Trump, la pace e la propaganda: il teatro geopolitico sull’Ucraina tra bluff e diplomazia con Zelensky.

Zelensky smaschera la falsa tregua di Putin, mentre Trump promette un accordo entro tre giorni. Ma dietro le dichiarazioni, il rischio è che la guerra diventi merce da campagna elettorale. La guerra in Ucraina si gioca ormai anche sul piano retorico. A pochi giorni dalla fine della tregua pasquale annunciata da Mosca e violata sistematicamente, l’ex presidente americano Donald Trump ha promesso novità clamorose:

“Abbiamo avuto ottimi meeting, vi darò dettagli nei prossimi tre giorni”.

L’annuncio, vagamente oracolare, è rimbalzato sulla stampa statunitense, dove il New York Post e Bloomberg parlano già di un possibile piano di pace firmato da Washington. Il tutto mentre la linea del fronte resta incandescente.

Trump e Zelensky tra pace e propaganda:

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, intanto, smonta la narrazione russa con numeri precisi:

“La Russia ha violato la propria tregua 2.935 volte”.

Una tregua di facciata, insomma, utile più alla propaganda che alla diplomazia. Zelensky rilancia invece un cessate il fuoco incondizionato e la protezione delle infrastrutture civili come primo passo verso una reale de-escalation. Un appello che porterà con sé anche nei prossimi incontri a Londra e Parigi.

Ma cosa si cela dietro le promesse di Trump? L’ex presidente, già in modalità pre-elettorale, sa benissimo che l’elettorato statunitense è stanco delle guerre infinite. Proporsi come “l’uomo della pace” potrebbe risultare strategico, soprattutto per conquistare quella fascia di votanti isolazionisti, sensibile alle istanze del “prima l’America”. La minaccia, implicita ma chiara, è che se non si accetteranno le condizioni imposte dagli USA, Washington si sfilerà dal ruolo di mediatore: una postura che dice molto sulla visione unilaterale delle relazioni internazionali promossa da Trump.

E putin?

Nel frattempo, Putin gioca la carta della tregua per rafforzare la propria immagine, mentre continua a bombardare, cercando di frammentare il consenso internazionale intorno a Kiev. È una guerra che si combatte anche sul piano dell’informazione, con la diplomazia ridotta a performance mediatica. Trump non ha ancora reso pubblico il suo presunto piano di pace. Ma se dovesse ricalcare la sua vecchia postura di realpolitik muscolare e cinismo contrattuale, è lecito temere che l’accordo finirà per sacrificare la sovranità ucraina sull’altare degli equilibri internazionali e delle strategie elettorali statunitensi.

Per ora, la pace continua a essere un’idea evocata più che una possibilità concreta. Mentre gli attori in scena si alternano tra dichiarazioni e bluff, sul campo si continua a morire. E intanto, come ha ricordato Zelensky, “la pace arriva in silenzio” — ma in questo teatro, il silenzio sembra sempre più lontano.

Maria Paola Pizzonia, Autore presso Metropolitan Magazine