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Violenza sulle donne, 89 donne al giorno sono vittime di reati di genere

Vittime della violenza di genere sono 89 donne al giorno in Italia. Dall’inizio dell’anno sono 109 le donne rimaste uccise per questa violenza di genere. Nel 62% dei casi si tratta di maltrattamenti provenienti da familiari. Ma questi non sono solo dati e numeri. Queste sono persone, donne, la cui vita è rimasta rovinata per sempre o interrotta irrimediabilmente da un governo che ancora fa fatica a prendere le adeguate misure di prevenzione e di sanzione ma soprattutto dai cittadini, sia uomini che donne (e questo forse è il dato più preoccupante, ancora annegati nella mentalità patriarcale.

Un’infezione che dilaga nella società moderna: la violenza sulle donne

È una vera e propria infezione, una pandemia ben più grande di quella del Covid, che va avanti da più tempo e più ferocemente. La violenza sulle donne è una vera e propria strage, una piaga sociale che ancora, nel 2021, nel secolo della modernità e dell’innovazione, in cui tutto è veloce e rapido, non si è riuscito ad estirpare. Sono ancora troppe le donne che soffrono o muoiono per questa infezione. Sono troppe le donne che denunciano e non vengono ascoltate da forse dell’ordine che non sanno distinguere tra “discussioni familiari” e “violenza in famiglia”.

Oggi, nella Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, i dati che abbiamo davanti agli occhi fanno accapponare la pelle. Ogni giorno in Italia abbiamo 89 donne vittime di reati di genere; dall’inizio del 2021 109 donne sono rimaste uccise da quella parola che in tanti fanno ancora fatica a pronunciare: “femminicidio“. L‘8% in più rispetto all’anno scorso; 63 per mano del partner o dell’ex.

La Commissione d’inchiesta sul femminicidio, presieduta da Valeria Valente, ha voluto effettuare un’ulteriore analisi per comprendere quanto profondo sia questa infezione. Sotto analisi 211 procedimenti penali su omicidi compiuti da uomini tra il 2017-2018, che hanno fatto 216 vittime donne. Solo il 15% delle donne poi rimaste uccise aveva denunciato in precedenza mentre nel 63% dei casi non avevano parlato con nessuno delle violenze subite.

Non sono solo numeri o freddi dati. Queste sono donne, ragazze, la cui vita è stata interrotta o rovinata per sempre. Queste sono persone che non hanno potuto portare avanti i loro progetti, i loro desideri lavorativi e personali, sono magari grandi menti che avrebbero potuto donare alla cultura e alla scienza internazionale grandi idee, sono attrici che avrebbero potuto far emozionare milioni di persone, sono madri di figli che non nasceranno mai.

Le principali cause della violenza e cosa si può fare per evitarla

Le donne che subiscono violenza “non vengono intercettate, ma non possono essere colpevolizzate. Non basta una misura, serve un intervento globale“, ha evidenziato Linda Laura Sabbadini, direttrice centrale dell’Istat. La donna ha inoltre aggiunto “le poche che denunciano lo fanno più volte e nell’80% dei casi nelle denunce affermavano che temevamo per la loro vita e per quella dei loro figli: avevano ragione“. VEdiamo quindi come tra le più frequenti circostanze che portano poi alla morte di giovani donne vi sia un’incapacità di ascolto da parte della forze dell’ordine. Nonostante le denunce fossero state fatte, nessuno è riuscito a comprendere fino in fondo. Nessuno ha saputo fare una distinzione tra “discussioni familiari” e “violenza in famiglia”.

Tra le altre cause che portano a violenze di questo genere c’è sicuramente un sistema che non sta assolutamente funzionando. Da 40 lo Stato ha abolito l’aberrazione nei confronti del genere umano che era il delitto d’onore. Da allora il codice penale è stato adattato, aggiornato ai tempi e modernizzata ma pare che ancora non si sia raggiunto l’obiettivo sperato. Dopo la morte di un’ennesima vittima, Juana Cecilia Loayza, 34 anni, uccisa venerdì notte in un parco a Reggio Emilia, il governo sta pensando ad ulteriori modifiche. In particolare 5 sono le ministre che settimana prossima presenteranno sul tavolo del governo delle proposte. La proposta riguarda un aumento di pena per i delitti di percosse e le lesioni e procedibilità d’ufficio.

La ministra Marta Cartabia parla chiaro: più deciso il divieto di avvicinamento alla vittima

Come spiega la ministra della Giustizia Marta Cartabia è necessario che l’allontanamento dalla casa familiare e il divieto di avvicinamento alla vittima diventi qualcosa di effettivo e più controllato. È un fenomeno davvero diffusissimo. Una donna denuncia di temere per la propria incolumità (cosa già abbastanza rara in percentuale), le forze dell’ordine intervengono emettendo un divieto di avvicinamento (cosa forse ancora più rara), l’aggressore ignora l’imposizione ed aggredisce la vittima (cosa per nulla rara, purtroppo).

“Perché troppe volte la violazione di queste prescrizioni si rivela fatale” ha evidenziato la Cartabia. È quindi divenuta una priorità per il Viminale trovare una soluzione alla questione: una possibilità è l’estensione dell’utilizzo del braccialetto elettronico, e nel caso di rifiuto potrebbero scattare gli arresti domiciliari. Si lavorerà, ha assicurato, sulla “formazione e specializzazione” sia dei pm che dei giudici, “chiamati a prendere difficili decisioni sulla base del rischio e della pericolosità del soggetto“.

La vera causa della violenza sulle donne: l’ignoranza di uomini e DONNE

E forse spesso ce lo dimentichiamo quanto impatto possa avere su un fenomeno del genere il pensiero comune delle persone. Viviamo in un paese in un il cat calling è un semplice “apprezzamento di bellezza” e non una molestia verbale. Nella nostra società la donna, se si veste appariscente, lo fa solo per compiacere lo sguardo maschile, e non per se stessa. Viviamo in un paese in cui, ancora, è la donna che deve occuparsi di tutte le faccende della casa e se questo non avviene, allora non si ha davanti una vera donna. Nel nostra paese il “no” di una donna non ha alcun valore davanti al desiderio sessuale di uomo. Nel nostro paese le cause di aggressioni sessuali sono imputate alla vittima perchè aveva un vestito troppo corto, perchè aveva mandato dei messaggi equivoci.

In Italia circa 3 persone su dieci non considerano una violenza “dare uno schiaffo alla partner se lei ha flirtato con un altro”. In Italia è considerato normale da una persona su tre che l’uomo possa forzare la propria compagna ad avere dei rapporti sessuali anche quando quest’ultima non ne ha voglia.

 “Numeri – commentano gli organizzatori del progetto catanese “Questo non è amore” contro la violenza sulle donne – che raccontano di un’Italia patriarcale, in cui c’è ancora tanto da fare in termini di informazione e sensibilizzazione. Una questione culturale che non è appannaggio dei soli uomini, ma che riguarda anche le donne”

Cristina Caputo

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