L’esercito statunitense ha effettuato un altro attacco letale contro presunti trafficanti di droga nel Mar dei Caraibi, ha annunciato sabato il Segretario alla Difesa Pete Hegseth. In un post sui social media, Hegseth ha affermato che la nave era gestita da un’organizzazione terroristica designata dagli Stati Uniti, ma non ha specificato quale gruppo fosse stato preso di mira. Ha affermato che tre persone sono state uccise nell’attacco. Si tratterebbe del quindicesimo attacco di questo tipo condotto dall’esercito statunitense nei Caraibi o nel Pacifico orientale dall’inizio di settembre. “Questa nave, come TUTTE LE ALTRE, era nota ai nostri servizi segreti per essere coinvolta nel traffico illecito di stupefacenti, transitava lungo una nota rotta del narcotraffico e trasportava stupefacenti”, ha affermato Hegseth in un post su X. L’esercito statunitense ha finora ucciso almeno 64 persone negli attacchi alle navi dei presunti narcos. Trump ha giustificato gli attacchi come un’escalation necessaria per arginare il flusso di droga negli Stati Uniti. Ha affermato che gli Stati Uniti sono impegnati in un “conflitto armato” con i cartelli della droga
Target, obiettivi e lo scenario internazionale dopo gli attacchi alle navi nel mar dei Caraibi
Dopo settimane di attacchi da parte del Pentagono contro presunte ‘navi della droga’ al largo del mare dei Caraibi, del Venezuela e della Colombia, che hanno provocato la morte di almeno 62 persone (raid definiti “inaccettabili” dall’Onu), ora Washington starebbe pensando ad un’escalation con raid mirati su strutture militari nel Paese guidato da Nicolas Maduro. Secondo il Wall Street Journal, infatti, sarebbero già stati identificati gli obiettivi, ma non sarebbe stata presa una decisione definitiva.
Tra i potenziali target ci sarebbero porti e aeroporti controllati dall’esercito e usati per il trasporto di droga, ma anche strutture navali. “Il presidente è stato chiaro nel suo messaggio a Maduro: smettete di inviare droga e criminali nel nostro Paese”, ha dichiarato una portavoce della Casa Bianca, Anna Kelly. “Il presidente è pronto a usare ogni strumento a disposizione per impedire che la droga invada il nostro Paese”. E, in vista di eventuali attacchi in territorio venezuelano, l’amministrazione americana ha avviato una campagna di sensibilizzazione per presentare Maduro come il capo di un’organizzazione di narcotrafficanti che mira a “inondare” gli Stati Uniti di droga. “In Venezuela abbiamo un narco-stato gestito da un cartello“, ha dichiarato ai giornalisti la scorsa settimana il segretario di Stato, Marco Rubio, che ha assunto un ruolo centrale nella campagna di pressione sul Paese. Interpellato dai giornalisti, tuttavia, Trump ha frenato e ha smentito, almeno in chiaro, di non aver intenzione di attaccare il Paese sudamericano.
Nel frattempo, stando alle indiscrezioni del Washington Post, il presidente venezuelano non è rimasto a guardare ma ha iniziato a chiamare a raccolta i suoi più stretti alleati, nonché ‘nemici’ di Washington. Prima ha scritto una lettera a Vladimir Putin, chiedendogli aiuti contro i raid americani sulle navi nel mar dei Carabi. Poi ha inviato un appello alla Cina e all’Iran. In un messaggio diretto al presidente Xi Jinping ha chiesto una “cooperazione militare più ampia” tra i due Paesi per contrastare “l’escalation tra Stati Uniti e Venezuela”





