La campagna vaccinale in Piemonte rischia di trasformarsi in uno scontro tra Regione e medici di famiglia. Sono aumentate, infatti, negli ultimi giorni le lamentele dei medici di famiglia per la mancata consegna delle fiale contenti il vaccino e questo rischia di scatenare il caos.

Sempre più numerosi sono i medici che scelgono volontariamente di ritirare la propria disponibilità a effettuare le iniezioni sui propri pazienti. L’esiguo numero di dosi, i ritardi nella consegna e la mancata possibilità di una programmazione stanno spingendo tanti medici ad invitare i propri pazienti a vaccinarsi negli hub così da ricevere un servizio più tempestivo.

Vaccini in Piemonte: ecco le lamentele

Maurizio Arnaud è un medico di base di Giaveno e ieri ha scritto una lettera all’Asl To3, poi pubblicata sulla sua pagina Facebook: La mia decisione di vaccinare nel mio ambulatorio sta sfavorendo i miei pazienti. Sia a causa della qualità dei vaccini, in quanto vengono vaccinati all’Asl con Pfizer e Moderna pazienti delle stesse classi d’età che io vaccino con AstraZeneca in ambulatorio, e questo crea malumori e rischia di incrinare il mio rapporto di fiducia con i pazienti. Sia dal punto di vista della tempistica: i vaccini ci vengono consegnati con il contagocce e i pazienti dei colleghi che non vaccinano in ambulatorio vengono vaccinati prima dei miei negli hub vaccinali”.

Arnaud non è il solo a esprimere perplessità di questo tipo, altri medici hanno inviato lettere Asl di riferimento a Carignano, Castagnole, Osasio, Lombriasco, Pancalieri, Piobesi e Caselle. Alessandro Dabbene, segretario Fimmg Continuità assistenziale del Piemonte, ha commentato la vicenda dicendo che se fossero state consegnate le dosi che erano state assicurate ai medici di base dalla regione, questi avrebbero probabilmente già completato la vaccinazione nella fascia d’età 60-79. Purtroppo così non è stato.

L’origine del problema

Il principale ostacolo alla prosecuzione della campagna vaccinale negli ambulatori dei medici di famiglia è rappresentato dal fatto che un gran numero di fiale non arriva perché vengono custodite nei magazzini per garantire la seconda dose. Inoltre, ai medici di base viene garantita soltanto la consegna di dosi AstraZeneca e Johnson & Johnson, il cui numero è molto più scarso rispetto a quello dei vaccini di altre case farmaceutiche. Arnaud afferma che, al momento della richiesta ai medici di essere parte attiva della campagna vaccinale, era stato garantita l’unicità della tipologia di vaccino per ogni singola classe d’età e la consegna di un numero congruo di dosi. Entrambe le promesse sono state disattese ed ora i medici devono fare, a malincuore, un passo indietro. Tuttavia, Dabbene ha chiarito che: “Se le condizioni cambieranno è logico che potremo ritornare a vaccinare, ma servono tempi certi altrimenti è come se il Piemonte avesse tremila piccoli hub vaccinali che non possono lavorare”.

Giulia Moretti