Ci sono dei film che non si è mai stanchi di vedere. Possono passare in tv anche diverse volte all’anno, ma è sempre un piacere poterli riguardare. Uno di questi è sicuramente Non ci resta che piangere, del 1884. Un film diretto e interpretato da due grandissimi attori e registi italiani: Massimo Troisi e Roberto Benigni. Il primo scomparso troppo prematuramente, lasciando un vuoto nel cinema italiano. Il film è ambientato nel periodo della scoperta dell’America. I due in realtà sono un bidello di nome Mario e un’insegnante Saverio, che vivono negli anni ’80, ma mentre sono fermi a un passaggio a livello aspettando che il treno passi si ritrovano catapultati nel passato. Mille saranno i tentativi per ritornare nel presente. Alla fine ce la faranno? Per chi non dovesse conoscere il finale di questo film può sintonizzarsi stasera su rete 4 dove andrà in onda Non ci resta che piangere.
Curiosità sul film

Il film conobbe due versioni: la prima standard di 107 minuti e una più lunga di 145 minuti, trasmessa solo una volta in tv. La versione più lunga racconta il triangolo amoroso che si crea tra la guerriera Astriaha, Mario e Saverio. Mentre nella versione originale, Astriaha, interpretata da Iris Peynado, ha uno spazio molto ridotto. Un’altra curiosità sul film, molto divertente, riguarda la scena orma cult dei “tre fiorini“. Roberto Benigni e Massimo Troisi raccontarono che quella fu una scena che girarono tantissime volte perchè Benigni non riusciva a smettere di ridere. E anche nella scena finale si vede Benigni che cerca di nascondersi per le risate. Questa sicuramente è una scena rimasta della storia del cinema italianao, insieme a quella di Mario (Massimo Troisi) affacciato dalla finestra che si sente urlare “Ricordati che devi morire” e risponde “Si si mo me lo segno”.
Altre scene rimaste nella storia del cinema sono quella in cui Mario cerca di far capire il gioco della scopa a Leonardo da Vinci e la scena in cui Mario e Saverio cercano di scrivere una lettera a Savonarola per poter liberare Vitellozzo, un uomo che li ha ospitati in casa propria. La lettera però sembra essere priva di senso. Ecco la parte finale del testo: Noi ti salutiamo con la nostra faccia sotto i tuoi piedi senza chiederti nemmeno di stare fermo e puoi muoverti quanto ti pare e piace e noi zitti sotto. Scusa il paragone tra la mosca e il frate non volevamo minimamente offendere. I tuoi peccatori di prima con la faccia dove sappiamo sempre zitti sotto. Il film ebbe un successo enorme, nonostante qualche critica per la regia. Ebbe 15 milioni di incassi battendo Ghostbusters e Indiana Jones.
L’amicizia tra Massimo e Roberto
Il rapporto tra Massimo Troisi e Roberto Benigni fu intenso, non solo a livello lavorativo, i due coltivarono una bellissima amicizia. Parteciparono nel 1984 alla trasmissione Rai condotta da Gianni Minà: Blitz. Ma già nel 1982 avevano lavorato per un piccolo corto di Massimo: Viva Troisi, morto Troisi! Dove veniva inscenata la morte di Massimo. Il corto viene trasmesso come puntata speciale della serie Rai tre: Che fai, ridi? Massimo e Roberto legarono molto in tutte queste occasioni. La morte di Massimo lasciò un vuoto nel cuore di molti. Benigni gli ha dedicato una bellissima poesia che descrive la personalità esuberante di Massimo e la sua grandezza come artista, e termina con de versi affettuosi: O Massimino io ti tengo in serbo fra ciò che il mondo dona di più caro, ha fatto più miracoli il tuo verbo di quello dell’amato San Gennaro.
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Marta Francesca Esposito





