Alla scoperta dei palcoscenici più affascinanti e leggendari del mondo del tennis. Stadi magici dove ogni bambino alle prime armi sogna di disputare almeno una partita in carriera. Impianti nei quali tradizione ed innovazione si mescolano in un mix di emozioni esplosivo.

Prendete un terreno che misuri almeno 23,77 m X 10,97 m. Successivamente ponete una rete alta circa un metro alla metà dell’area designata ed avrete un campo da tennis.

Ecco poche istruzioni basilari per disputare una partita dove diritti, rovesci, smash e volèe si alternano a ritmo di 15. Prendete poi una città a vostra scelta tra Melbourne, Parigi, Londra e New York. Aggiungete decenni di storia, campioni, emozioni e spettacolo.

Mescolate il tutto per due settimane all’anno ed avrete un tempio del tennis.

Australian Open: Rod Laver Arena

Seguendo l’ordine previsto dalla stagione tennistica il primo gioiellino che si incontra è la Rod Laver Arena, impianto situato all’interno del Melbourne Park che ospita le partite di cartello degli Australian Open.

Una struttura moderna divenuta il campo centrale nel 1988 ed intitolata a Rod Laver, vincitore del torneo per tre volte, solo agli albori del nuovo millennio.

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Photo Credit: www.tennistours.com

Un’arena che, sebbene di recente costruzione, è stata già oggetto di ristrutturazioni ed ampliamenti che hanno portato la capienza odierna a circa 15 mila posti. La Rod Laver Arena, peraltro, è il primo impianto tennistico dotatosi di un tetto retrattile in grado di ovviare a situazioni di pioggia o caldo estremo.

Roland Garros: Philippe Chatrier

Nel mese di maggio si entra nel vivo della stagione della terra rossa con il secondo slam stagionale, il Roland Garros, dove quest’anno, per la dodicesima volta, è stato Rafael Nadal a trionfare.

Un’edizione, quella del 2019, che ha visto l’esordio del “nuovo” campo centrale, intitolato nel 2001 all’ex presidente della Federazione Francese e della Federazione Internazionale Philippe Chatrier. La prima costruzione, risalente al 1928, è stata infatti quasi completamente rivoluzionata negli ultimi dodici mesi pur continuando a garantire la capienza di circa 15 mila spettatori.

I lavori di ricostruzione del Philippe Chatrier- Credit: Youtube.com

Lavori di ammodernamento ancora in fase di completamento con il tetto anti pioggia (che sarebbe stato molto utile nell’ultima edizione) pronto probabilmente per il 2020. Per di più, il progetto dovrebbe anche prevedere la possibilità di installare delle luci su tutti i campi così da permettere una sessione serale.

La seconda vita del Philippe Chatrier non ha però dimenticato le tradizioni. dal 2010 ognuna delle quattro tribune è intitolata ad uno dei “Moschettieri” del tennis francese: Jacques Brugnon, Jean Borotra, Henri Cochet e Renè Lacoste.

Il tennis a Wimbledon: Centre Court

Lasciato Parigi, il calendario della stagione tennistica fa sosta a Londra, più precisamente all’ All England Club dove “il padrone di casa” Roger Federer aspetta i colleghi per dare colore all’estate inglese.

Tanti campi, tante telecamere e tanti viali di passaggio colmi di appassionati. Il tutto con un unico punto di riferimento: il Centre Court, terreno in grado allo stesso tempo di consacrare astri nascenti e immobilizzare giovani in preda all’emozione (vedi Berrettini alla sua prima sul centrale contro Federer).

Innalzato nel 1922, lo stadio originariamente poteva contenere circa 14 mila persone. Mantenuto molto simile all’originale nel corso dei decenni, il campo d’erba più importante del mondo ha subito un solo grande intervento per risolvere i problemi legati alla frequente pioggia inglese.

Un viaggio all’interno di Centre Court- Credit: Youtube.com

Nel 2006, infatti, sono iniziati i lavori durati circa tre anni che hanno portato all’installazione di una copertura mobile in grado di trasformare l’impianto da aperto a chiuso in 10 minuti ed un ampliamento a 14.979 posti a sedere.

Centre Court: un esempio di perfetta sinergia tra tradizione ed innovazione.

U.S. Open: Arthur Ashe Stadium

Ultimo in ordine cronologico, ma certamente non per importanza e dimensioni, è il campo centrale degli U.S. Open, intitolato ad Arthur Ashe, il tennista afroamericano che vinse nel 1968 il primo slam americano dell’era open.

Tra i quattro templi è quello inaugurato più recentemente (1997) e che andato a rimpiazza il Louis Armstrong Stadium, campo principale per le 19 precedenti edizioni.

U.S. Open 2017: il video celebrativo per i 20 anni dell’ Arthur Ashe Stadium- Credit: Youtube.com

Si tratta del più grande impianto tennistico fino ad oggi costruito sotto tutti i punti i vista. Oltre ad una capienza di quasi 24 mila unità, può vantare la bellezza di 90 suites, 5 ristoranti ed un salone a due piani dedicato ai giocatori.

Una struttura monumentale ed all’avanguardia che, però, paradossalmente si è dotata di tetto retrattile solo nel 2016, ben sette anni dopo rispetto allo storico Centre Court.

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