L’effetto Doppler è un fenomeno fisico appartenente al campo dell’acustica, che si manifesta quasi quotidianamente nella vita di tutti. Quando si aspetta la metropolitana, ad esempio, ci si può accorgere che i vagoni producono un suono variabile a seconda della loro prossimità a noi: mano a mano che si avvicinano si fa più intenso, per poi diventare più debole con il loro allontanamento. Da questo deriva il titolo di “Doppler”, il nuovo singolo di TROPICO, uscito il 6 dicembre per Island Records

Dietro a questo nome d’arte si cela Davide Petrella, nome già noto al panorama musicale italiano per via delle sue esperienze passate come membro de Le Strisce prima e solista poi, nonchè prolifico autore di brani di successo. Troviamo la sua firma in pezzi di numerosi artisti, da Cesare Cremonini a Elisa, da Fabri Fibra ad Achille Lauro. Il suo è uno stile compositivo estremamente riconoscibile che ora ha trovato piena compiutezza in una nuova avventura artistica in grado di unire molto bene cantautorato e sonorità urban. A settembre era uscito l’apripista di questa nuova fase, “Non Esiste Amore a Napoli”, perfetto biglietto da visita, e ora è arrivato il seguito, ancora più d’impatto. 

Non è la prima volta che Petrella utilizza riferimenti alla fisica nei suoi brani: il primo singolo da solista si intitolava, infatti, “Einstein” e parlava della teoria delle onde gravitazionali. Anche stavolta le citazioni scientifiche sono utilizzate come contesto metaforico per esprimere molto bene il messaggio della canzone. Si parla di allontanamenti che possono complicare una relazione e di sentimenti intimi e profondi (“Si accende solo chi vuole sparire”.)

La produzione, che come nei brani passati è affidata a D-Ross e Sarah Tartuffo, permette alla voce di TROPICO di appoggiarsi delicatamente ad una base minimale e notturna, in cui convivono beat elettronici e chitarre elettriche, in un’interessante unione sonora. È sempre più evidente il desiderio di spaziare tra i diversi generi e mondi musicali che frequenta come autore. Negli incisi c’è un sapiente utilizzo dell’auto-tune, calibrato per rendere la vocalità ancora più eterea e sognante. Il pezzo è costellato di immagini che catturano l’essenza della frenesia quotidiana, in cui è facile riconoscersi, dietro le quali Petrella riesce sempre, comunque, a trovare elementi poetici (“Danziamo un po’ tra le rovine”). La distanza e la paura vengono così superate da una serena accettazione della loro presenza all’interno della vita, dove solo l’amore permette di elevarsi e sentirsi unici nonostante tutto. Il finale è quasi catartico, con un inaspetatto assolo di chitarra distorta su cui vengono ripetute come in un mantra le frasi cardine della canzone (“Lo senti il Doppler?”). 

Il brano apre interessanti prospettive sul futuro di TROPICO, che dimostra di essere un artista spinto dalla fame e dalla curiosità di orizzonti sempre nuovi. Non si è accontentato di fare semplicemente l’autore, ha deciso di mettersi in gioco, evolvendo le proprie sonorità e adattandosi ai tempi, sempre con uno sguardo personale e anticonformista. Petrella non ha mai inseguito le mode, la sua vocazione per la musica è reale, e grazie ai suoi collaboratori riesce a portarla avanti in un modo unico per la scena italiana. Nei suoi lavori trovano spazio il soul e l’elettronica, la trap e l’indie, il rock e il pop, senza dimenticare mai le radici napoletane, fondamentali per la scrittura dell’autore. 

Il secondo capitolo di questo percorso, dunque, ci dà la conferma che TROPICO è un nome da tenere d’occhio, con una forza espressiva raffinata e a fuoco, dalle potenzialità sempre maggiori. 

Filippo Duò