Il 22 aprile 2025 Bethesda e Virtuos hanno riportato in vita completamente a sorpresa uno dei titoli più amati della saga The Elder Scrolls: Oblivion. Questa remastered “shadow droppata”, come si dice in gergo di quei giochi lanciati senza preavviso, immediatamente dopo l’annuncio, a dispetto delle ragionevoli aspettative (non sempre rosee in questi casi di revival) in realtà è tutto fuorché frettolosa in senso stretto. Non si limita infatti a un semplice aggiornamento grafico, ma rappresenta per molti aspetti una vera e propria rinascita del gioco con un motore grafico tutto nuovo: l’Unreal Engine 5. Lo stesso motore di Avowed (di cui abbiamo scritto la recensione al lancio).
Grazie ai cui tool le terre di Cyrodiil sono diventate più vive che mai, ricche di dettagli mozzafiato e illuminate dai raggi di un sole mai così vero e realistico; caratterizzate da panorami che sembrano diversissimi, ma sono gli stessi che immersero, xxx anni fa, gli appassionati del fantasy classico in una realtà alternativa fatta di innovazioni tecniche, temi e ambientazioni incredibili e storie oscure, mistiche e affascinanti.

The Elder Scrolls IV: Oblivion Remastered Recensione: perché proprio Cyrodiil?
Nonostante tutto, però, anche se ha un fandom sconfinato e affezionatissimo, Oblivion non è comunque, non univocamente, tra gli Elder Scrolls più amati. Perché allora scegliere proprio lui per una simile operazione ha comunque perfettamente senso?
Beh, anzitutto perché è stato (ed è a quanto pare) un incommensurabile successo commerciale, nonché uno dei GDR moderni più giocati e conosciuti di sempre, certo; ma è anche il “figlio” di un titolo segnante come Morrowind, e il predecessore di un certo Skyrim, che non ha proprio bisogno di presentazioni.
Il primo, rispetto ad Oblivion, osava di più quanto evocatività e “stranezza” delle location e della direzione artistica, richiamando fasti lovecraftiani a più riprese. Mentre Skyrim, praticamente perfetto e ineguagliabile per molti, aveva dalla sua una lore vastissima, una trama semplice ma infarcita di personaggi e situazioni memorabili, draghi a non finire; e, in assoluto, un equilibrio eccellente tra elementi del western fantasy più classico, e personaggi/richiami a generi diversi dal dark fantasy, fino al fantasy orientale.
Insomma, Oblivion, il meno iconico forse, il capitolo di mezzo era il candidato ottimale per “andare sul sicuro”; senza scomodare un peso massimo ancora più importante e, allo stesso tempo, essendo un capitolo che con un lifting e qualche modifica tecnica (più che benvenuta) poteva dare il meglio di sé e fare più di quanto non abbia fatto l’originale. Senza contare che Cyrodiil offre i propri spazi aperti da anni, ai giocatori di The Elder Scrolls Online dediti all’omonima attività PVP, quindi chissà che giocarlo non faccia venire “fantasie MMORPG” a qualche giocatore…
Infine, una menzione d’onore va a un altro dei motivi che ha reso Oblivion sempre più noto anche in tempi recenti, tramite clip sui vari social e articoli che ne hanno parlato mostrandone gli esilaranti e sorprendenti effetti in game: la Radiant AI. Un sistema di intelligenza artificiale di cui i personaggi di Oblivion sono stati dotati fin dalla prima release, ma che, purtroppo, non ha mai visto la luce in piena potenza, a causa dei problemi a volte irrisolvibili che produceva nel gioco. Parliamo di un sistema che forniva agli NPC daily routine da seguire, lavori, parametri di fame e sete da soddisfare, e anche la facoltà di compiere scelte come rubare, uccidere per salvarsi, e altro. Ci vorrebbe un articolo intero dedicato solo a questo, se volessimo parlarne approfonditamente. Intanto, siamo già contenti se abbiamo stimolato la vostra curiosità in merito, spingendovi a cercare altro!

Oltre il concetto di “remastered”
Anche solo guardando ai meri contenuti del titolo, è difficile racchiudere nel solo termine Remastered questo Oblivion 2.0, che include, per dire, tutte le espansioni precedentemente rilasciate per il gioco originale, quindi “Knights of the Nine” e “Shivering Isles”, i cui contenuti hanno subito gli stessi lifting “grafici e tecnici” del gioco base. Perciò è un’esperienza completa e longeva a dir poco quella di Oblivion Remastered, con centinaia di ore a disposizione dei player più dediti: siano essi “di ritorno” a Cyrodiil, o alla loro prima esplorazione. Inoltre, sono stati aggiunti nuovi contenuti e sorprese che arricchiscono ulteriormente il mondo di gioco, tra cui la possibilità di esplorare regioni nuove per la mappa del titolo (no spoiler) e soprattutto graditi rimandi a “padre Skyrim”. Che chissà: potrebbe essere il prossimo sulla lista delle remaster…
Cominciate a vederlo? Il motivo per cui è così ostico definire Oblivion Remastered in modo diverso da “soft remake”, a dire poco.
C’è così tanto di diverso, da ciò che si vede, a ciò che si tocca e… si sente. Anche la colonna sonora è stata rimasterizzata, gli effetti sonori ambientali, di combattimento e alcuni doppiaggi idem: tutto rinnovato, per costruire tassello su tassello un’atmosfera sempre più coinvolgente, che non apparisse nemmeno per sbaglio “pigramente stirata” e appesa a prezzo pieno per “turbare i giocatori più sensibili”.

Anche la tecnica vuole la sua parte
Dal punto di vista tecnico, poi, Unreal Engine 5 non tradisce e Oblivion Remastered offre prestazioni solidissime su tutte le piattaforme. Su PC il gioco supporta risoluzioni fino a 8K, mentre su console PlayStation 5 e Xbox Series X/S gira a 60 fps stabili, garantendo un’esperienza fluida e reattiva. Aspettiamo conferme di una possibile, e auspicabile, versione per Nintendo Switch 2, che sembrerebbe (stando ad alcuni rumor insistenti) sotto ai ferri. Tuttavia, per chi non riesce proprio a giocare da fermo, Oblivion Remastered è stato ottimizzato pure per Steam Deck. Certo, con qualche compromesso estetico in più che, ahinoi, ri-avvicina drasticamente l’esperienza a quella originale, sotto il punto di vista visivo per lo meno.
Per quanto funzionale, è quasi un peccato non godere appieno delle migliorie evidenti al comparto tecnico e artistico.
Dalle texture dei personaggi e degli ambienti, alle animazioni fluide e realistiche: le nuove tecnologie come il ray tracing e le particelle volumetriche, cavalli di battaglia dei tool di Unreal Engine 5, contribuiscono a creare un’esperienza visiva senza precedenti per il titolo. Persino l’interfaccia utente è stata rivisitata, offrendo ora menu più intuitivi e moderni, pur mantenendo l’essenza dell’originale.

Un gameplay più dinamico
Ma Oblivion “Remastered” introduce significativi miglioramenti anche al gameplay dell’Action RPG, mettendo un accento in più e parecchi improvement proprio su quella parola fondamentale: Action. Il sistema di combattimento è stato infatti affinato, ispirandosi a titoli contemporanei di Bethesda per offrire scontri più dinamici e coinvolgenti. Tra gli elementi puntuali che, sommati, contribuiscono a restituire questa potente aura di miglioramento citiamo i più evidenti: il sistema di stamina che è ora meno punitivo e consente ai giocatori di affrontare le sfide con movenze più organiche e meno “scattose”.
La furtività e in generale lo stealth, preso di peso da Skyrim e non solo. Intendiamoci: la via della furtività è tradizionalmente una delle più percorse e percorribili negli Action RPG Bethesda, nonostante gli esilaranti momenti alla “deve essere stato il vento”, che non mancano nemmeno con le summenzionate migliorie. E anche se non saremo tra quelli che vi dicono “i bug e i comportamenti imperfetti degli NPC fanno parte dell’esperienza originale”, un po’ è vero anche questo: fanno sentire a casa chi da anni si china nell’ombra, impugna un coltellino e comincia a tagliare i tendini del tallone. O magari, chi imbraccia un arco e si mette a sparacchiare frecce da tutte le parti. A proposito: anche l’arceria ha subito un restyling, e garantisce in Oblivion Remastered un’esperienza più realistica sia in prima, che in terza persona.
The Elder Scrolls IV: Oblivion Remastered – Recensione in conclusione: un ritorno trionfale, nel bene e nel male
The Elder Scrolls IV: Oblivion Remastered è insomma un esempio brillante di come un classico possa essere riportato in vita con rispetto e innovazione. Ricco di miglioramenti grafici, modifiche al gameplay che per quanto puntuali, e che di certo non ribaltano un sistema con più di qualche anno sulle spalle, contribuiscono a diminuire lo scollamento con l’impatto estetico garantito da un Unreal Engine 5 sempre più in stato di grazia.
Il maggior merito del gioco probabilmente è il suo riuscire a regalare un’esperienza che soddisfa sia i nostalgici, passati probabilmente a Skyrim da un bel pezzo, o su The Elder Scrolls Online, che i nuovi giocatori ignari, di quanto potente possa essere un’esperienza RPG pur datata come Oblivion. Qualche problematica tecnica c’è, ma nei giorni trascorsi dal lancio sono usciti già alcuni fix importanti, e altrettanti ne arriveranno, siamo certi, più avanti.
Insomma, oggi più che mai Cyrodiil vale la pena di essere visitata ed esplorata, come location unica di un titolo imperdibile per gli amanti dei giochi di ruolo.
VOTO: 8.5
Di Lorenzo Mango





