L’11 maggio è stata inaugurata a Parma la mostra di 30 opere limited edition di Joan Cornellà. Ad esporre però non c’era solo il noto illustratore spagnolo, ma anche due giovani artisti italiani: Isabella Bersellini e Notawonderboy. Il club dei sabotatori è giunto in città!

La mostra di Joan Cornellà, Isabella Bersellini e Notawonderboy, organizzata da Abecedario d’artista, in collaborazione con BDC, ti aspetta fino al 7 giugno.

(Cornellà, Bersellini e Notawonderboy in mostra a Parma)
(Cornellà, Bersellini e Notawonderboy in mostra a Parma)

Cornellà, Bersellini e Notawonderboy in mostra: i protagonisti

Se qualcuno non conosce il nome di Joan Cornellà non per forza sarà qualcuno che non conosce le sue opere, diventate memi artistici virali. Infatti è possibile ritrovare le sue opere sui social network, e i suoi terreni d’elezione sono la natura umana e l’incoerenza delle sue fragile strutture granitiche.

Isabella Bersellini è invece un’illustratrice freelance che vive a Parma, laureatasi all’Accademia di Belle Arti di Bologna in fumetto e illustrazione.
Ha collaborato con Google, Picame, Amnesty international, This is not a love song, The wild honey pie e tanti altri.

Notawonderboy invece è un art director, illustratore, graphic designer. Classe 1982 che – dal 2010 – vive e lavora a Parma ed è alla guida del suo studio personale, Studio Brado.

(In fondo trovate la fotogallery delle opere di Joan Cornellà, Isabella Bersellini e Notawonderboy)

Cornellà, Bersellini e Notawonderboy in mostra: la cavalcata dei “memi d’autore”

Gran parte delle persone che incontriamo nella vita o che conosciamo utilizza uno strumento tecnologico come uno smartphone o un computer per accedere a un social network. Chi decide di non avere a che fare con questo mondo virtuale di solito lo fa per mandare un chiaro messaggio di presa di posizione individuale: non voglio avere nulla a che fare con quei “cosi”. Questo vi fa capire quanto sia una tecnologia pervasiva che si è integrata in modo vistoso e anche funzionale all’interno delle nostre strutture sociali.

Questa pervasività dei social network ha portato anche a un cambiamento di prospettive riguardo agli strumenti che utilizziamo per ottenere informazioni. Infatti le notizie e gli articoli molte volte li leggiamo sulle pagine social dei giornali, e se cerchiamo qualche informazione utilizziamo la barra di ricerca di Facebook piuttosto che Google. All’interno di questo mondo poi ecco che diventano più frequenti i “memi”, piccoli “frammenti di cultura” (chissà cosa pensa Dawkins di come la sua gloriosa definizione sia migrata verso altri significati e altri lidi…).

Tutto può essere un meme, ma di questi tempi essi sono per lo più immagini (amaramente a volte) divertenti, vignette, accostamenti ironici, e in generale essi sono caratterizzati da un linguaggio grafico costituito da un’immagine e un testo scritto (anche se non sempre necessario). Ormai la pubblicità la si fa con la struttura dei meme rimodellata su linguaggi promozionali a mo’ di quelli degli anni ’50 (anche se senza sigarette fumate dai bambini e ruoli di genere… aspetta questo forse a volte riesce ancora).

E la campagna politica anche la si fa così, da Donald Trump a Giorgia Meloni. E come dimenticare la digital marketing strategy dell’agenzia di pompe funebri Taffo, che ha politicizzato online la morte.

Cornellà, Bersellini e Notawonderboy in mostra: arte e social network

Ecco. Questo è il mondo oggi. E se una volta l’arte sabotatrice utilizzava altri supporti e altri strumenti (pensiamo ad Andy Warhol e le sue sedie elettriche riprodotte nello stesso modo in cui riproduceva Marilyn Monroe), oggi gli strumenti di massa sono i social. E chi volesse sabotare e parlare a più di una persona, chi volesse fare arte che raggiunge la “massa”, ha una sola via.

L’arte, da un punto di vista sociale e antropologico, ci parla dell’epoca in cui l’artista vive. Lo farebbe anche se analizzassimo nello stesso modo Beethoven o Caravaggio. E io penso che gli artisti in mostra a Parma di questo ci parlino.

Tutte le opere esposte hanno un tratto in comune: a mio avviso sono tutti dei veri e proprio “memi d’autore”. Sono immagini utili alla fruizione di un pubblico abituato a immagini non complesse e delle giuste dimensioni per essere ammirate mentre scorriamo con il pollice sulla home di un social.

Gli artisti però, utilizzando questo genere di grafica adatta alla viralità, costruiscono dei discorsi ambigui rispetto al mezzo, tutto questo senza quasi mai far uso della scrittura. Le loro opere mute urlano.

La superstar della mostra è Joan Cornellà, noto per le sue vignette a sei riquadri in cui, con tratti semplici, descrive storie dal finale incoerente e violento rispetto a quello che ci si aspetterebbe. Un’incoerenza però che riflette l’incoerenza di certi nostri atteggiamenti dati per scontati nelle nostre visioni del mondo. A volte è più esplicito, soprattutto nelle sue opere a immagine intera, ma l’essere criptico in altre è la base del suo fascino nella summa del suo lavoro. Nelle sue opere Cornellà vuole che lo spettatore trovi il significato nell’incoerenza e la osservi con senso critico. Ultimamente nelle sue opere ha cominciato a mettere qualche slogan scritto, ma in mostra non c’è nessuno di questi casi.

Non voglio in alcun modo che la fama di Cornellà però finisca per ledere le altre opere esposte, che meritano davvero attenzione da parte di tutti noi.

Lo stile di Notawonderboy è chiaro e definito: pochi colori accesi sono alla base delle sue opere. Queste sono l’epitome del “meme d’autore” perché il messaggio non è, come nel caso della gran parte delle opere di Cornellà, un percorso da seguire in un fumetto, ma è un’immagine forte e dal chiaro significato. Deve colpire per quello e per i colori, per le metafore che rimandano chiaramente all’oggetto di cui si sta discutendo, ed è forse più simile dell’altra artista allo stile di Cornellà.

Le opere di Isabella Bersellini invece rimandano la mia mente all’universo cinematografico. Nella sua opera “Broken Hearts” ritroviamo gli occhiali della Lolita di Kubrick con le lenti in frantumi, opera che ho apprezzato moltissimo. Ma dall’altra parte abbiamo anche un astrattismo che si fa locandina di film che non esisteranno mai. Mi ricorda un po’ le locandine cinematografiche anni ’70-’80, o anche qualche copertina di libro che ci invoglia a scoprire cosa ci sia dentro. E nelle sue opere troviamo più simboli piuttosto che metafore, tra serpenti dall’eco biblica in mazzi di fiori e volti scomposti.

Cornellà, Bersellini e Notawonderboy in mostra: le 30 limited edition di Joan Cornellà

Arte virale e sabotatrice: vedere le vignette mute e assordanti di Joan Cornellà ci mette a disagio. La potenza di queste opere giace nella loro transmedialità, tanto da diventare sui social network “meme d’autore”. Gioca con la nostra quotidianità Joan e porta agli eccessi le nostre incoerenze: e tutto – certezze, sensi comuni, visioni del mondo – esplode. Boom!

Cornellà, Bersellini e Notawonderboy in mostra: le opere di Isabella Bersellini

 (Isabella Bersellini in mostra a Parma)
(Cornellà, Bersellini e Notawonderboy in mostra: le opere di Isabella Bersellini)
(Le opere di Isabella Bersellini. Cornellà, Bersellini e Notawonderboy in mostra)
(Cornellà, Bersellini e Notawonderboy in mostra: le opere di Isabella Bersellini)
(Isabella Bersellini, “Broken Hearts”. Cornellà, Bersellini e Notawonderboy in mostra)

Cornellà, Bersellini e Notawonderboy in mostra: le opere di Notawonderboy

(Notawonderboy in mostra a Parma)
(le opere di Notawonderboy. Cornellà, Bersellini e Notawonderboy in mostra)

di Eleonora D’Agostino

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