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Tennis History: 52 anni fa l’inizio dell’era Open

Il 22 aprile non è un giorno qualunque per il tennis e per la sua lunga storia. È un giorno che, nel 1968, cambia le sorti di molte giovani leve di questo sport. È la data che segna un tassello fondamentale verso il progresso, verso un tennis più universale. Una data che cancella la distinzione tra dilettanti e professionisti, al centro delle diatribe di coloro che spingono verso la modernizzazione e coloro che indugiano, adagiandosi sul conservatorismo. Il 22 aprile 1968 inizia, infatti, il primo torneo Open della storia e diventa l’emblema di una serie di svolte, di reazioni a catena che portano il tennis ad essere uno sport meno elitario.

Il primo torneo Open

Il tennis come lo viviamo oggi, pandemia a parte, è la risultanza di decisioni prese nel tempo in maniera non sempre unitaria e semplice. L’ILTF, ovvero la Federazione internazionale di tennis dell’epoca, teneva molto a mantenere la distinzione tra i cosiddetti “Pro” e i dilettanti. La sostanziale differenza è che i primi partecipavano al circuito Pro, ottenendo premi in denaro che consentivano loro di mantenere una vita da atleti e di allenarsi al meglio delle loro capacità. A loro, però, viene esclusa la possibilità di partecipare ai Grandi Slam e ad altri eventi importanti, come la Coppa Davis, che sono invece prerogativa dei dilettanti.

Ken Rosewall nell'era Open
Ken Rosewall nel primo torneo dell’era Open 1968
Credits: Getty Images\ Ed Lacey

Dopo una progressione parallela dei due circuiti per tanti anni, finalmente il 22 aprile 1968 la situazione si sblocca. Ha inizio la prima giornata dei British Hard Court Championships, torneo a sud dell’Inghilterra ospitato dal West Hants Club. Tutti possono parteciparvi e l’era Open può finalmente considerarsi iniziata. Una particolarità che merita menzione è la superficie dei campi: seppur la dicitura del torneo contenga le parole “Hard Court”, il torneo si svolge interamente all’aperto su terra battuta.

Il primo punto dell’era Open e i primi vincitori di un tennis “di tutti”

Il 22 aprile 1968 alle 13.43 lo scozzese John Clifton, precedentemente definibile come dilettante, serve la prima palla e vince il primo punto dell’era Open contro l’australiano Owen Davidson, appartenente alla categoria dei professionisti. Un punto che si arroga il diritto di essere molto di più di un semplice “Quindici-zero”. Un punto che si porta dietro decenni di diversità e li trasforma. Ora la domanda più ovvia: chi ha vinto questo storico torneo? Tra i gentlemen primeggia l’australiano Ken Rosewall sull’emerito connazionale Rod Laver in quattro set. In campo femminile è la britannica Virginia Wade ad avere la meglio su Winnie Shaw con un perentorio 6-4 6-1.

L’eco mediatica

L’evento è stato seguito pedissequamente dai media del tempo e ha coinvolto più di 30000 spettatori, un risultato di pubblico che finalmente avvicina il tennis ad uno sport più di massa. Con il fatidico inizio del torneo viene sollevata la questione cruciale se è davvero possibile che i dilettanti possano competere con i professionisti, dato che quest’ultimi fino ad ora hanno ricevuto premi in denaro che hanno consentito una preparazione mirata e sicuramente maggiore. Tutti aspettano di vedere se qualche dilettante di grande talento possa tener testa ad un pro. Sì, il britannico Mark Cox sconfigge il professionista americano Ricardo Gonzalez (detto Pancho Gonzales) e rompe il tabù.

tennis:Virginia Wade nei British Championships
Virginia Wade nel 1968 ai British Hard Court Championships
Credits: Getty Images\ daily express

Il successo del torneo viene bissato dal primo Grande Slam che diventa Open: il Roland Garros. Le cronache sportive ci riportano un fatto davvero curioso: la finale del torneo parigino maschile avrà gli stessi protagonisti e la stessa conclusione del torneo inglese di aprile. Rosewall su Laver in 4 set.

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