Durante un evento avvenuto al Raymon F. Kravis Center for the Performing Arts di West Palm Beach, in Florida, Donald Trump ha riesumato alcune questioni finite in secondo piano a causa della guerra in Medio Oriente. Il presidente degli Stati Uniti, infatti, in un solo giorno ha unito l’utile al dilettevole. Trump ha prima approvato venerdì nuove sanzioni rivolte a Cuba e, durante l’evento a porte chiuse, ha rinnovato le minacce passate affermando che prenderà il controllo del Paese «quasi immediatamente».
Nuove minacce per Cuba: Trump afferma che ne prenderà il controllo dopo aver finito con l’Iran
Trump è stato molto chiaro: dopo aver finito il «lavoro» con l’Iran si occuperà di Cuba. L’intenzione, infatti, è di far arrivare la portaerei USS Abraham Lincoln nei Caraibi solo per poterla fermare a 100 metri dalla costa cubana. Il presidente ha aggiunto che, davanti alla portaerei più grande del mondo, i cubani non possono che rispondere: «Grazie mille, ci arrendiamo». I suoi collaboratori hanno voluto sminuire le sue parole affermando che fossero state pronunciate con tono scherzoso. Tuttavia, le parole giungono insieme a un nuovo pacchetto di sanzioni contro Cuba.
Anche se i toni sono stati “scherzosi”, le sanzioni sono indubbiamente volte a soffocare maggiormente il governo cubano. Il pacchetto, infatti, risulta essere un’estensione di quelle già annunciate a gennaio che minacciavano tariffe aggiuntive ai Paesi che rifornivano il petrolio a Cuba. L’obiettivo è di toccare proprio i settori energetici, minerari, della difesa e dei servizi finanziari. A questi si sommerebbero anche restrizioni sulle banche straniere e limitazioni migratorie. Quanto sta accadendo, infatti, non è nuovo o improvvisato. È l’estensione di una politica contro Cuba iniziata già a gennaio 2026.
Il Paese cerca di resistere nei limiti delle proprie possibilità, ma il contesto diventa sempre più fragile. Trump sta facendo pressioni su un’isola fortemente colpita da continui blackout, difficoltà energetiche e carenza di beni di prima necessità. Gli Stati Uniti e Cuba, seppur limitatamente, mantengono ad oggi alcuni contatti diplomatici. Questo, tuttavia, non è sufficiente a risollevare un Paese fortemente in crisi. Miguel Díaz-Canel, il presidente cubano, descrive quanto sta accadendo come «genocida». Congiuntamente, il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez ha definito le azioni di Trump come una «punizione collettiva del popolo cubano».
Stefania Cirillo





