Venezia76: la recensione di The Laundromat

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Di Redazione Metropolitan

The Laundromat arriva alla Mostra del Cinema di Venezia con una magnifica Meryl Streep

credits: La Biennale

Trama

La vedova Ellen Martin inizia ad indagare su una frode assicurativa che la conduce ad uno studio legale di Panama City, gestito dai soci in affari Jürgen Mossack e Ramón Fonseca. Presto scoprirà che il suo caso è solo una piccola parte di milioni di file che contengono informazioni su società offshore impegnate in attività di riciclaggio. La storia è basata sul libro Secrecy World: Inside the Panama Papers Investigation of Illicit Money Networks and the Global Elite del giornalista Jake Bernstein, sullo scandalo dei Panama Papers.

Recensione

Uno dei film più semplici, efficaci e dai toni assai pacati per capire la mala-finanza. La regia è lineare e divisa per capitoli: passo dopo passo (in modo anche abbastanza veloce ma non frettoloso) ci viene spiegato al meglio cosa è successo e come è successo. Tutto ciò rende il racconto fluido e capace di essere compreso da tutti. Questo lungometraggio, diretto sapientemente da Steven Soderbergh, riesce a scorticare la nostra società malata con uno spirito sarcastico altissimo e anche molto raffinato con un pizzico di moralità.

Meryl Streep è molto convincente e perfetta nell’interpretare anche una nonna vecchia ma agguerritissima nel cercare sempre e comunque la verità. E il suo monologo, che chiude il film, ha qualcosa di davvero sublime. Per non parlare della coppia Antonio Banderas e Gary Oldman che offrono un supporto durante tutto il film per accompagnarci in questo lungo racconto. Un duo davvero riuscito bene che ricorda vagamente sia La Grande Scommessa per la ricostruzione delle truffe finanziare sia A qualcuno Piace Caldo per le scene in spiaggia.