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The Last of Us, la recensione del primo episodio

Nell’analisi critica del valore artistico di un prodotto audiovisivo, risulta quantomai necessario il distacco dalla sua matrice originale, qualunque essa sia. È innegabile, però, che la nuova serie di punta di HBO risenta di quello che è uno dei prodotti mediali migliori degli ultimi anni, ovvero l’omonimo videogioco di Naughtydog.

The Last of Us: Neil Druckmann e la continuità tra videogioco e televisione

La sfida presa in mano da Neil Druckmann (già sceneggiatore e game designer del gioco) non è di certo semplice, ma questa prima puntata centra in pieno il punto di quella che dovrebbe essere una trasposizione in forma audio-visiva: né una mera copiatura a piè pari, né un distacco totale e senza soluzione di continuità. Questo pilot ci riporta perfettamente in quelle atmosfere inizialmente cupe e senza speranza che abbiamo vissuto nel videogioco, rendendosi perfettamente conto di essere, però, in un mezzo espressivo diverso e con altre regole. Il ritmo non è più quello frenetico e spinto del prologo del videogioco ma è sincopato, ci lascia assaporare il rapporto tra Joel, interpretato da uno straordinario e ormai non più sorprendente Pedro Pascal, sua figlia Sarah e lo zio Tommy per poi colpirci direttamente con tutta quella passione e commozione che il gioco ci ha regalato. Bella Ramsey è calata perfettamente nel ruolo di Ellie, con la giusta dose di strafottenza e paura di un’adolescente nata e cresciuta in un mondo in rovina.

Un mondo in rovina e la rovina di un mondo

La regia è affidata a Craig Mazin, già scrittore del piccolo capolavoro televisivo che è Chernobyl, che riesce perfettamente a farci respirare prima quell’aria calda e quasi asfissiante di Austin per poi portarci nell’altrettanto rarefatta e opprimente atmosfera della Boston ormai diventata zona di quarantena perenne. Mazin segue perfettamente Joel attraverso questo salto temporale, rendendo perfettamente il suo disagio e il suo malessere a schermo. Degna di nota è la sequenza in cui viviamo il viaggio in macchina dal punto di vista di Sarah, ripercorrendo perfettamente lo spezzone di gameplay del videogioco.

In conclusione, l’episodio pilota di The Last of Us porta delle premesse molto solide per un adattamento quanto mai difficile che, attraverso la meravigliosa colonna sonora di Gustavo Santaolalla, che riadatta le iconiche canzoni del videogioco, ci regala la speranza di trovare le luci “quando sei perso nel buio”.

Alessandro Libianchi

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