In varie interviste nelle ultime ore Donald Trump ha lasciato intendere che gli Stati Uniti sarebbero pronti a ricominciare i negoziati con l’Iran. Parlando a Fox News, Trump ha detto che la guerra «è vicina alla fine, è molto vicina alla fine». Al New York Post ha detto invece che nuovi negoziati con l’Iran potrebbero riprendere «nei prossimi due giorni».

Il vicepresidente JD Vance, parlando a un evento nello stato americano della Georgia, ha detto che lo scorso fine settimana sono stati fatti «moltissimi progressi» con l’Iran e che Trump sta cercando di fare con il paese un «grande accordo».

Non è la prima volta che Trump e la sua amministrazione danno segnali positivi sui negoziati, e non è chiaro quanto ci sia di vero. Come avviene con le minacce, potrebbe essere una tattica negoziale per invogliare il regime iraniano a trattare, o per fargli abbassare la guardia.

La sede dell’incontro potrebbe essere ancora Islamabad, ‘campo neutro’ scelto già sabato scorso. “È più probabile e sapete perché? Perché il feldmaresciallo sta facendo un grande lavoro”, aggiunge Trump, riferendosi al feldmaresciallo del Pakistan, il generale Asim Munir. Poco prima, sempre al New York Post, non aveva escluso del tutto un’alternativa europea, ma al momento la preferenza della Casa Bianca sembra orientata su Islamabad. 

La scelta della sede dovrebbe avvenire in tempo brevi, visto che i negoziati potrebbero andare in scena già domani, secondo le indiscrezioni fornite dall’Associated Press. Il tempo stringe, se si considera che la tregua scade il 21 aprile.

All’agenzia Dpa diplomatici pakistani confermano che Islamabad spera di ospitare al più presto nuovi colloqui e precisano che Cina, Egitto, Arabia Saudita e Turchia sono in contatto con Teheran e Washington. La possibilità concreta di un nuovo vertice incide sui prezzi del petrolio delle ultime ore. A New York il West Texas Intermediate (Wti) con consegne a maggio perde 7,80 dollari (-7,87%) a 91,28 dollari al barile. A Londra il Brent con consegne a giugno scende di 4,57 dollari (-4,6%) a 94,79 dollari al barile. 

Il nodo principale dei negoziati, come dice e ripete Trump, è rappresentato dal programma nucleare iraniano. La Repubblica islamica non intende abbandonare il protocollo che ruota attorno a 440 chili di uranio arricchito al 60%: servono pochi step relativamente semplici per arrivare alla soglia del 90%, necessaria per l’utilizzo del materiale in ambito militare e per la produzione di armi atomiche. 

L’Iran, nei negoziati dello scorso weekend, ha proposto agli Stati Uniti di sospendere per cinque anni l’arricchimento dell’uranio, come condizione per arrivare a un accordo di pace. Trump ha chiesto una ‘sospensione’ di 20 anni di tutte le attività. La distanza è notevole ma la discussione è ‘viva’ e un compromesso non è impossibile.