Saverio (Carlo Verdone) e Filippo (Sergio Castellitto) sono cognati e amministratori di successo dell’agenzia “Urbi et Orbi”, specializzata in tour religiosi. Saverio è campione della più emblematica rettitudine morale da baciapile mentre Filippo ha appena avuto un’enorme sbandata per la misteriosa Alice (Ornella Muti).

Nel tentativo di ricomporre i cocci della famiglia del cognato, Saverio va alla ricerca di Alice nella speranza che la donna interrompa i rapporti con Filippo. Come nella più classica delle situazioni, anche Saverio finisce sedotto da Alice. I due iniziano così ad alternarsi nella frequentazione della ragazza mettendosi definitivamente in ridicolo nel tentativo di salvare lavoro, famiglia e la rispettiva relazione clandestina con Alice.

“Stasera a casa di Alice”: Verdone e gli esperimenti di maturità

Carlo Verdone arriva a “Stasera a casa di Alice” due anni dopo l’ottimo “Compagni di scuola”. Quella scritta con Leonardo Benvenuti (“Amici miei”) ha rappresentato un passo decisivo nella cinematografia dell’attore e regista. E’ infatti il primo lavoro con cui si stacca davvero da quello schema fatto di maschere cialtronesche tout court che gli hanno dato successo. Ora sembra volersi dedicare a lavori più complessi e dove i tentativi di sintesi tra commedia e dramma si fanno più organici e sostanziali. In un qualche modo ha già affrontato certe tematiche relazionali uomo/donna con “Io e mia sorella” del 1987, dove divide la scena con Ornella Muti: Il film non è indimenticabile ma l’accoppiata con la Muti in qualche modo funziona.

Pare quindi una buona soluzione quella di riformarla per il film natalizio del 1990, con l’aggiunta di Sergio Castellitto come variabile impazzita. Il modello è quello della commedia all’italiana tanto cara ad Alberto Sordi e alle sue interpretazioni di borghesucci piccoli, patetici, che hanno scelto l’ipocrisia e il ben pensare come pietra angolare della propria esistenza. E cui basta una Alice, ragazza libertaria, bellissima e superficialmente controcorrente, per andare in totale cortocircuito. Nei panni della narcisista del menàge à trois Ornella Muti è l’efficace centro d’attrazione permanente cui girano intorno i due personaggi maschili e la loro infantile competizione.

Gag, menàge à trois e poi?

I protagonisti funzionano: ciò che funziona meno è la sceneggiatura. Nel tentativo di miscelare toni e timbri antitetici, la pellicola non sempre scorre come dovrebbe, e alcuni momenti del racconto sembrano semplicemente superflui. Il personaggio di Valentina (Ivonne Sciò) è piuttosto siginificativo in questo senso. Elemento principale della verve drammatica della pellicola, introduce all’insieme un tema difficile come quella depressione con garbo e misura, ma a conti fatti si amalgama poco e male al resto del corpo narrativo. Nonostante l’ennesimo contributo di un pezzo da novanta come Benvenuti, la magia di “Compagni di scuola” non si ripete, e il risultato sembra piuttosto una buona idea cui non siano stati limati e adattati  a sufficienza gli spigoli sia in senso drammatico che comico.

Troppa carne al fuoco, che porta il film alla inconsueta durata di più di due ore. I momenti godibili del resto ci sono e l’aggiunta di Castellitto al dinamiche comiche è piuttosto efficace. Ma più che sulla costruzione dei personaggi è una commedia che si regge sulle caratterizzazioni classiche di Verdone e poco più. La colonna sonora è curata appositamente da Vasco Rossi e Gaetano Curreri degli Stadio, ma non ebbe mai un’edizione propria.

Andrea Avvenengo

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