L’episodio pilota di un prodotto televisivo può risultare a volte fuorviante proprio per la sua natura da “biglietto da visita” di una serie. Il suo scopo è quello di catturare l’attenzione dello spettatore, di farlo immergere in un mondo che magari disillude le sue aspettative con le puntate successive. Non è, per fortuna, il caso di The Last of Us che al netto di alcune criticità dovute soprattutto all’inesperienza di Druckmann dietro la macchina da presa, mantiene la forza del primo episodio se non, in alcuni casi, la supera.
I punti fondamentali della puntata

Sono due i punti fondamentali di questa seconda puntata. Il primo è sicuramente l’inizio, il primo atto: l’episodio si apre come il pilota, con una scena inedita rispetto al videogioco che ci mostra un momento nel passato: una professoressa di micologia all’università di Giacarta viene portata, da dei militari, ad esaminare il cadavere di una donna infetta dal cordyceps. L’esito è drammatico, la donna si dispera e ci carica di un’angoscia e paura per tutto ciò che sta per accadere nel prossimo futuro. Se la serie manterrà il primo atto in questo modo per tutte le puntate sarà solo che di guadagnato: Druckmann non ha mai avuto il modo (o la volontà) di affrontare ciò che accadde prima della pandemia nel videogioco. Ha capito però che con il medium televisivo è possibile ampliare gli orizzonti di un mondo già vastissimo come quello di The Last of Us.
Il secondo momento fondamentale della puntata è la sequenza all’interno del museo: nonostante chi ha giocato il gioco sa benissimo cosa sta per succedere l’emozione rimane la stessa. quel click costante e fastidioso (i clicker vengono chiamati così proprio per via di questo suono tipico) crea ansia e paura nello spettatore nuovo e aggiunge un piccolo senso di nostalgia in chi già conosce il prodotto. La scena è girata magistralmente: la tensione è via via sempre più alta, sappiamo che Ellie è immune ma sappiamo anche che non è immortale e per questo temiamo per lei. Il climax continua a salire fino al momento di rilascio della tensione grazie a Tess.
La strada da percorrere
È impossibile non menzionare la figura cardine di questa puntata, ovvero Ellie, che riusciamo a conoscere grazie ad un ritmo meno intensivo e più rallentato, dedicato soprattutto allo sviluppo dei rapporti tra i personaggi. Bella Ramsey è più che perfetta nel ruolo della Ellie televisiva, sfrontata, cinica e con un pizzico di ironia sopra le righe. Si sente l’enorme lavoro e rispetto che la Ramsey ha portato a schermo.
Tirando le somme di questo secondo episodio, nonostante alcune incertezze nella messa in scena di Druckmann che porta a schermo una regia magari più semplice rispetto a Mazin ma che in alcuni momenti regali delle grandi sorprese (il bacio della morte ndr., chi ha visto l’episodio capirà), mantiene le attese della prima puntata, regalandoci degli scorci fantastici di una città post-apocalittica che probabilmente mai si era vista sul piccolo schermo (anche se in alcuni passaggi le incertezze sulla scenografia e la messa in scena si percepiscono non poco). La serie ha imboccato la strada giusta come i nostri Joel ed Ellie, non ci resta che seguirli.
Alessandro Libianchi
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