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Tokyo Ghoul è simbolismo in bilico tra psicanalisi e cannibalismo

Tokyo Ghoul ha un lato nascosto che lo rende un’opera più profonda e complessa di quello che sembra. Quello che segue forse è più un esercizio di stile, ma ci permette di approfondire come si sia mossa l’industria dei prodotti di massa. E Tokyo Ghoul più che un pretesto è una forma inaspettata con cui questi elementi si sono espressi.

Il mio primo avvicinamento a Tokyo Ghoul è stato tramite la sua trasposizione animata. Mi incamminai un po’ incerta e scettica (sono sicura di non essere l’unica a pensare che fosse solo un “manga-esca” per adolescenti dark, ammettetelo). Dopo poco però avvenne la rivelazione: le micro-citazioni ad autori appartenenti alla “cultura alta”.

“Cultura alta” e “cultura bassa”: etichette che non descrivono il reale

Mi si permetta un appunto da antropologa sociale quale sono.

  • Con cultura alta si intende generalmente quel tipo di cultura e arte e narrativa da vernissage. Insomma si parla di Guerra e Pace di Tolstoj o di arte contemporanea fondata sulle performance artistiche.
  • Con cultura bassa invece si intende quel tipo di arte e letteratura di massa, dagli Harmony alle vignette di Braccio di Ferro.

Viviamo forse nell’epoca che sulla falsariga del post-postmodernismo ha di più messo alla prova queste definizioni stereotipate. Come tutte le etichette, “cultura alta” e “cultura bassa” hanno sempre lasciato il tempo che trovano. Le etichette non sono mai in grado di raccontare il reale nella sua complessità. Però, se una volta molte manifestazioni culturali potevano rientrare in una o nell’altra definizione, sicuramente nell’epoca contemporanea non è così. Siamo i figli della Pop-Art, condividiamo i “meme d’autore” di Joan Cornellà, e siamo consapevoli di come le graphic novel siano delle forme di arte.

Tokyo Ghoul e i suoi riferimenti alla “cultura alta”

Tokyo Ghoul tra lati e significati nascosti
Tokyo Ghoul tra lati e significati nascosti

Mi sono quindi resa conto che c’erano riferimenti a opere e ad autori che non era scontato trovare in un manga di quel tipo. Ovviamente erano delle citazioni riferite a quella parte di “cultura alta” di cui un po’ tutti abbiamo ricevuto un’infarinatura scolastica: Kafka, Hesse, Jung, e Beckett. Questa constatazione però non toglieva nulla al fatto che le opere più importanti di questi autori fossero state considerate metaforicamente valide per accompagnare la storia. Dopo aver notato questo, ho continuato ad andare a caccia di carne umana come il famoso storico-orco di Marc Bloch.

Tokyo Ghoul e il viaggio di Ken Kaneki nella storia del manga

Ma ora veniamo alla storia di Tokyo Ghoul. Essa ci mostra i drammi e i cambiamenti interiori di Ken Kaneki, introverso universitario, catapultato in un’esistenza nuova e assurda. Il suo viaggio fisico e interiore inizia nel momento in cui diventa metà ghoul e metà umano, dopo un rocambolesco trapianto di organi di ghoul. Kaneki comincia a fare i conti con la fame per la carne umana che, se non soddisfatta, lo porta a un delirio ferino e famelico.

Come se non bastasse poi prova disgusto totale nei confronti dei cibi di cui era solito nutrirsi. Unna realtà che lui fatica ad accettare e con la quale negozierà fino alla fine dell’opera. Disperato per l’assurda sua condizione, verrà accolto da un gruppo di ghoul pacifici che lo aiuteranno a venire a patti con il suo nuovo io. Da qui in poi il protagonista affronterà un percorso di ricerca di spiegazioni alla realtà assurda che lo circonda, cambiando se stesso nel cammino.

Libro come simbolo nel cammino di Ken Kaneki tra mondo umano e mondo ghoul

Tokyo Ghoul e la simbologia del libro, strumento con molti significati e ruoli all'interno dell'opera
Tokyo Ghoul e la simbologia del libro, strumento con molti significati e ruoli all’interno dell’opera

Un elemento molto importante all’interno del mondo di Tokyo Ghoul è il libro, un simbolo che ha varie sfaccettature. Il libro di volta in volta acquisisce dei ruoli diversi:

  • Libro come rifugio in Tokyo Ghoul. Apprendiamo quasi subito che Ken Kaneki è un divoratore seriale di libri, cosa che lo porta a non vivere a pieno nel mondo reale.
  • Libro come specchio in Tokyo Ghoul. La scrittrice preferita di Kaneki e di altri personaggi è Sen Takatsuki, apprezzata per far perdere i lettori nelle vicende assurde dei suoi personaggi.
  • Libro come mezzo attraverso cui comunicare in Tokyo Ghoul. In più di un’occasione sarà possibile vedere come i punti di contatto tra alcuni personaggi passino attraverso l’interesse per i libri.
  • Libro come mezzo tramite cui creare rapporti in Tokyo Ghoul. in più di un’occasione vedremo Kaneki insegnare a leggere e scrivere ai suoi amici ghoul.

Le controparti letterarie ai drammi di Ken Kaneki, con cui Sui Ishida gioca

Ogni bivio e momento intenso in Tokyo Ghoul poi, è accompagnato da una citazione ricca di significato. I passaggi più drammatici dell’opera saranno sempre accompagnati da una controparte letteraria. Kaneki nel manga farà riferimento sia a La metamorfosi di Franz Kafka che al Demian di Herman Hesse.

Tavola del primo numero di Tokyo Ghoul in cui Ken Kaneki fa riferimento a La metamorfosi di Kafka e al suo significato
Tavola del primo numero di Tokyo Ghoul in cui Ken Kaneki fa riferimento a La metamorfosi di Kafka e al suo significato
  • Kafka aiuta Kaneki a esprimere il senso di scombussolamento che prova nel momento in cui si sente inadatto ed estraneo al mondo circostante (lo scarafaggio kafkiano).
  • Hesse invece aiuta Kaneki ad esprimere la sensazione di rinnovamento radicale che essere ghoul gli fa provare (l’uovo di Abraxas che si schiude in Hesse).
Tavola di Tokyo Ghoul in cui Ken Kaneki cita il Demian di Hesse nel suo significato di rinascita radicale
Tavola di Tokyo Ghoul in cui Ken Kaneki cita il Demian di Hesse nel suo significato di rinascita radicale

Gustav Jung aiuta Kaneki a spiegarsi la difficoltà nelle relazioni tra umani e tra ghoul

In un momento centrale di Tokyo Ghoul, Ken Kaneki citerà Jung per venire a patti con le difficoltà delle relazioni tra umani e ghoul. Le relazioni hanno il potere di cambiarci, di plasmarci e di disfarci.

«Le relazioni umane sono reazioni chimiche: se hai avuto una reazione non potrai mai tornare allo stato precedente»

Gustav Jung citato in Tokyo Ghoul da Ken Kaneki
Tavola di Tokyo Ghoul in cui Ken Kaneki fa riferimento a una nota frase di Gustav Jung per dare significato alle relazioni umane e dei ghoul
Tavola di Tokyo Ghoul in cui Ken Kaneki fa riferimento a una nota frase di Gustav Jung per dare significato alle relazioni umane e dei ghoul

Il ruolo del teatro in Tokyo Ghoul

Accanto al libro e alla parola scritta poi, si erge il forte elemento teatrale. Questo elemento è palesato quando all’interno dell’anime appare un libro di fiabe che cita Waiting for Godot di Beckett, La neve di Godot. (Teatro dell’Assurdo docet).

Momento dell'anime di Tokyo Ghoul in cui il padre di Touka legge il libro per bambini La neve di Godot a lei e al fratello da piccoli
Momento dell’anime di Tokyo Ghoul in cui il padre di Touka legge il libro per bambini La neve di Godot a lei e al fratello da piccoli

Anche in questo caso il riferimento è puntuale. Il padre di uno dei personaggi legge ai figli questo libro poco prima che la loro vita sia sconvolta e messa davanti all’assurdità del mondo.

Le maschere come elemento teatrale fortemente simbolico nel manga e nell’anime di Sui Ishida

Due personaggio di Tokyo Ghoul che indossano le caratteristiche maschere dei ghoul in un momento cruciale dell'opera nella sua trasposizione anime
Due personaggio di Tokyo Ghoul che indossano le caratteristiche maschere dei ghoul in un momento cruciale dell’opera nella sua trasposizione anime

I riferimenti a un’impostazione teatrale in Tokyo Ghoul sono numerosi, e tra questi risalta sicuramente l’uso delle maschere da parte dei ghoul. Le maschere dei ghoul spaziano da temi orrorifici, sullo stile di Clive Barker, a immagini legate all’iconografia dei demoni del folklore giapponese. Lo scopo delle maschere nelll’opera è quello di celare l’identità dei ghoul nel momento in cui mostrano il loro lato più ferale, il kagune. Esse – come ogni maschera che si rispetti – hanno anche il compito di mostrarci l’inconscio dei personaggi insieme alle loro sfaccettature più intime.

La maschera di Ken Kaneki e il tragicomico nell’opera di Sui Ishida

Il significato nascosto della maschera di Ken Kaneki in Tokyo Ghoul
Il significato nascosto della maschera di Ken Kaneki in Tokyo Ghoul

La maschera del protagonista, a parte il riferimento a Hellraiser, si rifà a un importante film muto, L’uomo che ride tratto da Victor Hugo. Il protagonista di quest’opera è un uomo sottoposto da bambino a delle operazioni deturpanti che lo costringono a un sorriso perenne. (Per chi non lo sapesse anche il Joker di Batman si ispira a questa iconografia). La sua esistenza è tragicomica nel momento in cui è costretto a sorridere anche di fronte alle peggior turpitudini e sofferenze del mondo. Le similitudini con il protagonista sono abbastanza palesi.

I cambiamenti di Ken Kaneki durante la sua evoluzione in Tokyo Ghoul

Nel corso dell’opera poi Kaneki sarà modificato sia nel corpo che nello spirito dagli avvenimenti che si susseguono nella storia. In qualche modo è come se il suo inconscio “macchiato” dalle varie esperienze si palesasse materialmente sul suo corpo. Questi avvenimenti sono sempre molto strani e spinti verso un limite che tende ad abbattere la barriera della verosimiglianza del lettore.

  • L’inizio di Tokyo Ghoul è alla fine un intervento di trapianto di organi totale che non lascia cicatrici sul corpo del malcapitato.
  • Kaneki sarà sottoposto alle torture insistenti e orribili di un ghoul folle.
Dettaglio delle scene incentrate sul ristorante dei ghoul in Tokyo Ghoul
Dettaglio delle scene incentrate sul ristorante dei ghoul

Il forte elemento teatrale dà la sensazione della messinscena. Come se da un momento all’altro tutti si gireranno verso di te e ti diranno che sei su “Candid Camera”. Il teatro poi, con tanto di strizzata d’occhio a Eyes Wide Shut, è straripante nelle scene del ristorante dei ghoul. La location di quest’ultimo infatti è a tutti gli effetti un anfiteatro dall’architettura ottocentesca.

Tokyo Ghoul: “homo homini lupus” e “siamo ciò che mangiamo”

Ho sempre avuto la sensazione che il sottotesto di Tokyo Ghoul potesse essere sintetizzato in due note massime:

  • “homo homini lupus”;
  • “siamo ciò che mangiamo”.

I ghoul, mostri cannibali nei confronti degli umani e anche di altri ghoul, sono identici agli umani e si muovono come camaleonti tra di loro. Essi sono la personificazione del famoso proverbio latino in cui il più grande nemico per l’uomo è e sempre sarà un altro uomo.

Il tema del cannibalismo in Tokyo Ghoul
Il tema del cannibalismo in Tokyo Ghoul

In aggiunta a questo poi il tema del cannibalismo è centrale e, se lo si analizza aldilà della facile interpretazione splatter, si trovano dei motivi interessantissimi. Kaneki, vissuto sempre tramite il dettame del “meglio far male a se stessi piuttosto che farne agli altri” (dettame che, con fare psicanalitico, si fa discendere dalla madre altruista fino al masochismo), si trova costretto a dover accettare di “fagocitare” gli altri e a compiere il male per la propria sopravvivenza. La nota citazione di Feurbach, “siamo ciò che mangiamo”, in quest’opera è intesa in modo letterale con una valenza psicoanalitica: Kaneki comincerà a prendere le sembianze e i comportamenti di ciò di cui si nutre.

Una delle prime metamorfosi subite da Ken Kaneki durante il corso del manga Tokyo Ghoul
Una delle prime metamorfosi subite da Ken Kaneki durante il corso del manga

Il tema del cannibalismo come pratica simbolica ancestrale in salsa contemporanea

Il cannibalismo è un tema ancestrale che appartiene all’umanità e il ritrovarlo in opere di vario genere non va mai sottovalutato. Tokyo Ghoul è un esempio della reinterpretazione in chiave contemporanea e anche psicanalitica di un atto che sia nell’essere rifiutato o accettato ha una grande valenza simbolica. Mangiare carne umana non è mai una cosa da poco in nessun periodo storico e in nessuna cultura.

  • Il cannibalismo in Tokyo Ghoul come modalità di interazione con l’altro. Molti dei fenomeni di cannibalismo che si sono presentati nella storia dell’umanità riguardano il mangiare parte dei corpi di parenti o membri del clan morti, legati quindi a una componente affettiva;
  • Il cannibalismo in Tokyo Ghoul come sacrificio rituale. Il cannibalismo nella storia è stato anche un fenomeno legato a degli specifici avvenimenti circoscritti, durante i quali le vittime sacrificali erano scelte con cura e non sicuramente tra quelli appartenenti al più basso gradino della scala sociale.

Tra tutti i cibi “umani” per cui i ghoul provano disgusto però c’è un eccezione: il caffè.

Perché i ghoul possono bere il caffè?

Il significato del caffè in Tokyo Ghoul si Sui Ishida

Il caffè rappresenta l’unico punto di contatto e condivisione tra i due mondi, tanto che il gruppo di ghoul pacifici da cui Kaneki verrà accolto ha la propria sede in un bistrot aperto sia agli umani che ai ghoul. Tra le altre cose questo bistrot è noto proprio per l’alta qualità del suo caffè. Il caffè e ciò che rappresenta è tutt’altro che banale non solo nel mondo di Tokyo Ghoul, ma proprio nella nostra vita di tutti i giorni.

Il caffè come simbolo di condivisione e di relazione con gli altri in Tokyo Ghoul di Sui Ishida

La pausa caffè o il prendere il caffè (o qualsiasi altra bevanda calda affine) è uno dei “riti” sociali attraverso cui si vanno a intrecciare e saldare i rapporti, attuando quello che in antropologia si chiama grooming talk. In aggiunta a questo molti VIP della filosofia e della letteratura hanno un po’ eletto questa bevanda e il loro personale rito intorno ad essa a status symbol, come quando Albert Camus affermava di essere indeciso tra uccidersi o bere una tazza di caffè.

Perché è importante parlare di Tokyo Ghoul in questi termini?

  • Tokyo Ghoul di Sui Ishida è un ottimo esempio delle modalità con cui la “cultura alta” è rinegoziata nelle opere di massa. Questo manga negozia tra medium fumettistico e temi con un passato pesante in modo sperimentalmente egregio.
  • Tokyo Ghoul di Sui Ishida è un fumetto che racchiude in sé vari livelli di letture che l’autore pone come molliche di pane. Il fatto che un autore di fumetti decida di utilizzare certe citazioni e certi rimandi in un manga è interessante. Il medium del fumetto ha una sua storia e un target ben definiti. Non deve passare inosservato, e può illuminarci sulle modalità attraverso cui la società attuale e i suoi miti ancestrali si stia evolvendo. Un po’ come quando Lévy-Strauss diceva che il mito di Edipo si era evoluto e adattato con l’interpretazione freudiana.
L'inconscio e le personalità nascoste da Ken Kaneki, protagonista di Tokyo Ghoul. Ma anche l'opera stessa Sui Ishida ha significati, sfumature e lati nascosti.
L’inconscio e le personalità nascoste da Ken Kaneki, protagonista di Tokyo Ghoul. Ma anche l’opera stessa Sui Ishida ha significati, sfumature e lati nascosti.

Sui Ishida ci dà una lezione esemplare con Tokyo Ghoul

Sotto questa luce Tokyo Ghoul è la base per un discorso molto più amplio. I mezzi di comunicazione e la narrativa si sono evoluti mescolando “cultura alta” e “cultura bassa”. Dietro queste etichette si nasconde sempre e solo una questione di potere e di volontà di sminuire ciò che passa nella cultura di massa. Uno degli esempi a noi più noti sono le vignette satiriche osteggiate dai potenti.

Cosa avrebbe pensato Umberto Eco di Tokyo Ghoul di Sui Ishida?
Cosa avrebbe pensato Umberto Eco di Tokyo Ghoul di Sui Ishida?

Per quanto lo stesso Umberto Eco dicesse di leggere sia l’Iliade che Dylan Dog, poche persone con un background accademico non sminuirebbero Tokyo Ghoul. In aggiunta a questo si presenta un altro punto interessante: l’aspetto educativo. Di solito questo genere di fumetti ha un target ben definito, quello dell’adolescenza e dei giovani adulti. Immagino che si possa capire come insegnare ai giovani Beckett o Kafka partendo da Tokyo Ghoul avrebbe un impatto diverso rispetto al solito manuale scolastico.

di Eleonora D’Agostino

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Eleonora D'Agostino

Sono un'antropologa che si diverte a fare quattro chiacchiere tra amici mostrando il perché Star Wars non sia solo un bel film, ma un complesso mito attraverso cui si narrano le vicissitudini umane circa la società, la religione, l'identità personale, i riti di iniziazione, ecc. ... e potete sostituire Star Wars con qualsiasi altra cosa!
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