Sono ufficialmente ricominciate le ricerche del relitto del volo MH370 di Malaysia Airlines, sparito nel nulla con 239 persone a bordo l’8 marzo del 2014. L’aereo era partito dalla capitale malaysiana Kuala Lumpur, diretto a Pechino; era scomparso dai radar mentre sorvolava il mar Cinese Meridionale.

Il nuovo ciclo di ricerche si estenderà per cinquantacinque giorni; a condurlo sarà l’azienda di esplorazione marina statunitense Ocean Infinity, che aveva già gestito l’ultimo, risalente allo scorso febbraio, sia quello del 2018. Gli esperti si concentreranno nelle acque più profonde di una determinata area dell’Oceano Indiano meridionale. Si spera di ottenere qualche risultato in più grazie all’impiego di tecnologie di rilevamento che non esistevano ai tempi delle spedizioni precedenti. Nel caso in cui l’Ocean Infinity riesca a trovare «parti consistenti» del relitto, otterrà un compenso di cento milioni di dollari.

Il mistero del volo MH370

La sparizione del volo MH370, un Boeing 777, rappresenta ancora oggi uno dei più grandi misteri nella storia dell’aviazione civile, al centro di teorie complottiste e infinite inchieste. L’aereo trasportava 12 membri dell’equipaggio e 227 passeggeri. Oltre 150 di questi erano cinesi; a bordo c’erano anche 50 cittadini malaysiani, oltre a francesi, australiani, indonesiani e indiani.

Il volo parti quarantadue minuti dopo la mezzanotte dell’8 marzo del 2014; le comunicazioni con la torre di controllo s’interruppero bruscamente poco prima di entrare nello spazio aereo del Vietnam. Secondo i dati radar, il mezzo aveva inizialmente virato verso sud ovest, tra il golfo di Thailandia e il mar Cinese Meridionale, per poi riavvicinarsi alla Malaysia e allontanarsi in direzione dell’Oceano Indiano. Proprio in quella zona, nel 2015, i ricercatori trovarono un pezzo di un’ala che apparteneva proprio al volo MH370. Del resto del Boeing, a undici anni di distanza dal presunto incidente, ancora nessuna traccia.

Federica Checchia