Un abuso subito da bambina, come ha raccontato Valeria Bruni Tedeschi alla trasmissione Verissimo: «Ho superato quella violenza, l’ho elaborata. Soprattutto perché ho potuto condividere quel ricordo con la mia amica Silvia. È successo a entrambe, con la stessa persona. Quando abbiamo ricordato quel fatto, l’abbiamo condiviso, ci abbiamo riso e questo ci ha salvato». Poi ovviamente non sono bastate le risate di bambina: «Ho potuto fare psicoanalisi. E anche nel lavoro ho potuto raccontarlo. È stato catartico».
Quelli consegnati a Silvia Toffanin sono ricordi dolceamari: «Ho avuto un’infanzia malinconica e allegra insieme. Angosciata, direi. Perché credo che i bambini siano molto profondi, pensano a Dio, alla morte, anche a quella dei genitori. Io ero abbastanza tormentata, in maniera allegra però: ho sempre amato ridere, soprattutto nelle occasioni in cui era proibito».
Quella violenza subita, dice, «credo che mi abbia formata, la mia vita si è svolta in un certo modo anche in conseguenza di quell’evento. Ho avuto la fortuna di elaborarlo». Non sono mancati i dolori nella sua famiglia, per esempio la morte del fratello Virginio: «Da tanto tempo era malato di Aids, sono stati anni difficili fino alla morte. Non posso dire come abbiamo reagito a questa cosa, non so nemmeno se lo abbiamo fatto, perché è la nostra vita: io, mia madre e mia sorella siamo fatte anche di questa storia. Penso che nella nostra famiglia ci sia qualcosa di vitale, per questo siamo andate avanti».
L’attrice e regista ha poi raccontato del percorso non semplice per diventare madre: «È stato più lungo che per altre persone. Invece di durare pochi minuti, è durato uno o due anni perché sono figli adottivi. Poi quando i figli sono lì, si dimentica della fatica delle carte. Quindi l’esperienza diventa uguale a quella di tutti gli altri. Sono felice che siano loro i miei figli e non altri. Essere mamma non è un obbligo, ma credo che la vita con i figli sia più allegra». Le piace che sua madre le dia una mano: «Mi dà consigli, quasi sempre sbagliati, è un po’ molle. Ma è la sua presenza ad essere molto preziosa, la sua umanità».





