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Gennaio 20, 2021, mercoledì

USA, donna aggredita: “è stato terrificante”

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Los Angeles, 6 gennaio: Berlinda Nibo, 25 anni, è stata aggredita da un gruppo di manifestanti sostenitori di Trump. La violenza è avvenuta mentre a Washington il Campidoglio era sotto attacco.

Cosa si nasconde dietro l’aggressione: motivi razziali

La vicenda che vede la giovane Berlinda protatonista si può analizzare sotto diversi aspetti. Il primo che salta agli occhi, nel contesto americano, è il colore della sue pelle. L’impressione che l’attacco si sia focalizzato su di lei per motivi razziali è indiscutibile, dalle prime dichiarazioni della ragazza e dei testimoni le parole usate dai sostenitori di Donald Trump non lasciavano spazio a fraintendimenti.
Lo slogan diretto alla ragazza era: “White Lives Matter”, ovvero “Le vite dei bianchi contano”. Uno slogan che vuole togliere forza a quello nato dall’attivismo della comunità afroamericana nel 2013. Mentre BLM (Black Lives Matter) non vuole intendere che la vita dei neri sia più importante di quella degli altri ma di pari valore, la sua controparte bianca si basa proprio si questo. Certo non sorprende affatto sentire queste parole uscire dalla bocca di trumpiani e suprematisti bianchi.

Cosa si nasconde dietro l’aggressione: motivi politici

Il fatto è accaduto durante uno degli eventi che passerà alla storia come il peggiore per la democrazia americana. Neanche questo è un caso. La folla a sostegno dell’ex presidente Trump sventolava con orgoglio bandiere americane e simboli di teorie del complotto. QAnon da tempo non è più una storia divertente da raccontare ad amici e parenti; è una vera e propria narrazione alternativa della realtà, nella quale Trump è un salvatore e tutti gli altri dei pedofili satanisti. Sotto l’insegna Q non è stato solo assalito il Campidoglio, dal 2016 omicidi, sparatorie e persino l’incendio in California del 2018 hanno reso chiaro che di gioco non si parla.
Attualmente le teorie di Q hanno ripreso vigore. Dopo un momento di tentennamento per via della scoperta del nome dietro Q, tale Jim Watkins, proprietario del canale 8Kun.
8kun, sulla scia di 8Chan, è un canale dove idee razziste, antidemocratiche, antisemite e antifemministe sono all’ordine del giorno. Luogo nel quale avviene un enorme scambio di contenuti pedopornografici. Ironico, visto che i qanoniani si esprimono contro la Cabàl (setta inventata) dei pedosatanisti di cui fanno parte tutti i democratici, politici, ma anche attori e personaggi pubblici di vario genere che si sono schierati contro la figura controversa di Trump.

Anche in questo caso la ragazza è stata vittima di un’aggressione che ha come preambolo la domanda: “Chi hai votato?”. Quando Berlinda ha risposto dicendo loro di mettersi le mascherine per proteggersi, la risposta è stata la violenza.

Pericoli della narrazione alternativa:

Dopo l’aggressione, anche la beffa. Berlinda Nibo aveva inizialmente dichiarato che l’uomo dietro di lei era stato il suo eroe. L’uomo, Roy Ball, le aveva detto di non muoversi, di stare calma.

Profilo Twitter di Kenny Holmes – Credits: Twitter

Sul momento, con la vista appannata dallo spray al peperoncino, Berlinda non aveva potuto notare alcuni dettagli dell’aggressione che si sono invece palesati con la visione delle testimonianze video dei reporter.
L’uomo l’ha stretta in quello che viene definito “l’abbraccio dell’orso”, un abbraccio per proteggerla, dicono oggi alcuni giornali (NbcNews non ha ancora aggiornato l’articolo con le nuove dichiarazioni della donna aggredita). Eppure i segni sul corpo non sono quelli di un abbraccio, ma di una costrizione. Nel video dell’aggressione si vede come, tenuta stretta in quella posizione, con le braccia bloccate, non abbia avuto modo di proteggersi da ulteriori due attacchi con lo spray al peperoncino.

In seguito Berlinda dichiarerà a Buzzfeed: “It was not fun. It was no bear hug. It was traumatizing.” (Trad: “Non è stato divertente. Non è stato un abbraccio da orso. È stato traumatizzante”). Il modo migliore per aiutarla sarebbe stato lasciarle il modo di fuggire. La vera eroina sembra essere una donna, riconoscibile dai capelli viola, che ha trascinato via Berlinda insieme a un gruppo di attivisti (come visibile nel video di Vishal P Singh).

Profilo Twitter di Vishal P Singh – Credits: Twitter

Bianco o nero

Le immagini dell’assalto al Campidoglio hanno scatenato il dibattito sulla differenza di trattamento da parte delle forze dell’ordine. Se fossero stati manifestanti afroamericani la conta dei morti sarebbe stata più alta? Possiamo provare a immaginare la risposta e la conta dei morti decisamente più alta. I fatti seguenti alla morte di George Floyd ne hanno dato una prova. Anche il caso di Berlinda non è da meno, con la polizia a pochi metri dall’aggressione che non ha mosso un muscolo in sua difesa.

Qualcuno dirà che si vuole sempre scadere nel discorso razziale, mentre in questo caso si sta parlando di politica. Bhè, forse il commento della donna bianca che sventola come trofeo i capelli di Berlinda ci può chiarire meglio in che modo andrebbe letta la vicenda. “L’ho fatto! Ho fatto il primo scalpo della nuova guerra civile“.

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Articolo di Giorgia Bonamoneta.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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