I recenti avvenimenti che hanno visto protagonista l’Ungheria continuano a mutare soprattutto a seguito delle ultime notizie. Proprio a causa di queste ultime, il presidente del Consiglio europeo António Costa sta prendendo in considerazione l’idea di escludere l’Ungheria da discussioni delicate, soprattutto se manca l’intenzione di chiarire le possibili fughe di notizie dalla Russia.

Ungheria non ha agito in «buona fede»? Il Consiglio europeo può riunirsi senza

Negli ultimi mesi uno dei soggetti più discussi è proprio l’Ungheria per ragioni che, direttamente o indirettamente, concernano la Russia e l’Ucraina. Dapprima Viktor Orbán, il primo ministro ungherese, ha acconsentito insieme a leader europei di effettuare un prestito di 90 miliardi destinato all’Ucraina. Poi, sollevando ragioni concernenti l’oleodotto dell’Amicizia ha fatto dietrofront, confermando anche nei recenti incontri il veto al prestito. Questa, come evidenziato dagli altri Paesi membri, è stata un’effettiva violazione del principio di cooperazione sincera. Successivamente, a seguito di continue negazioni, il ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjártó ha confermato (quelle che originariamente erano presunte) comunicazioni con il suo omologo russo, Sergey Lavrov. Gli scambi sarebbero avvenuti prima e dopo le riunioni private dell’Unione europea, una prassi definita normale da Budapest. Secondo quest’ultima, infatti, l’Ungheria è solita parlare con i Paesi «partner» di questioni europee concernenti le loro relazioni bilaterali.

Il tempismo, tuttavia, appare «sospetto». Vi è da tener conto che nel seguente scenario la Russia figura come il Paese più sanzionato dall’Unione europea dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina. E, proprio per questa ragione, viene percepito e trattato come un attore ostile alla sicurezza europea e agli incontri riservati. José Manuel Durão Barroso che ha guidato la Commissione europea tra il 2004 e il 2014 ha affermato che i trattati consentono di attuare procedure di infrazione per gravi violazioni della fiducia.

L’operato dell’Ungheria difatti sembra calzare a pennello con quanto concerne il principio di cooperazione leale di cui all’articolo 4 dei trattati. Secondo quest’ultimo, infatti, gli Stati membri devono «agire in buona fede e astenersi da azioni che potrebbero essere dannose per l’interesse generale». Inoltre, al di là delle misure legali, scegliere di agire risulta fondamentale anche per «dimostrare a un Paese che si comporta in questo modo, non rispettando i principi fondamentali della decenza, che anche gli altri Paesi possono muoversi politicamente», ha aggiunto Barroso.

Esclusione per il Paese se non arrivano chiarimenti

Attualmente Szijjártó, come spiegato poco prima, non ha fornito dei veri e propri chiarimenti. Sostenere che quanto fatto rientri tra le prassi standard non è sufficiente. Barroso, in merito a questi dettagli, ha continuato: «il fatto che abbia messo Washington e Mosca sullo stesso piano è piuttosto strano e solleva questioni molto importanti di lealtà tra gli Stati membri». Nonostante il recente scandalo non abbia sorpreso i diplomatici europei, poiché già intuito da questi, l’alta rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri dell’Ue Kaja Kallas ha chiesto una spiegazione completa.

Stefania Cirillo