Musica

Una musica può fare: non dimenticare la Shoah

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Primo Levi ha detto: “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”. Oggi, nella Giornata della Memoria ricordiamo attraverso la musica le atrocità della Shoah. Per questo abbiamo selezionato cinque brani, alcuni strumentali altri cantati; due sono nati con l’intenzione di ricordare, altri sono stati scritti come colonne sonore per il cinema. Infine, uno di questi è stato composto quasi cento anni prima della Shoah. Ma c’è un motivo se oggi è in questa lista.

La canzone del bambino nel vento (Auschwitz) – 1964

La canzone del bambino nel vento (Auschwitz) è stata scritta da Francesco Guccini nel 1964 insieme a Noi non ci saremo e É dall’amore che nasce l’uomo. Confluito nell’album Folk beat n. 1, il brano è un tributo alla scoperta che l’Europa aveva cominciato ad avviare dalla seconda metà degli anni 50, ovvero quella del peso storico e simbolico della Shoah. In questa canzone si ritrovano desolazione ed indignazione. C’è l’autore che pone domande retoriche e il bambino nel campo di concentramento che offre il punto di vista di chi è stato sacrificato. Complessità metrica e semplicità di linguaggio portano Guccini a comporre una canzone ancora oggi attuale ed evocativa di quello che è stato il dramma e la tragedia della Shoah. La voce, inizialmente individuale – del bambino soltanto -, diventa alla quinta strofa collettiva: Guccini si fa portavoce non più di un solo “io”, ma di un “noi”.

Ad Auschwitz c’era la neve
Il fumo saliva lento
Nel freddo giorno d’inverno
E adesso sono nel vento

[…]

Ma ancora tuona il cannone
Ancora non è contento
Di sangue la belva umana
E ancora ci porta il vento.

Suona Rosamunda – 2000

Suona Rosamunda è una canzone scritta e cantata da Vinicio Capossela, contenuta nell’album Canzoni a manovella del 2000. Il brano è stato ispirato dalla lettura di Se questo è in uomo di Primo Levi. In un passaggio del testo, lo scrittore torinese che visse sulla sua pelle l’atroce esperienza del lager nazista, ricorda di come la musica accompagnasse la marcia dei prigionieri che andavano o facevano ritorno dal campo di lavoro in file ordinate.
In particolare, Levi ci narra di un giorno in cui cominciò a risuonare nel lager una fanfara: suonava Rosamunda, una polka sentimentale degli anni 20 divenuta nota proprio durante la Seconda guerra mondiale. Capossela parte da qui per comporre un brano che comincia con piano e voce e dalle prime due strofe prende allo stomaco l’ascoltatore. Prosegue poi con l’andamento incalzante della polka e un accompagnamento musicale più imponente. Ma come un’altalena, la melodia ritorna a straziarci con note d’arco e una voce che sanno rievocare abilmente la “colossale buffonata di gusto teutonico” alla quale i prigionieri dei lager erano costretti ad assistere.

Suona la banda prigioniera
Suona per me e per te
Eppure è dolce nella sera
Il suono aguzzo sul nostro cuor
Cade la neve senza rumore
Sulle parole cadute già

Fino nel fondo della notte
Che qui ci inghiotte e non tornerà
Il passo d’oca che mai riposa
Spinge la giostra, spinge la ruota
Con i bottoni e coi maniconi
Marciano i suoni, vengon per noi

Notturno n. 20 in Do diesis minore1830

Il Notturno n. 20 in Do diesis minore, o Lento con gran espressione op. KK Iva/16, è un pezzo per pianoforte solista composto da Fryderyc Chopin nel 1830, pubblicato postumo nel 1875, e che così potrebbe dire davvero poco a molti di noi. Davvero poco, se non fosse per Wladyslaw Szpilman, il pianista polacco ebreo che il regista Roman Polanski ha reso protagonista del suo film del 2002, Il pianista. La trama della pellicola è infatti ispirata da ciò che Szpilman ha vissuto dal momento dell’invasione tedesca della Polonia nel settembre del 1939.
Mentre le truppe tedesche invadevano Varsavia, Szpilman si trovava alla stazione radio della città dove lavorava come pianista, e stava eseguendo il Notturno in Do diesis minore di Chopin. Nella scena iniziale del film Szpilman, interprestato da un bravissimo Adrien Brody, nonostante le ammonizioni continua a suonare fino a che una bomba non scoppia anche all’interno dello studio di registrazione, e lui è costretto a scappare.

If it falls, it falls – 2011

If it falls, it falls è un brano dei The pieces of shit, ovvero di David Byrne, Will Oldham e Michael Brunnock, un gruppo musicale formatosi su richiesta di Paolo Sorrentino, per comporre i brani musicali per il suo film del 2011 This must be the place. Il protagonista Cheyenne, una rockstar anni 80 che vive ormai lontano dalle scene musicali, si trova improvvisamente a fare i conti con la morte del padre e con una scoperta. Il genitore che ha appena perso ha dedicato gran parte della sua vita alla ricerca di Aloise Lange, l’ufficiale nazista che lo aveva umiliato nel campo di concentramento in cui era stato deportato durante la Seconda Guerra Mondiale.
Cheyenne – interpretato da un grandissimo Sean Penn – decide così di portare a termine lui la missione e una volta giunto a casa dell’ex ufficiale nazista, vendica suo padre. Questo brano accompagna Cheyenne tra la neve, verso l’aeroporto, pronto a ripartire verso l’Irlanda e a vincere la sua paura di volare; e al tempo stesso conduce Aloise Lange nudo e cieco, nella neve gelida.

And I feel like
I’m being burned by the evil that form you
And I feel like
I couldn’t ever be good without you
I feel like
Didn’t I try? didn’t I, didn’t I strip for your eye
For your gaze and your sight
To find in my life in my body and mind
The seed, the stem, the flower and? fruit
That to you it was denied all of your life.

La vita è bella – 1999

La vita è bella è la colonna sonora composta da Nicola Piovani per l’omonimo film di Roberto Benigni, uscito nelle sale italiane nel 1997. La bellezza e la profondità del racconto della pellicola e delle musiche che l’accompagnano ha avuto riconoscimenti anche in tutto il resto del mondo: da Gerusalemme alla Francia, fino agli Stati Uniti.
Il brano, per cui Nicola Piovani ha vinto il Premio Oscar alla migliore colonna sonora per un film drammatico nel 1999, è stato in seguito ripreso dalla cantante israeliana Noa che ha aggiunto il testo intitolandolo Beautiful that way. Probabilmente, per molti dei bambini nati dagli anni 90 in poi, la Shoah ha trovato un iniziale significato simbolico proprio in questo film, ed un primo modo di avvicinarsi al ricordo grazie a questa musica.

Giorgia Lanciotti

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