Split” è finito sotto accusa. Il film, diretto da M.Night Shyamalan nel 2016, rischia di essere rimosso da Netflix. È stata lanciata una petizione per far rimuovere il thriller, interpretato da James McAvoy, dalla piattaforma di streaming più famosa al mondo. La motivazione sarebbe legata ad una rappresentazione offensiva nei confronti delle persone che soffrono di Dissociative Identity Order (DID), ovvero di disturbo dissociativo di identità.

A far partire questa petizione, quattro giorni fa su Charge.org, è stata la Kairos Collaborative che, oltre alla raccolta di 1500 firme (poche se si considera la mole delle altre “inchieste” presenti sul sito), ha alimentato una vera e propria campagna contro il film sui social media. “Siamo stanchi di essere disumanizzati e alienati” troviamo scritto sul loro profilo Instagram (thekairossystem), mentre su Twitter sta già spopolando l’hashtag #GetSplitOffNetflix.

James McAvoy - photo credit:web
James McAvoy – photo credit:web

Di cosa parla “Split”?

Secondo capitolo di una trilogia iniziata da M. Night Shyalman nel 2000 con “Unbreakable – Il predestinato” e terminata con “Glass” del 2019, il film “incriminato” racconta le gesta di Kevin e le sue 23 differenti personalità. Il thriller psicologico a tinte orrorifiche ha segnato il ritorno al successo per il regista, da tempo reduce da esiti negativi del pubblico e dalla critica. L’enigmatico protagonista, magistralmente personificato da McAvoy, è liberamente ispirato alla figura del criminale statunitense Billy Milligan, colpevole di aver rapito e stuprato tre studentesse universitarie.

Billy Milligan - photo credit:web
Billy Milligan – photo credit:web

Billy fu poi assolto perché affetto da una patologia mentale (il DID appunto), che lo rendeva irresponsabile delle azioni criminali compiute dalla sue personalità. E anche nel film questa sorta di multipla “colpevolezza-innocenza” non sarà messa da parte. Il regista e sceneggiatore indiano-statunitense non si è infatti limitato a mostrare l’efferatezza dell’individualità dominante, proposta comunque sotto una luce soprannaturale e fumettistica, ma si è soffermato sulla drammatica natura del disturbo e sul conflitto interiore che ne scaturisce.

Una petizione sbagliata

“Siamo il sistema Kairos e abbiamo un disturbo dissociativo dell’identità. Miriamo a connetterci con la nostra comunità e condividere le nostre esperienze nel nostro viaggio verso la guarigione”. Questa è la “presentazione” che Kairos Collaborative dà di se stessa sul proprio profilo Twitter (@thekairoscrew). Ed è proprio dal contrasto tra lo scopo di questa comunità e la motivazione della petizione che nasce un vizio di forma piuttosto evidente. Ovvero che i 23(+1, quella della Bestia) Kevin di “Split” non sono altro che le 24 personalità di Billy. Più cinematografiche, si intende. Ma non rappresentano l’intera cerchia di persone affette da questo disturbo.

Ed è per questo motivo che il loro viaggio verso la guarigione non può passare da petizioni prive di necessarie analisi di film “sotto processo”. Petizioni che peccano nell’eccesso della generalizzazione. E allora si rifletta più a fondo sull’opera e sul suo messaggio. Prima di fraintenderlo e prima di iniziare un’ingiusta caccia alle streghe.

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