Con il piano programmatico di pace stilato da Xi Jinping per mantenere gli equilibri è parso quasi agli occhi del mondo che il dragone d’oriente avesse preso posizione verso una direzione di mediazione e mantenimento degli equilibri geopolitici, ma a conti fatti così non è stato: nonostante tutto la Cina persegue la strada della militarizzazione e dell’intimidazione, proponendo sulla costa che affaccia verso Taiwan una indegna parata di imbarcazioni da guerra, armamenti e aerei da combattimento.

Cina – Taiwan e le ragioni dell’allarmismo
Le manovre militari si sprecano nei cieli e in mare, sembra davvero non essere un’esercitazione, pare quasi si stia banalmente aspettando il la del direttore d’orchestra per iniziare la vera e propria invasione. Come diversi analisti hanno sottolineato, il clima di tensione è certamente dovuto al recente viaggio negli USA della presidente taiwanese Tsai Ing-wen, con conseguente incontro con Kevin McCarthy, lo Speaker della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, e la situazione avrebbe potuto essere ancor più calda se ci fosse stata una visita reciproca dello stesso McCarthy, o di chi per lui, a Taiwan, riproponendo uno scenario non dissimile dagli eventi di Nancy Pelosi a Taipei.
Il ministro degli Esteri taiwanese, Joseph Wu, dopo le esercitazioni militari di Pechino, durate circa tre giorni, ha dichiarato alla CNN per conto dell’isola tutta che “sembra che la Cina stia cercando di prepararsi a lanciare una guerra” e ancora “i leader cinesi ci penseranno due volte prima di decidere di usare la forza contro Taiwan. E non importa se nel 2025 o nel 2027 o anche oltre, Taiwan deve semplicemente prepararsi”.
Le parole del ministro Wu non lasciano presagire per certo un clima dove la mediazione fa da padrone, anzi, i toni accesi di tali incalzanti dichiarazioni non potrebbero che accelerare la già serpentina escalation, capitolando in una repentina presa delle armi. Il 2027, tra le altre cose, non è una data pescata dal cilindro; secondo i servizi segreti statunitensi, infatti, Xi Jinping avrebbe ordinato al comparto militare di essere pronti per l’invasione entro il 2027.
D’altro canto, come riporta ANSA, la stessa Cina ha riferito che manterrà la pressione su Taiwan impegnandosi a non lasciare margini ad “attività separatiste” e sottolineando che le tensioni sono destinate a restare. “Non lasceremo spazio ad alcuna forma di attività separatista di Taiwan”, ha assicurato Zhu Fenglian, portavoce dell’Ufficio per gli affari di Taiwan che fa capo al
governo centrale, nel primo briefing dopo le manovre.
Seguici su Google News.





