È stato infine raggiunto l’accordo Live Nation e Ticketmaster e il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, che accusava entrambe di esercitare, grazie alla potenza del colosso imprenditoriale nato dalla loro unione, un monopolio sul sistema della musica dal vivo. Secondo l’intesa, le due società non dovranno sciogliersi, ma sono tenute a pagare una maxi-multa da duecento milioni di dollari ai quaranta Stati che hanno aderito alla causa.
La soluzione, tuttavia, non sembra aver reso felici proprio tutti. Per Letitia James, procuratrice generale di New York, l’accordo «non affronta il monopolio al centro di questo caso e avvantaggia Live Nation a discapito dei consumatori. Non è accettabile. Con i miei colleghi procuratori generali abbiamo istruito una causa solida contro Live Nation. Continueremo la nostra azione legale, al fine di proteggere i consumatori e ripristinare la concorrenza leale nel settore dell’intrattenimento dal vivo».
Live Nation e Ticketmaster piegano la testa: le nuove misure
La causa risale al maggio 2024 e, al centro, c’è l’imbattibilità della forza congiunta di Live Nation, che organizza concerti ed è proprietaria di diverse location in cui gli show hanno luogo, e di Ticketmaster, che vende di fatto i biglietti. Per questo, l’accordo stabilisce un tetto alle commissioni sui biglietti per gli spettacoli che si terranno nelle proprietà di Live Nation pari al 15%. Almeno tredici di queste sale e arene, inoltre, dovranno essere vendute.
Per consentire un’equa concorrenza nel settore del ticketing, Ticketmaster dovrà permettere alle società rivali, come SeatGeek ed Eventbrite, di vendere i biglietti sulle sue piattaforme. Per quanto riguarda i locali, infine, questi non potranno stipulate con Ticketmaster da contratti di esclusiva dalla durata superiore ai quattro anni; vi saranno, oltretutto, delle deroghe per assegnare la vendita di un certo numero di biglietti a terzi.
Federica Checchia





