Inizia oggi, in Francia, il processo d’appello contro Marine Le Pen, la leader del partito di estrema destra Rassemblement National. Le udienze si concluderanno il 12 febbraio, mentre la sentenza è attesa per l’estate. Lo scorso anno, la politica era stata condannata in primo grado a quattro anni di detenzione, di cui due con pena sospesa e due da scontare con il braccialetto elettronico, per appropriazione indebita di fondi pubblici del Parlamento Europeo. Il 31 marzo 2025, i giudici l’avevano anche condannata a cinque anni di ineleggibilità, applicata con «esecuzione provvisoria», ovvero con effetto immediato.

Si tratta di un processo estremamente importante, il cui esito potrebbe influenzare il risultato delle prossime presidenziali, previste nel 2027. All’epoca del verdetto, Le Pen era di gran lunga la favorita nella corsa all’Eliseo; per questo motivo, i suoi elettori -e lo stesso partito- sostengono che la sentenza sia stata un tentativo di ostacolare la sua elezione.

La “serpe in seno” di Marine Le Pen: Jordan Bardella

Ad oggi, il Rassemblement National è ormai il partito più popolare del Paese nei sondaggi. A essere calata, tuttavia, è la popolarità dell’ex europarlamentare, e a insidiare la sua candidatura potrebbe essere l’altro leader del movimento, Jordan Bardella. Il politico trentenne è in continua crescita nell’indice di gradimento, e in molti sembrano preferirlo alla collega: questo, naturalmente, potrebbe portare a scontri interni, qualora i giudici decidano di revocare l’ineleggibilità di quest’ultima.

Le Pen, in ogni caso, continua a essere convinta che sarà lei a candidarsi per il partito, se la sentenza di appello glielo consentirà. Le speranze di vittoria in tribunale, tuttavia, non sono molto elevate. Secondo Le Monde, i suoi avvocati tenteranno di dimostrare quanto la pena sia sproporzionata rispetto ai reati commessi. Improbabile, però, che avvenga un vero e proprio ribaltamento della sentenza, fondata su accuse molto solide, sia contro la deputata, che verso le altre ventitré persone condannate insieme a lei.

Federica Checchia