Dal 1982 al 2002 Syusy Blady è stata sposata con Patrizio Roversi col quale, nel 1994, ha avuto una figlia di nome Zoe. I due hanno continuato a viaggiare e lavorare insieme, e lui non ha cambiato palazzo, ma si è spostato solo di un piano. «Lei è sempre stata quella che ha lanciato le idee, io quello che ha dato una mano concreta a renderli operativi», ha raccontato Roversi. Insieme sono un brand, separarsi (professionalmente) non aveva senso.

Syusy Blady continua a viaggiare, lavorare e reiventarsi. Lo fa da quando ha capito che lo spettacolo sarebbe stata la sua carriera: “Io insegnavo, sono pedagogista e proprio insegnando ai bambini ho conosciuto Patrizio: lavoravamo sul concetto di fiaba e contemporaneamente facevamo scuola di teatro. Ma io mica per fare l’attrice, solo per esprimermi. E quando abbiamo iniziato a lavorare sul mondo dei clown sono diventata bravissima, la più brava della classe”. Simpatia, ironia e la serietà che nel paradossostrappa un sorriso, gli ingredienti per il suo spettacolo in scena a Bologna: “Giocavamo col demenziale, l’ironico e con la ricerca dell’assurdo. E da lì, da quel locale passavano tutti”. Una rampa di lancio per la chiamata in tv e il successo con Lupo Solitario, “un progetto molto forte”.

Le parole di Syusy Blady sull’ex marito Patrizio

“Patrizio era per tutti quello intelligente, i meriti andavano a lui, era percepito come la mente. Per questo funzionava con Syusy. Fino a quando mi sono detta: ‘Basta, mi dimetto da moglie’”. Nonostante la rottura della loro relazione, i due sono ancora grandi compagni di avventure: “Il mio animo entusiasta, che ha sempre voglia di sperimentare, sta bene con il suo più concreto. E ci sta bene da sempre, da quando eravamo due ventenni in colonia a fare animazione. Patrizio resta il mio parente più prossimo”, spiega Blady. Alla domanda su un possibile ritorno di fiamma, invece, risponde che “ora vanno bene le cose così come sono. E significa che se c’è una persona a cui chiedere una cosa, è lui (…). Siamo particolari; non è il concetto classico del stiamo insieme, non stiamo insieme. No. È un’altra cosa, anche difficile da spiegare”.