Cinema

“Still Alice”, vivere il momento

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Quella di “Still Alice” è la storia di una professoressa di linguistica in un’ università a New York e cinquantenne di successo che di nome fa, per l’appunto, Alice (Julianne Moore). Costei si può definire una donna realizzata. Sposata con un uomo che l’ama così com’è e madre di tre figli, Alice prosegue la sua vita con sicurezza. Finché un giorno comincia a soffrire di piccole perdite di memoria, scoprendo con orrore che si tratta dei primi sintomi di una rara forma di Alzheimer.

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Still Alice. PhotoCredit: Web

Ricordi più preziosi di qualsiasi avere

Difficile trovare un morbo più beffardo di quello di Alzheimer. Una patologia che non comporta nessun cambiamento fisico ma che ti allontana sempre di più dalla realtà. E per chi conosce anche solo vagamente questa orribile malattia, non rimarrà indifferente di fronte al dramma di Alice. Una donna che comincia a dimenticare le piccole cose della sua vita per poi passare a una fase più avanzata, portandola a non ricordare più dov’è il bagno nella sua stessa casa o persino il nome di sua figlia.

E il film si regge proprio su questo personaggio e sulla misurata e sofferente performance della grande Julianne Moore (vincitrice di un Oscar proprio per questo ruolo), affiancata dalla regia della coppia Richard Glatzer e Wash Westmoreland, capace di non cadere nel patetismo facile o nell’enfasi forzata. Quello che purtroppo manca a “Still Alice” è una vera e propria trama, dato che si limita a mostrare il progredire della malattia e la lotta (o resa?) di Alice ma senza aggiungere nient’altro, compreso un vero e proprio finale, e a scapito degli altri membri del cast. L’unico personaggio che condivide praticamente uno spazio paragonabile a quello della protagonista è Lydia (Kristen Stewart), la figlia problematica di Alice che però riallaccia il rapporto materno proprio durante la malattia.

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Still Alice. PhotoCredit: Web

Stavamo parlando d’amore?

“Still Alice” è il convincente ritratto di una donna normale alle prese con una spietata malattia ma che pecca della mancanza di un vero e proprio racconto cinematografico. Ciò lo rende un po’ sprecato ma tocca comunque le corde giuste e può persino commuovere chi è alla ricerca di sofferenti storie di tutti i giorni.

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Still Alice. PhotoCredit: Web

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