Cronaca

Timken chiude sito bresciano: 106 licenziamenti dopo Firenze e Monza

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Dopo Firenze e Monza l’eliminazione del blocco licenziamenti miete altre “vittime”. La Timken Company, leader nella costruzione di cuscinetti a rotolamento, acciai legati e componenti ha infatti annunciato la chiusura dello stabilimento di Villa Carcina, in provincia di Brescia. Nella sede dell’azienda lavora(va)no 106 dipendenti che hanno immediatamente indetto un presidio davanti ai cancelli della fabbrica.

L’azienda, attiva nell’indotto automotive, ha annunciato nella mattinata la chiusura immediata della sede. La Fiom-Cgil di Brescia ha dichiarato che «i lavoratori sono già in sciopero e presidio permanente». Intanto anche a Firenze in corso manifestazioni a sostegno della vertenza della Gkn di Campi Bisenzio. Anche lì annunciati licenziamenti di massa, oltre 420. Le levate di scudi suonano, purtroppo, preannunciate a causa dell’eliminazione del blocco dei licenziamenti da parte del Governo.

Le cause

La multinazionale Timken di Villa Carcina a Brescia questa mattina ha comunicato la chiusura immediata dello stabilimento. A commentare gli episodi è Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil. «Dopo che il Governo ha eliminato il blocco dei licenziamenti, Timken è la terza multinazionale del settore automotive che decide di chiudere senza neanche l’utilizzo degli ammortizzatori sociali». Le altre procedure aperte solo infatti quella di Campi Bisenzio e della Giannetti Ruote di Ceriano Laghetto (Monza). Al netto della ben nota vertenza Whirlpool a Napoli. Per tutti questi motivi Re David annuncia «una settimana di mobilitazione dei metalmeccanici contro i licenziamenti».

La questione fiorentina

Firenze, infatti, questa mattina ha visto lo sciopero generale indetto da Cgil, Cisl e Uil. L’obbiettivo è sostegno della vertenza della Gkn, proprio contro la chiusura dello stabilimento di Campi Bisenzio e il licenziamento dei 422 dipendenti annunciati via mail dalla proprietà. Centinaia le persone riunite in piazza Santa Croce al grido di «Firenze difende il lavoro». Ciò che chiedono in coro i partecipanti alla manifestazione è dunque «il ritiro di tutti i licenziamenti, per la dignità del lavoro, per la tutela del tessuto industriale, per un sistema economico basato sui diritti, la legalità e il rispetto del lavoro». Il segretario Re David puntualizza che in piazza a Firenze erano presenti delegazioni degli stabilimenti Stellantis e Cnhi, della Gkn di Brunico e di altre aziende metalmeccaniche in particolare della Toscana e dell’Emilia Romagna.

Proteste e richieste

L’annuncio, da parte delle sigle sindacali, è quello di una settimana di mobilitazioni che si concluderà giovedì 22 luglio con uno sciopero generalizzato di categoria per 2 ore a livello nazionale per tutti i metalmeccanici. “Non si può permettere alle multinazionali di disfare il sistema industriale di questo Paese – spiega Francesca Re David – il governo ha sbagliato a sbloccare i licenziamenti dell’industria senza aver messo in campo adeguate politiche industriali, vincoli per le imprese e una riforma degli ammortizzatori sociali in grado di affrontare la transizione ecologica dell’industria nel rispetto dei lavoratori e dei territori. Vanno bloccati i licenziamenti nell’automotive.

I sindacati

«Bisogna convocare il tavolo di settore per discutere di un piano quinquennale in grado di affrontare e sostenere la transizione» conclude Re David. Dello stesso avviso Simone Marinelli, coordinatore nazionale automotive, e Antonio Ghirardi, segretario generale Fiom-Cgil. «È evidente – spiegano – che stiamo assistendo all’ennesima aggressione al lavoro e al tessuto industriale e sociale di un territorio da parte di una multinazionale, che sceglie il licenziamento all’utilizzo di ammortizzatori sociali. La Fiom ha chiesto al Mise di convocare azienda ed istituzioni locali per affrontare l’ennesima vertenza nel settore ed evitare i licenziamenti». Fa eco il segretario nazionale di Sinistra italiana, Nicola Fratoianni: «Altra settimana, nuovi licenziamenti. Eppure ho l’impressione – prosegue – che sia la stessa storia della Giannetti Ruote di Monza, della Gkn di Campi Bisenzio, della Whirlpool di Napoli. Si scarica su lavoratori e lavoratrici il peso della crisi».

di Serena Reda

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Serena Reda

Praticante avvocato e blogger.
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