare insieme ad Hanamichi verso il canestro. Benvenuti ad AnimeNight #2

Chi controlla i rimbalzi controlla il mondo

L’inizio di Slam Dunk sembrerebbe simile a quello di molti altri Anime. Risse dopo le lezioni, bande di teppisti, critica al sistema scolastico e alla società giapponese. Ne abbiamo visti tanti così. Eppure, dopo qualche episodio, si capisce bene che il posto dove vuole andare a parare è ben diverso. Fortunatamente, questo posto è una vecchia palestra, lastricata di parquet, sudore e lacrime.

Takehiko Inoue, da ragazzo, ha letto tantissimi manga sportivi, gli Spokon. Con suo rammarico, però, quasi nessuno parlava di basket, la sua grande passione. Mentre inchiostrava le prime tavole di Slam Dunk, le Olimpiadi di Barcellona del 1992 stavano per iniziare. Lì, come anche il resto del mondo, avrebbe fatto la conoscenza con il dream team americano più forte di sempre.

Slam Dunk - Photo Credits: Web
Slam Dunk – Photo Credits: Web

Ma i protagonisti che stava realizzando nel suo manga non avrebbero avuto nulla a che fare con mondiali od olimpiadi. Non c’è il grande pubblico, non ci sono i grandi stadi. Siamo al liceo d’altronde, e ci si allena tra una lezione e l’altra. I problemi della vita sono ancora quelli di ragazzi comuni. Eppure, proprio al liceo quei ragazzi stanno formando le proprie vite. E un pallone che vola perso l’anello diviene un ricordo prezioso, soprattutto quel pallone porterà alla vittoria, diventando un ricordo prezioso. Un istante inestimabile, un tesoro prezioso da portare con se per tutta la vita.

E sebbene lo Shohoku ricorderà i Chicago Bulls, lo Shoyo i Celtics, il Kainan i Lakers, e nonostante Sakuragi prenderà i rimbalzi come Rodman, Maki volerà a canestro come Magic Johnson e Morishige sarà imponente come Shaquille O’neal, ciò che ci resterà dentro saranno i sogni di semplici ragazzi. Loro giocheranno sentendosi come quei campioni.

Slam Dunk – un po di storia

Slam Dunk nasce come spokon di trentuno volumi, scritto e disegnato dal mangaka giapponese Takehiko Inoue dal 1990 al 1996. Dal Manga sono stati tratti un anime di 101 episodi, la cui messa in onda è iniziata in Giappone il 16 ottobre del 1993 e 4 OAV.

L’anime segue la storia narrata nel manga fedelmente per circa metà della storia. Purtroppo la trasposizione animata si interrompe proprio prima dell’inizi del campionato nazionale. Molte volte vi avranno ripetuto che il “manga è meglio dell’anime”. In questo caso, vi consiglio caldamente di recuperarlo, non solo per la bellezza ed intensità delle tavole, ma soprattutto per vedere la conclusione dell’opera di Inoue sensei. I 4 OAV, Shohoku vs Takezono, Il campionato nazionale, La grande ripresa dello Shohoku e Shohoku la migliore squadra di basket, sono invece storie a parte.

Slam Dunk - Photo Credits- Web
Slam Dunk – Photo Credits- Web

L’edizione italiana dell’anime è approdata su MTV Italia nell’ottobre del 2000, per poi essere trasmessa anche su 7 Gold e GXT, con tutti e 101 gli episodi. Il tema principale della sigla d’apertura è Kimi ga sukidato sakebitai, del gruppo musicale BAAD, mentre il tema dell’ending è Set My Eyes Only on You (Anata Dake Mitsumeteru), di Maki Oguro. Canzoni scelte per il mix di lingua giapponese e inglese, così da coinvolgere un pubblico più ampio.

Un plauso particolare va fatto per il doppiaggio italiano. Sebbene in molte serie, soprattutto sulle reti italiane, si cerchi di edulcorare il doppiaggio, apportando alle volte pesanti modifiche e tagli, che vanno a stravolgere alcuni personaggi, così non è stato per Slam Dunk. Anzi. Il doppiaggio dell’adattamento anime di Slam Dunk è spesso scurrile, volgare, con battute e insulti al limite della decenza. E questa cosa non fa che sottolineare ancora di più lo spirito trasmesso dai personaggi di Inoue, generando scene esilaranti e gag ridicole, soprattutto quando Hanamichi viene disegnato super deformed per sottolineare la sua geniale demenzialità.

Io sono Hanamichi Sakuragi, genio del basket!

Slam Dunk si apre presentandoci Hanamichi Sakuragi, studente scapestrato del liceo Shohoku, che vive le sue giornate tra abbordaggi senza fortuna e risse dopo scuola. Deriso continuamente dai suoi migliori amici, decide di riscattarsi quando conosce Haruko Akagi, della quale si innamora perdutamente al primo sguardo (cosa accaduta, in realtà, anche per tutte le precedenti ragazze che ha incontrato). Fortuna vuole che Haruko sia la sorella di Takenori Hakagi, capitano della squadra di basket della scuola. Per conquistarla Hanamichi sarà disposto a tutto, persino ad entrare nella squadra dello sport che tanto snobba.

E noi seguiremo lo sviluppo di Hanamichi e cresceremo con lui. Sakuragi infatti non ha mai preso un pallone in mano, non conosce i fondamentali di quello sport. Ciò lo costringerà, per non rimanere in panchina, ad allenarsi più duramente degli altri. La motivazione, gli verrà da Kaede Rukawa, la super matricola appena arrivata allo Shohoku di cui, purtroppo, Haruko è innamorata. Tutto nascerà, quindi, dall’amore per una ragazza. E tutto si concluderà, partita dopo partita, con l’amore per il Basket.

Slam Dunk - Photo Credits: Web
Slam Dunk – Photo Credits: Web

Hanamichi, Rukawa, Akagi, Mitsui, Miyagi, sono dei perdenti. Il primo è uno sfigato con le ragazze, teppista dai capelli rossi buono a nulla. Il secondo è un taciturno, asociale, che passa tutto il suo tempo a dormire e a pensare al basket. Mitsui invece ha abbandonato la scuola perché ha visto i suoi sogni spezzarsi.

Sono dei perdenti, e ce ne innamoriamo proprio per questo, perché dentro di noi non ci si sente mai arrivati, perché bisogna puntare in alto continuamente per superare i propri limiti. E, purtroppo, non sempre è possibile.

La mano sinistra è l’ausilio per la destra

Per chi scrive, Slam Dunk è semplicemente il capolavoro dello spokon. Dopo molti anni si dimostra infatti attuale,ed è ancora il migliore dei manga sportivi. Si può sicuramente non essere concordi, ma trovare qualcuno che riesca a trovare l’opera di Inoue poco convincete, non appassionante o semplicemente brutta, credo sia impossibile.

Hanamichi odia il basket e cerca solo l’amore per le ragazze. Noi cresceremo e ci trasformeremo con lui, vivendo, scena dopo scena, di solo amore per il basket. Inoue è riuscito addirittura nell’impresa, nel periodo di pubblicazione del manga, di far aumentare il numero di iscritti ai club di basket di tutto il Giappone.

Slam Dunk - Photo Credits: Web
Slam Dunk – Photo Credits: Web

Gli incontri di Slam Dunk non sono mai scontati, non sappiamo mai se i nostri protagonisti riusciranno a vincere la loro partita della vita. Viviamo insieme a loro la tensione del match secondo dopo secondo, passaggio dopo passaggio, rimanendo con il fiato sospeso ad ogni tiro.

E, come nella vita, la maggior parte delle volte si perde. Ma anche nella sconfitta si imparerà qualcosa: bisogna sempre a rialzarsi.

Il basket sarà per questi ragazzi un ancora di salvezza, li strapperà all’abbandono scolastico e gli darà una speranza nel futuro. Un racconto di formazione in cui non ci sono eroi, nessun campione da scoprire. Ci sono solamente dei ragazzi, e c’è lo sport. Non un campionato mondiale, ma un campionato scolastico, che per quei ragazzi è tutta la loro vita, in cui riversare sudore, speranza e ambizione. E tutto questo Inoue lo fa arrivare come un pugno nello stomaco, diretto, facendoti gioire con lo Shohoku quando vince, e facendoti commuovere quando perde. E tutto questo rende Slam Dunk un capolavoro senza tempo, ancora oggi attualissimo.

Dinamico e veloce, ogni secondo della partita è costruito perfettamente, le azioni di gioco sono spinte ai massimi livelli. E nel sudore della fronte dei giocatori viviamo le loro speranze e le loro paure.

Sacrificio, voglia di rivalsa sociale, rivalità, ironia. Sospiriamo ad ogni salto di Hanamichi verso il canestro, sperando di realizzare lo slam dunk della propria gloria. Quella palla stretta tra le mani rappresenta la nostra tristezza e i nostri problemi. Il canestro di fronte a noi, la speranza per un domani migliore.

E allora, non ci resta che ripensare a tutto quello che abbiamo affrontato, saltare, e lanciarsi con la palla verso il futuro. E, se anche la palla non dovesse entrare, bisogna prendere il rimbalzo e rialzarsi. Perché finché l’arbitro non fischia, c’è ancora speranza.

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