Il Sudafrica ha vinto la sua terza coppa del Mondo in Giappone e la squadra è stata accolta da una folla enorme nel ritorno a casa, sopratutto Siya Kolisi, il capitano dei Springboks che con la sua storia sta facendo il giro del Mondo.

Siya Kolisi è il nuovo eroe nazionale del Sud Africa ma non solo, sta diventando sempre di più colui che rappresenta la rivoluzione mite cominciata 25 anni fa da Nelson Mandela.

Eh già chissà come avrebbe festeggiato Madiba questa coppa del Mondo, 24 anni dopo il primo grande successo, proprio lui, il primo presidente nero del Sud Africa, il simbolo della fine dell’apartheid che nei famosi mondiali del 1995 ha festeggiato la vittoria insieme al capitano Pienaar.

Stavolta è stato più speciale, perché sabato sera in Giappone ad alzare la coppa al cielo è stato Kolisi, il primo capitano nero per la prima volta nella storia.

Siya Kolisi è diventato cosi il primo capitano nero ad alzare la coppa del Mondo ed è stato accolto nel ritorno a casa come un vero eroe. Non solo ma la sua storia fatta di sofferenza e povertà sta facendo il giro del Mondo.

Kolisi
L’abbraccio tra il capitano Kolisi e il Presidente del Sud Africa Ramaphosa dopo la vittoria della coppa del Mondo – credit BCC

Il Sudafrica di Erasmus e Kolisi

Nel 2018 arriva sulla panchina dei Springboks un nuovo commissario tecnico, Rassie Erasmus, ex giocatore internazionale del Sudafrica dal 1997 al 2001 che ha il compito di rifondare una nazionale in crisi.

Erasmus nasce a Port Elizabeth nel 1972 e quindi ha vissuto in pieno il periodo in cui il Sud Africa è afflitto dal conflitto dell’Apartheid e sa benissimo il problema che la sua nazione è in piena crisi economica e il govero Zuma è in difficoltà.

Tutto questo fa riaffiorare vecchi disaccordi tra le fazioni dei bianchi e dei neri.

Rassie Erasmus però sorprende tutti e decide come primo proposito sulla panchina della sua nazionale di affidare la fascia da capitano a Siya Kolisi. Si scrive cosi un pezzo importante nella storia di questo stato. Per la prima volta una nazionale del Sudafrica ha un capitano nero.

Un momento straordinario per l’intero paese che il neo capitano commenta cosi:

Io non voglio pensare di essere stato scelto per il colore della mia pelle: questo non gioverebbe nè a me nè ai miei compagni.

Il ragazzo di Port Elizabeth

Siya Kolisi nasce il 16 giugno 1991 nel ghetto di Zwilde, nei pressi di Port Elizabeth, ha sin da subito dovuto fare i conti con una vita difficile.

La madre morta quando aveva 15 anni, cresce quindi con la nonna. L’unica preoccupazione per un ragazzino di quell’età che abita in una delle zone più malfamate e povere del Sudafrica non è quella di giocare come tutti i ragazzini della sua età, la vera preoccupazione è quella di riuscire a trovare del cibo per rimediare almeno un pasto al giorno.

Kolisi aveva solo 4 anni quando il Sudafrica, quello di Mandela e Pieenar, vincono il primo titolo mondiale e, appena sedicenne quando può ammirare le gesta di Habana e compagni che sono arrivati a conquistare la seconda coppa del Mondo nel 2007, sempre contro l’Inghilterra.

Siya ricorda di aver visto quella partita in una taverna locale affollata di gente perché a casa non ha la televisione e come lui molti suoi compaesani non potevano permettersela.

Una svolta incredibile

La fortuna di Siya arriva quando a 12 anni viene notato a giocare a rugby in un torneo. Da quel momento viene accolto in un club locale fino alle selezioni Under 20 del Sud Africa e all’esordio con la Western Province in Currie Cup nel 2010.

L’anno successivo viene scelto dai Saracens per giocare con loro e arriva anche la prima convocazione con la nazionale maggiore. Nel 2015 è selezionato per la coppa del Mondo dove arriva al terzo posto con il Sudafrica.

Nel 2018 Rassie Erasmus decide di affidare al ragazzo di Zwelde la fascia da capitano e da quel momento comincia a guidare la nazionale.

Cosi Kolisi commenta la sua storia alla vigila della finale di coppa del Mondo:

“Non ho mai pensato di diventare un giocatore di rugby. La fame ti fa fare brutte cose. Ho molti amici che sono morti o che hanno fatto una brutta fine. Allora mi preoccupavo prima di tutto di mettere qualcosa nello stomaco.”

Invece eccolo qui a festeggiare una vittoria incredibile e diventare il simbolo del cambiamento di una nazione. Proprio come il sogno di Madiba.

La coppa del Mondo, la vittoria e il ritorno a casa

Cosi si è appena conclusa la coppa del Mondo che come abbiamo già detto a trionfare sono stati gli Springoboks nella finalissima contro l’Inghilterra, proprio come nel 2007.

Kolisi ha potuto cosi finalmente alzare la coppa del Mondo e segnare un cambiamento epocale per una nazione che ancora soffre dei problemi con la questione dell’apartheid e delle leggi razziali.

Cosi sabato anche a Zwilde, la casa del campione sudafricano è scoppiata una grande festa.

Il ritorno a casa della squadra di Rassie Erasmus è qualcosa di incredibile. I giocatori sono stati accolti all’aeroporto di Joannesburg con una grande festa dove ad aspettarli migliaia di tifosi per festeggiare il ritorno a casa dei campioni.

Il ritorno dei campioni a casa – canale youtube EyeWitness News

Su tutti però c’è stato lui, il capitano nero di questo Sud Africa che è il simbolo di cambiamento e di unione di un popolo che da troppi anni soffre con i problemi che tutti conosciamo.

I giornali nazionali, il giorno dopo la vittoria, hanno intitolato le prime pagine semplicemente cosi: “Kolisi a conqueror”.

Il conquistatore, a dimostrazione di una vittoria, non di un giocatore ma di un intero popolo che con il suo capitano nero ha potuto alzare questo trofeo al cielo.

Un ragazzo di ventotto anni è quindi il nuovo simbolo di una nazione che vuole cambiare e la dimostrazione che lo sport è l’arma più potente per sconfiggere la fame, la povertà e il razzismo.

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