Il presidente Donald Trump ha dichiarato che il suo omologo russo Vladimir Putin si è offerto di fornire assistenza nella guerra contro l’Iran durante una telefonata avvenuta mercoledì, in particolare in relazione all’uranio arricchito.
«Vorrebbe essere d’aiuto. Gli ho detto: prima che tu mi aiuti, voglio porre fine alla tua guerra», ha detto Trump a Kaitlan Collins della CNN nello Studio Ovale. In precedenza, Trump aveva affermato che la conversazione con Putin era stata “molto positiva” e che una soluzione al conflitto in Ucraina sarebbe arrivata “relativamente in fretta”.
“Mi ha detto che gli piacerebbe essere coinvolto nell’arricchimento. Può aiutarci a ottenerlo”, ha detto Trump. Mosca ha già proposto in passato di assumere il controllo delle scorte di uranio arricchito dell’Iran, ricalcando il ruolo che le era stato assegnato nel Piano d’azione congiunto globale del 2015.
Mercoledì Trump non ha escluso esplicitamente la possibilità che l’Iran spedisca uranio in Russia, ma ha lasciato intendere di essere più interessato a risolvere la guerra in Ucraina. «Lo conosco da molto tempo. Credo che fosse pronto a raggiungere un accordo già da un po’», ha detto riferendosi a Putin. «Penso che alcune persone gli abbiano reso difficile concludere l’accordo».
E con la tensione che torna alle stelle schizzano le quotazioni del petrolio, con il Brent che vola a un passo dai 120 dollari al barile e il Wti che sale di quasi il 6%. Una corsa che, secondo gli analisti, continuerà visto che la prospettiva di una riapertura dello Stretto si allontana.
Per mitigare gli effetti del caro-greggio sugli americani in vista delle elezioni di metà mandato, Trump ha incontrato alla Casa Bianca i vertici delle maggiori società petrolifere americane per valutare insieme misure ad hoc per calmierare i prezzi della benzina, salita ai massimi dell’anno a 4,23 dollari al gallone (circa 3,8 litri). Poi ha definito «fantastica» l’uscita degli Emirati dall’Opec.
Se l’Iran cederà e quanto tempo ci vorrà non è chiaro. E il tempo non è al momento dalla parte di Trump: il primo maggio sono 60 giorni dall’inizio della guerra, e se il presidente non chiederà l’autorizzazione al Congresso i democratici sono pronti a fargli causa.
Nel corso della sua prima audizione in Congresso da quando è iniziata la guerra, il capo del Pentagono, Pete Hegseth, non ha risposto ai democratici che lo incalzavano su quanto durerà ancora la guerra.
Difendendo a spada tratta l’operazione Epic Fury, Hegseth ha riferito che finora la campagna in Iran è costata 25 miliardi di dollari senza però sbilanciarsi su quale potrebbe essere il conto finale da pagare per i contribuenti. «Quanto vale garantire che l’Iran non ottenga mai l’arma nucleare?», ha risposto in tono di sfida bollando i liberal come «anti-americani».





