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Variante Omicron: primi casi in Sudamerica: bloccati i voli

Mentre il mondo conta ormai quasi 263 milioni di contagi totali e 5.215.408 decessi dall’apparizione del Covid (fonte Jhu), la variante Omicron, molto più contagiosa della Delta (anche se al momento apparentemente meno virulenta) continua a diffondersi a livello planetario, primi casi in Sudamerica. 

Primi casi Omicron in Sudamerica

Le autorità sanitarie del Brasile hanno individuato due casi positivi di Omicron che sono i primi contagi in America Latina della nuova variante del coronavirus. L’Istituto Adolfo Lutz ha confermato che si tratta di un uomo ed una donna brasiliani arrivati a Sao Paulo dal Sudafrica dove svolgono attività di missionari. C’è anche un terzo caso sospetto, un passeggero atterrato all’aeroporto internazionale di Guarulhos dall’Etiopia, ma l’Istituto sta ancora conducendo le analisi per verificare che si tratti di variante Omicron. In realtà le autorità sanitarie brasiliane rendono noto che la coppia è arrivata in Brasile prima che si rendesse pubblica la notizia dell’individuazione della nuova variante. È infatti arrivata in Brasile il 23 novembre presentando un tampone molecolare negativo, ma quando hanno fatto un nuovo tampone il giorno 25 novembre sono risultati entrambi positivi. Entrambi presentano sintomi lievi.

L’amministrazione Biden sta per mettere in campo regole sanitarie più severe per l’ingresso negli Stati Uniti allo scopo di prevenire la diffusione della variante Omicron. I nuovi requisiti, hanno confidato al Washington Post tre fonti della sanità federale, si applicheranno anche ai cittadini americani e prevederanno la presentazione di un test negativo effettuato il giorno prima della partenza, indipendentemente dalla vaccinazione e dal Paese di provenienza. Il piano dovrebbe essere presentato giovedì, quando il presidente Usa, Joe Biden, ha promesso l’annuncio di una nuova strategia anti Covid senza confinamenti. La proposta più controversa in corso di discussione riguarda l’obbligo di sette giorni di quarantena esteso a tutti coloro che arrivano nel Paese, inclusi i cittadini americani, anche qualora il test presentato sia negativo. Si sta inoltre valutando di sottoporre a un secondo test i viaggiatori entro tre o cinque giorni dall’arrivo negli Stati Uniti. Chi non rispetta le regole potrebbe essere sottoposto a multe e sanzioni, spiegano le fonti. Le misure anticipate dal Washington Post sono contenute nella bozza di un’ordinanza dei Centers for Disease Control and Prevention che sta venendo esaminata dal dipartimento della Salute e dalla Casa Bianca.

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