Cinema

Tim Burton: il compromesso dietro la storia di un successo

Oggi il regista Timothy Walter Burton, meglio noto come “Tim” Burton, compie 64 anni. Più di quarant’anni di carriera lo separano dal suo esordio nella Disney. Dopo aver vinto una borsa di studio promossa dallo stesso colosso cinematografico, il Burton diciottenne si trasferisce a Valencia per frequentare il California Institute of the Arts e nel 1979 si trova a diventare animatore.

Era una tortura, dovevo disegnare tutte le scene con le graziose bestioline ammiccanti. Semplicemente non ci riuscivo.

Tim Burton

Queste le parole del giovane disegnatore che ripensa alla collaborazione al lungometraggio disneyano “Red e Toby – Nemiciamici” (1981). Questo primo lavoro segna il primo di una serie di compromessi che il regista amante delle atmosfere gotiche dovrà accettare per guadagnarsi la propria libertà artistica.

I primi successi di pubblico: la Warner Bros. apre le porte a Tim Burton

Se nell’industria cinematografica c’è questa legge non scritta, basata sull’equazione “notorietà = libertà”. Sono stati infatti i primi successi al botteghino ad attirare le attenzioni delle majors sul talento artistico di Tim Burton. Attenzioni che gli hanno poi permesso di fare un salto di qualità verso produzioni più vicine alla propria sensibilità artistica.

Nel 1985 Burton viene proposto alla Warner Bros. da Paul Reubens come regista per il progetto cinematografico intitolato “Pee Wee’s Playhouse”. Il film si basava sulle vicende di “Pee-wee Herman”, protagonista dell’omonima serie tv per ragazzi.

Dopo questo primo successo di pubblico, arriva un secondo progetto per la Warner Bros.: “Beetlejuice – Spiritello porcello”. Questo si distingue come uno dei primi lavori di Tim Burton in cui emergono le sue atmosfere gotiche e i temi del macabro e della morte. Oltre ad avere un cast che contava stelle come Winona Ryder e Micheal Keaton, attore che il regista insisterà per avere nel ruolo di Batman.

“Batman” e l’ingerenza della Warner

Forte dei due precedenti successi al botteghino, la Warner Bros. affida a Burton il progetto della trasposizione cinematografica delle avventure fumettistiche di Batman.

La proposta arriva a pochi giorni dall’uscita di “Beetlejuice” e, seppur scettico sulla realizzazione di kolossal commerciali, il regista accetta nella speranza di conquistarsi quella visibilità che gli permetterebbe di dedicarsi a progetti più in linea con i suoi gusti, in futuro.

Una scena da "Batman" di Tim Burton, Credits: justnerd.it
Una scena da “Batman” di Tim Burton, Credits: justnerd.it

Le scelte del regista non mancano comunque di creare tensioni con i produttori Jon Peters e Peter Guber: la scelta del cast ( a partire da Keaton nei panni dell’eroe di Gotham) e la sceneggiatura mettono in difficoltà la casa cinematografica che a più riprese cambia la sceneggiatura.  

Nonostante la frustrazione del regista, la lungimiranza dei produttori paga ed il film ha un enorme successo che non verrà confermato dal sequel “Batman – Il ritorno”. Qui a Burton, grazie ai precedenti risultati, era stata accordata più libertà. Le scene cupe e la distanza dal fumetto, non trovarono però una buona accoglienza da parte di spettatori e spettatrici.

La Tim Burton Production

Per svincolarsi in maniera definitiva dalle grandi case di produzione (anche se il senno di poi ci insegna il contrario), Burton fonda la Tim Burton Production assieme a Denise Di Novi e con il supporto economico della Fox.

Il primo progetto prodotto diventa il film che imprime nell’immaginario collettivo la serie di atmosfere, di motivi, di colori e toni che ancora associamo al marchio di Tim Burton: “Edward mani di forbice”. Ad interpretare questo soggetto basato su vecchi bozzetti risalenti agli anni del liceo troviamo Winona Ryder e un giovane Johnny Depp. Questa prima collaborazione con Depp darà inizio ad un lungo sodalizio artistico e a ripetute collaborazioni.

Le contraddizioni del genio registico

Con l’autorevolezza guadagnata con produzioni di successo, compromessi commericiali e dimostrazioni del proprio talento, Burton arriva a far produrre alcuni dei suoi lavori più iconici anche a colossi che in prima battuta li avevano rifiutati. È il caso di “Nighmare Before Christmas”, prodotto dalla Disney nel 1993.

Negli anni tuttavia la ricerca stilistica di Burton con le sue tipiche ambientazioni, i soggetti al limite del conturbante e tendenti al macabro finiscono per diluirsi all’interno di una carriera costellata di film commerciali e di ritorni a servizio di case cinematografiche dalle quali l’artista aveva tanto lottato per emanciparsi.

Negli ultimi progetti sembra che la ricerca di una notorietà propedeutica alla libertà abbia finito per incastrare Burton nei meccanismi di produzione dell’industria cinematografica e in lavori lontani dalla sua estetica. All’alba dei suoi 64 anni, possiamo però aspettarci ancora diversi lungometraggi a firma dell’artista ed eventuali svolte inaspettate nel recupero di una decisa direzione artistica.

Debora Troiani

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Debora Troiani

Laureata in Lingue, Letterature, Culture e Traduzioni alla Sapienza, studio ora Editoria e Scrittura, con un curriculum orientato al giornalismo. Sono una grande appassionata di lingue e letterature straniere (soprattutto russa e tedesca), di teatro, cinema e in generale di forme d'arte impegnata che affronta temi sociali.
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