Un magistrato francese ha dichiarato che due emissari dell’amministrazione Trump l’avrebbero contattata per fare pressione contro il divieto di eleggibilità imposto alla leader dell’estrema destra Marine Le Pen. Magali Lafourcade, segretaria generale della Commissione francese per i diritti umani (CNCDH), un organismo indipendente che fornisce consulenza al governo, ha dichiarato all’Agence France-Presse di aver immediatamente segnalato il contenuto dell’incontro al Ministro degli Esteri, temendo una potenziale «manipolazione del dibattito pubblico in Francia».
Il futuro incerto di Marine Le Pen
Confermando i commenti rilasciati a France 5 TV, Lafourcade ha affermato di essere rimasta molto sorpresa dal tono della sua discussione con i consiglieri statunitensi a Parigi lo scorso maggio, quando hanno spostato la conversazione sulla condanna della leader estremista, risalente al 2025, attraverso la quale era stata dichiarata colpevole di appropriazione indebita di fondi del Parlamento Europeo.
Fino al verdetto, Le Pen, cinquantasette anni, numero uno del Rassemblement National (RN), era una delle principali candidate alle elezioni presidenziali del prossimo anno. Ha ricevuto anche una condanna a quattro anni di carcere, di cui due con la condizionale e due da scontare fuori dal carcere con un braccialetto elettronico. Dovrà, inoltre, pagare una multa di centomila euro. La politica ha presentato ricorso insieme dieci dei ventiquattro membri del partito condannati lo scorso anno. Ha negato ogni illecito e, attualmente, sta tentando di ribaltare la sentenza.
L’incontro di Magali Lafourcade con i due consiglieri statunitensi
Lafourcade ha raccontato all’AFP di aver incontrato Samuel D. Samson e Christopher J. Anderson lo scorso maggio. I due sono consulenti del Bureau of Democracy, Human Rights and Labor (DRL), che fa parte del Dipartimento di Stato. Sostiene che i due stessero cercando «elementi a sostegno di una teoria che avrebbe potuto, forse, servire a sostenere una disinformazione o una manipolazione del dibattito pubblico in Francia».
La giudice avrebbe tentato di spiegare il processo giudiziario francese ai due uomini «convinti che si trattasse di un processo politico mirato a rimuovere Marine Le Pen dalla corsa presidenziale o a vietarle la partecipazione per ragioni puramente politiche». Ha poi spiegato come i funzionari fossero certi che la leader conservatrice fosse stata trattata ingiustamente e che fosse vittima di una «condanna politica».
Lafourcade, che non è coinvolta nel caso Le Pen, si è detta preoccupata perché questo non è il tipo di conversazione che «dovrebbe avvenire con gli alleati». Ha affermato di aver intuito che la discussione potesse essere vista come una forma di ingerenza, quindi ha immediatamente segnalato la conversazione al Ministero degli Esteri, «cosa che non faccio mai, poiché siamo un’istituzione indipendente e non riportiamo gli scambi che abbiamo con i diplomatici».
Federica Checchia





