In queste settimane, in tutta la Germania sta destando scalpore una serie di scandali che riguardano un reparto d’élite dell’esercito tedesco, il 26° reggimento paracadutisti di Zweibrücken, nella Renania-Palatinato. Al suo interno, sono infatti stati segnalati diversi comportamenti inappropriati, tra i quali molestie sessuali, abuso di droghe e riferimenti al nazismo. La magistratura ha ufficialmente aperto un’indagine nei confronti di cinquantacinque soldati, e i vertici hanno già licenziato tre di loro.

La faccenda era emersa a ottobre, grazie a una soffiata anonima fatta a un giornale locale, che aveva svelato diversi dettagli sul caso. Diversi militari, secondo l’insider, avrebbero fatto il saluto nazista, indossato uniformi delle SS in occasione di una festa, ripreso colleghi e colleghe nelle docce della caserma e fatto uso smodato di sostanze stupefacenti.

Orrore nell’esercito tedesco: bullismo, violenze e saluti nazisti

Alla fine del 2025, la Frankfurter Allgemeine Zeitung ha citato alcune fonti interne per indicare, all’interno del reggimento, una «fazione di estrema destra, apertamente antisemita». Ha poi parlato di rituali d’iniziazione violenti tra commilitoni, di atti di bullismo e antisemitismo, e di vere e proprie molestie nei confronti delle donne. Molte di loro, in forma anonima, hanno confermato questa versione dei fatti. Alcune hanno anche raccontato le vessazioni subite e le pesanti battute a sfondo sessuale, molto spesso ad opera di chi era a capo del plotone.

Harald Gante, comandante dell’esercito, ha così commentato le rivelazioni: «Quando abbiamo scoperto cosa stava succedendo a Zweibrücken, siamo rimasti senza parole». Il numero uno del reggimento, Oliver Henkel, è stato sostituito, e il Ministro della Difesa Boris Pistorius, Socialdemocratico, ha condannato duramente i fatti di Zweibrücken. Diverse persone, tuttavia, lo accusano di aver lasciato passare troppo tempo prima di parlare apertamente del caso.

Federica Checchia