Oltre quattro secoli fa, il pittore fiammingo Peter Paul Rubens percorreva le vie di Roma, taccuino alla mano, disegnando schizzi delle opere rinascimentali che adornavano le chiese e i palazzi della capitale. Ora, quattrocento anni dopo, un raro foglio, che probabilmente proviene proprio da quel taccuino, è esposto nella sua città natale, Anversa, gettando nuova luce sul maestro barocco, ed è stato mostrato per la prima volta ai visitatori. La pagina è stata acquisita per il Belgio dalla Fondazione Re Baldovino (KBF) per 110.000 euro (86.000 sterline), una riduzione rispetto al prezzo richiesto di 145.000 euro, concordata con il proprietario privato statunitense poiché l’opera era destinata a un’esposizione pubblica.

Cosa c’è sulla pagina del quaderno

Si tratta di un foglio unico a doppia faccia, con un disegno su un lato e una bozza parziale di lettera sul retro. Il curatore del museo Rubenshuis, An Van Camp, ritiene che appartenga quasi sicuramente al libretto usato dall’artista durante il suo soggiorno nell’Urbe, dove viveva con il fratello Philip, vicino a Piazza di Spagna.

Su un lato si trova un rapido schizzo spontaneo a inchiostro marrone di tre uomini in abiti classici, che si pensa siano apostoli. Nella parte superiore della pagina sono presenti alcune linee spesse e frastagliate, presumibilmente tracciate da lui stesso mentre provava la sua penna d’oca. Le tre figure non compaiono in nessuna opera del pittore e non è chiaro se l’artista le abbia immaginate o copiate da qualcosa vista in città. Il retro, invece, è una bozza incompiuta di una lettera indirizzata al pittore italiano Cristoforo Roncalli, incaricato dalla loro comune mecenate, Eleonora de’ Medici, duchessa di Mantova (presso la cui corte Rubens fu al servizio tra il 1600 e il 1608), di dipingere un’opera per la sua cappella privata.

Il foglio del taccuino di Rubens mostrano un lato diverso dell’artista

Nella lettera, datata settembre 1607, l’allora trentenne Rubens chiede al collega più anziano informazioni sullo stato di avanzamento del dipinto per conto della sua “serissima amante”. Van Camp immagina che si sia trattato di una conversazione imbarazzante, e ha affermato: «In questa bozza di lettera, sta davvero cercando le parole giuste, il tono giusto per essere diplomatico, per non offendere il pittore italiano, ma anche per fargli capire chiaramente che ha davvero bisogno di controllare il dipinto per la duchessa e che il tempo stringe». «La calligrafia era piuttosto sciatta», ha aggiunto, «con correzioni dovute alla ricerca delle parole da parte dell’artista. La lettera è davvero interessante, perché offre un ulteriore spaccato di Rubens come diplomatico in erba».

Rubens lasciò l’Italia nel 1608, dopo aver appreso della grave malattia della madre. Arrivò ad Anversa troppo tardi per vederla prima della sua morte, ma si stabilì lì quando iniziarono ad arrivare importanti commissioni. Non dimenticò, però, gli anni trascorsi in Italia, firmandosi come Pietro Paolo Rubens per il resto della sua vita. Sentendo nostalgia del Bel Paese, trasformò la sua casa di Anversa in un palazzo ispirato all’antica Roma e al Rinascimento. Purtroppo, come ha sottolineato lo stesso Van Camp: «Il suo cuore era ancora in Italia, ma non vi fece mai ritorno».

Federica Checchia