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“Vita di Pi”, l’avventura onirica di Ang Lee

Vita di Pi - Photo Credits: web
"Vita di Pi" - Photo Credits: TvZap
“Vita di Pi” – Photo Credits: TvZap

Un giovane indiano, una tigre, e mari e cieli che si fondono in un’immensa distesa di stelle. Vita di Pi è il racconto visionario di un viaggio disastroso attraverso l’Oceano Pacifico a bordo di una scialuppa di salvataggio. Ed è anche una scarna parabola vincitrice di decine di premi che rimane ancorata alla carnalità dei suoi protagonisti. Che sono, appunto, un giovane indiano e una tigre.

L’avventura di Piscine Molitor Patel, soprannominatosi da bambino Pi come il Pi greco, e della tigre Richard Parker non è poi meno travagliata di quella della produzione del film. Il progetto era stato avviato nel 2002 e tenuto in sospeso fino quando, nel 2009, Ang Lee non è approdato alla regia. E a quel punto, per lo stesso regista taiwanese non era stato facile assegnare i ruoli di Pi (affidato poi al giovane e inesperto Suraj Sharma) e dello scrittore Yann Martel.

Una scena di “Vita di Pi” – Photo Credits: NoSpoiler

“Vita di Pi”, dal romanzo al film

Yann Martel è l’autore del romanzo pluripremiato da cui è tratto il film. Pi, una volta adulto, racconta al suo personaggio, in cerca di ispirazione per una storia, la sua vita e il tragico evento che l’ha sconvolta. Viveva in India, dove il padre gestiva uno zoo. Stimolato dalla profondità della sua cultura, era un ragazzino curioso e movimentato, affascinato dalla scienza e dalle religioni, delle quali rifiutava però i dogmi.

Proprio per il lavoro del padre, era però dovuto espatriare insieme alla famiglia e agli animali dello zoo. E l’avventura comincia quando a causa di un naufragio perde tutti, rimanendo su una scialuppa in mezzo all’oceano in compagnia dell’aggressiva tigre Richard Parker. Per sopravvivere, i due dovranno imparare a convivere in uno spazio minuscolo dal quale non è possibile fuggire. E così capire, tra abitanti marini luminescenti, isole vive e assassine e ogni altro pericolo che il mare nasconde, di non potere esistere l’uno senza l’altro.

Pi in una scena di “Vita di Pi” – Photo Credits: Cinematographe

La storia dietro la storia

È un’avventura allegorica quella di Pi e Richard Parker. E non ne abbiamo dubbi, perché è lo stesso Pi adulto, interpretato dall’amatissimo e da poco scomparso Irrfan Khan, a rivelarcelo. Eppure, durante la visione del film, non ce ne rendiamo conto. La suggestione della meravigliosa fotografia di Claudio Miranda e l’abilità di Ang Lee nel raccontare, e nel farlo per la prima volta in 3D, sono calamite che non ci consentono di distrarci. D’altronde, sia fotografia che regia sono state premiate poi agli Oscar nel 2013.

E quando alla fine la verità del viaggio ci viene rivelata, proviamo quasi un senso di delusione, come al risveglio di un sogno terribile, ma potente. Sta però lì la delicatezza della storia e della sceneggiatura. E della recitazione e della regia. Perché proprio allo spettatore viene data la possibilità di riflettere, e di scegliere. È a lui che alla fine Pi consegna la sua storia, ristabilendo il suo ruolo nel dialogo artistico. E sarà quindi lo spettatore a decidere chi è stato Richard Parker che, voltandoci le spalle, si allontana lentamente nella foresta.

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Manuela Famà