Alcuni giudici israeliani hanno respinto un ricorso per permettere a un bambino palestinese di cinque anni, affetto da una forma aggressiva di cancro, di entrare in Israele per ricevere cure salvavita, citando una politica governativa che impedisce ai residenti registrati a Gaza di attraversare il confine, anche quando non vi risiedono più. In una sentenza emessa domenica, il tribunale distrettuale di Gerusalemme ha respinto una petizione che chiedeva l’autorizzazione a trasferire il piccolo paziente da Ramallah all’ospedale Tel HaShomer, vicino a Tel Aviv. Lì, dovrebbe sottoporsi a un trapianto di midollo osseo, una procedura non disponibile né a Gaza né nella Cisgiordania occupata.

Israele vieta l’ingresso a un bambino palestinese che ha bisogno di cure urgenti contro il cancro

Il bambino vive in Cisgiordania dal 2022, dove riceveva delle cure mediche non disponibili nella Striscia di Gaza; secondo i medici, necessita urgentemente di immunoterapia con anticorpi. «Ho perso la mia ultima speranza», ha dichiarato la madre del bambino, descrivendo la sentenza come una condanna a morte per suo figlio. Suo marito è venuto a mancare tre anni fa, a causa di un tumore.

Nella sua sentenza, il giudice Ram Winograd ha definito la petizione come una sfida indiretta alle restrizioni imposte dalle forze di sicurezza dopo il 7 ottobre, che hanno impedito ai residenti di Gaza di entrare in Israele per cure mediche. Pur riconoscendo che migliaia di bambini palestinesi avrebbero urgente bisogno di cure, il per il tribunale non vi sarebbe alcuna distinzione significativa tra il caso del bimbo e quelli di altri pazienti, già esclusi da tale politica. Il divieto imposto da Israele alle persone residenti a Gaza dopo gli attacchi di Hamas include anche i pazienti oncologici che, prima dell’aggravarsi del conflitto, avevano regolarmente accesso a cure salvavita a Gerusalemme.

Le dichiarazioni di Gisha, organizzazione israeliana per i diritti umani

Gisha, un’organizzazione israeliana per i diritti umani, è impegnata in un procedimento legale riguardante il caso del bambino dal novembre 2025, ribadendo quanto questa vicenda abbia messo in luce la crudeltà di un rigido sistema burocratico che dà priorità ai dati anagrafici rispetto all’urgenza medica.

«Questo caso illustra ancora una volta le conseguenze devastanti di una politica radicale che nega ai palestinesi l’accesso a cure mediche salvavita esclusivamente sulla base del loro indirizzo registrato a Gaza, anche quando non risiedono lì e non vengono sollevate accuse di sicurezza nei loro confronti», ha dichiarato un portavoce. «Il significato di questa sentenza è che il tribunale sta fornendo sostegno a una politica illegale che di fatto condanna i bambini a morte, anche quando è possibile ottenere cure salvavita».

Federica Checchia