Il critico d’arte e sindaco di Arpino Vittorio Sgarbi si trova da circa dieci giorni al Policlinico Gemelli di Roma. Secondo quanto riportato da Fanpage, il ricovero si sarebbe reso necessario per tenerlo sotto osservazione, considerando le sue attuali condizioni di salute. Da alcuni mesi, infatti, lo storico soffre di una forte depressione; lui stesso, in una recente intervista, ha dichiarato: «Ho perso parecchi chili. Faccio fatica in tutto. Riesco a tratti ancora a lavorare. Ho sempre dormito poco. Ora passo molto tempo a letto. La mia attuale malinconia o depressione è una condizione morale e fisica che non posso evitare».
Al momento, Sgarbi sarebbe alimentato dal personale ospedaliero, poiché rifiuta di nutrirsi autonomamente. Dovrà restare sotto osservazione almeno fino alla fine di marzo. Poi, in base alla situazione, si deciderà il da farsi.
Vittorio Sgarbi ricoverato: la lettera dell’amico Marcello Veneziani

Proprio ieri, il giornalista e scrittore Marcello Veneziani ha scritto una lettera aperta per lui, pubblicata su La Verità. «Vorrei gridare al mio amico “rialzati e cammina, capra!”», recita un passaggio della missiva, e l’autore ha confermato le sue parole in un’intervista al Corriere della Sera. Per lui, la depressione dell’amico è «figlia del suo narcisismo ferito. Ha la percezione che molte delle sue libertà impulsive non potranno più essere praticate. Il suo universo si sta restringendo: drammatico per chi è stato convinto di poter cavalcare il mondo. Una dimensione dell’io sproporzionata rispetto al passato e che lo porta ad atteggiamenti distruttivi».
«La depressione», ha spiegato Veneziani, «è purtroppo un’ottima alleata della malattia. Ma conoscendo Vittorio non escludo affatto un risorgimento personale. Penso che potrebbe riuscire a ritrovare il giusto impeto per riprendere la sua strada. Credo però debba affrontare un passaggio molto importante. Deve passare attraverso una sorta di “piccola morte” lasciandosi alle spalle il “Vittorio Uno”, dicendogli addio, per aprire il capitolo del “Vittorio Due”. Dovrà insomma immaginarsi in un’altra prospettiva certamente meno egocentrica e più legata al mondo reale.».
Federica Checchia
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