“L’uomo bicentenario”, una storia senza tempo

La vita inizia quando finisce o finisce quando inizia? Domandone esistenziale da mille punti. La certezza, comunque, è che finisce e bisogna, prima o poi, inevitabilmente, separarsi da tutto ciò che si ama e si è amato. Non vive all’infinito come non si ama all’infinito. Questo per i comuni mortali, non per il vetusto Robin Williams ne “L’uomo bicentenario”.

Alla scoperta della vita.

Come il robot di latta ne “Il Mago di Oz” aveva bisogno di un cuore, anche Andrew Martin modello NDR-114 vuole assolutamente vivere. Tratto dall’omonimo racconto e dal romanzo “Robot NDR-113” del padre della fantascienza Isaac Asimov, il film con Robin Williams diretto da Chris Columbus, seppur oggi un classico della filmografia dell’attore scomparso, nel 1999 fu un insuccesso di pubblico e di critica consolato da una nomination ai premi Oscar per il miglior trucco.

Robin Williams foto dal web. L'uomo bicentenario
Robin Williams foto dal web

“L’uomo bicentenario” è l’ennesimo ricordo di un attore e comico straordinario scomparso troppo presto. Un grazie sempre a Robin Williams.

Andrew Martin (Robin Williams) è uno prototipo di robot positronico modello NDR-114 che nel 2005 viene acquistato dalla famiglia Martin come robot di servizio. L’approccio alla vita del robot si rivela subito differente rispetto agli altri prototipi, mostrando un inaspettato lato umano che lo porterà ad una profonda e duratura amicizia con la piccola di casa, “Piccola Miss“. Sempre più determinato a diventare un essere umano vero e proprio passerà la vita ad arrogarsi, attraverso interventi sempre più derobotizzanti, il diritto ad esserlo fino ad ottenerlo nel 2205.

Robin Williams e la figlia Zelda foto dal web
, L'uomo bicentenario
Robin Williams e la figlia Zelda foto dal web

“L’uomo bicentenario” è ormai un cult movie a tutti gli effetti. Continuamente riproposto dalle emittenti telesive, merita una visione senza pregiudizi. E poi c’è Robin Williams. Restate a casa.

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Luca Lo Destro

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