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Aprile 15, 2021, giovedì

Vanessa Incontrada X Dolce & Gabbana: body positivity o pinkwashing?

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Da qualche giorno i social sono invasi dalle magnifiche foto della nuova campagna di Dolce e Gabbana, che hanno come protagonista la bellissima Vanessa Incontrada. Gli scatti, ispirati ai quadri dell’artista fiammingo Pieter Paul Rubens, ritraggono l’attrice e conduttrice italiana circondata da marmi, candele e fiori in un’atmosfera tipicamente barocca.

«Sinonimo di barocco, Pieter Paul Rubens è stato un maestro nel trasmettere morbidezza in ogni dettaglio. Questa scena rappresentata da Vanessa Incontrada esprime delicatezza e grazia», si legge nella caption di una delle foto sul profilo Instagram di Dolce & Gabbana.

Ma si legge anche “Al link in bio scopri la collezione con taglie disponibili fino alla 54 italiana“. Ed è proprio quest’ultima frase che è valsa a Vanessa Incontrada il titolo di “modella curvy” e alla collezione quello di “collezione curvy“, e che ha fatto pensare ad un grande passo avanti da parte della casa di moda e innalzare (un’altra volta) a paladina del body positivity la bella Incontrada.

Dal profilo instagram di Dolce & Gabbana (@dolcegabbana)

La body positivity di Vanessa Incontrada

La body positivity è un ottimo strumento di marketing. L’idea di accettare il proprio corpo è facile da vendere, soprattutto se si ha a disposizione una bella donna con un corpo che è stato giudicato (da chi non si sa) non conforme agli standard da fotografare. E se un bravo copywriter ci aggiunge uno slogan abbastanza potente, poi, il gioco è fatto.

Mi sto riferendo alla copertina di Vanity Fair che ritrae una Vanessa Incontrada “al naturale”, così dicono. Con le gambe accavallate, nessuna traccia di anche solo un buchetto di cellulite, capelli perfetti, braccia toniche, trucco impeccabile, pelle liscia e depilata, e due piccoli rotoletti di pancia. Ad accompagnare il tutto la scritta “nessuno mi può giudicare“, nulla di più vero, su questo siamo tutti d’accordo.

Vanity Fair, n. 40, Ottobre 2020. (immagine dal web)

Sappiamo che negli anni, la bella Vanessa, è stata più volte vittima di bodyshaming. Troppi commenti online e titoli di giornali giudicano il suo corpo come grasso perché non è mai riuscita a perdere i chili presi in gravidanza. Ne è sempre uscita con eleganza, dimostrando di essere consapevole di valere più di un numero sulla bilancia. Non sono certo qui a discutere sul significato che ha avuto per lei la copertina di Vanity Fair, da lei stessa definito “il momento più bello degli ultimi anni“.

Questa cover è stata utile a Vanessa Incontrada, che si è riappropriata del suo corpo con una narrazione scelta da lei, e a Vanity Fair che ha venduto copie e fatto parlare di sé.
Ma di sicuro non ai corpi non conformi, cioè i veri destinatari della filosofia del body positivity. Perché se una donna non grassa né disabile (e che risponde perfettamente ai canoni di bellezza imposti) viene definita coraggiosa per essersi mostrata nuda, cosa si dovrebbe dire di chi riesce anche solo a uscire di casa con molti chili in più?

Perché Dolce & Gabbana ha scelto Vanessa Incontrada?

A cavalcare l’onda del momento di gloria come attivista body positive sono arrivati puntuali i carissimi Dolce & Gabbana. Gli stilisti, infatti, hanno usato la conduttrice come musa per questa nuova collezione che veste fino ad una taglia 54.

Foto ispirate ai dipinti di Rubens, e che ritraggono modelle che non indossano taglie tipiche dell’alta moda (38-42), sono disponibili sul profilo Instagram della casa di moda già da Febbraio 2020. Nessuno però si era preoccupato di scrivere nella caption che le taglie di quei capi comprendevano anche quelle successive alla 42. Né di parlare di Dolce & Gabbana come casa di moda interessata al body positivity.

Hanno dovuto usare Vanessa Incontrada, donna normopeso e che indossa (proprio a voler esagerare) una 46 per attirare su di loro i riflettori?

Qualcuno si ricorda, per caso, del motivo per cui una pubblicità di Dolce & Gabbana è stata bannata in Spagna nel 2007?

O della sfilata annullata in Cina a causa della campagna video piena di stereotipi razzisti e frasi sessiste che risale solo al 2018?

Considerati questi episodi che pongono Dolce & Gabbana in una posizione scomoda davanti ad ogni donna del mondo, mi riservo il beneficio del dubbio nel considerare l’allargamento delle loro taglie fino alla 54 una vittoria. L’intera vicenda mi fa pensare all’irrefrenabile bisogno della moda di monetizzare su qualsiasi cosa, in questo caso sul presunto attivismo di Vanessa Incontrada in un assurdo tentativo di pinkwashing. Attivismo che, tra l’altro, sembra più una lotta alla riconquista dell’autostima persa.

Serena Colucci

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© RIPRODUZIONE RISERVATA

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