L’arnese azzurro

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Laurie Juspeczyk, la seconda Spettro di Seta, è diventata un’agente dell’FBI con il nome falso Laurie Blake. La sua storia con Dan Dreiberg, il secondo Gufo Nottuno, si deve esser conclusa male vista anche la reazione all’ingresso in scena di un vigilante che lo scimmiotta. Giunta a Tulsa per indagare sul Settimo Cavalleria, incontra Angela/Sorella Notte, la quale, inizialmente prova a vendere la sua identità di pasticcera che ha abbandonato la propria carriera in polizia per provvedere alla famiglia, ma, dopo un attentato del Settimo Cavalleria, è costretta a rivelarsi.

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Questa è la storia del Terzo episodio di “Watchmen”. Sotto certi aspetti drammaturgici, la scrittura ci appare meno fallace e ampollosa, tuttavia, questo episodio, sotto altri punti di vista, potrebbe tranquillamente rappresentare una delle cose più involontariamente comiche mai viste.

Per prima cosa, se la storia tra Dan e Laurie si è conclusa male, perché, dopo che i due insieme avevano assunto le identità di Sam e Sandy Hollis, adesso lei ha deciso di riprendere il suo nome proprio originale e associarlo al cognome Blake? Dal momento che il federale che le fa compagnia a Tulsa avrebbe rivelato di conoscere la sua identità, non sarebbe stato meglio farle mantenere un nome falso più credibile?

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Probabilmente, questa è l’ennesima dimostrazione che la Serie sia stata concepita per chi non ha mai letto l’opera a fumetti di Moore/Gibbons e che, quasi certamente, mai avrà voglia di leggerla. Anche se c’è uno sviluppo positivo: il piano di Veidt/Ozymandias che Zack Snyder aveva tramutato con pigrizia in un attacco del Dottor Manhattan, qui viene descritto come «attacco di un calamaro alieno», ricucendo lo strappo creatosi con il lungometraggio del 2009.

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Almeno ci siamo tolti di dosso quell’ingombrante e pessima invenzione di Snyder. Tuttavia, l’eccessiva ambizione «drammatica» della storia, in questo episodio, raggiunge livelli di commedia che farebbero arrossire Woody Allen. E lo fa involontariamente. Il Dottor Manhattan ha lasciato un telefono spaziale a Laurie (sì, anche noi siamo rimasti sconvolti) con cui l’ormai cinquantenne sua ex-fidanzata può registrargli dei messaggi che, a quanto pare, lui, autoesiliatosi su Marte, non ascolterà perché, a detta di Laurie, ormai è distaccato dall’umanità. Il telefono, contenuto all’interno di un pacchiano ufficio tondeggiante azzurro, è persino munito di segreteria telefonica che vi «ringrazia per aver parlato con il Dottor Manhattan». Avremmo una domanda: ma il Dottor Manhattan non possedeva poteri telepatici oltre che di telecinesi? Questi ultimi, peraltro, mostrati nel finale quando fa precipitare quell’automobile facendo ridere Laurie – e non solo lei –. Se Laurie è a conoscenza dei suoi poteri, perché dovrebbe dubitare che il suo ex-amato senta i suoi messaggi?

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Laurie è un personaggio decisamente sopra le righe. Dacché nel fumetto di Moore/Gibbons ci appariva come una femminista all’avanguardia, ma dalla spiccata sensibilità. Perché, qui, è diventata una sorta di moderno Humphrey Bogart dei tempi in cui interpretava il detective privato cool and though negli anni Quaranta? Sarcastica e acida nei confronti di ogni suo interlocutore. Come hanno fatto gli autori a trasformare una ragazza profonda e saggia in un personaggio così scontato e già visto? E perché lo hanno fatto? Vogliono implicitamente dirci che i poliziotti, in questo Universo, possono essere solo dei corrotti con degli scheletri nell’armadio come il defunto capo di Angela, o dei detective cinici e sardonici? Siamo ritornati a “Il Mistero del Falco”? Il prossimo episodio avrà la colonna sonora di Max Steiner e la regia di Michael Curtiz.

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Abbiamo dunque capito che per essere innovativi, oggigiorno, bisogna ripescare dagli anni Quaranta, così, quando appare Veidt, gli autori pensano che gli anni Quaranta sono ancora troppo moderni, così gli fanno indossare dei pantaloni alla zuava, gli fanno dettare una lettera che la governante batte a macchina, lo fanno litigare con il guardacaccia e gli fanno sparare ai bisonti con un fucile risalente al periodo interbellico. In buona sostanza, Adrian Veidt, ritiratosi dal Mondo dopo il 1985, parrebbe essere ritornato nella Gran Bretagna del primo Dopoguerra.

I cloni del suo maggiordomo, dopo la prima puntata in cui interpretavano le origini del Dottor Manhattan, hanno già saltato lo squalo: sono diventati ripetitivi e stucchevoli. Gli sceneggiatori hanno la brillante idea di far presentare Veidt alla fine di questa sua terza apparizione, in buona sostanza, dopo che tutti lo avevamo già abbondantemente capito. Infine si mostra con il costume di Ozymandias e, dobbiamo ammetterlo, tale scena ha un certo effetto.

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Ma è un singolo e flebile raggio di sole in un giorno dal cielo piovoso. E, visto che deve sempre piovere sul bagnato, dopo la scena con Veidt come protagonista, Laurie e Angela si cimentano in un dialogo di una banalità disarmante, con la cara vecchia Sorella Notte che, dovendo aggiungere «Fuck» a ogni singolo fonema, probabilmente, a scapito dell’impossibilità di vincere un Emmy, potrà almeno dare una seria concorrenza ad Al Pacino in “Scarface” che lo pronunciò per quasi duecento volte. Tutti quei «Fuck» risultano sempre meno giustificabili e sempre più posticci, quasi come se gli autori, incapaci di caratterizzare Angela, si siano affidati solo al suo essere dura e sboccata. Un cumulo di stereotipi che fa rimpiangere i film di Buster Keaton.

Ma la scena che più di tutte dà il colpo di grazia alla serie è quella che, al contempo, rimarrà nei tempi: Laurie apre la valigia che avevamo già visto all’inizio e tira fuori da essa un… come possiamo dirlo? Citando Barney Stinson, un «attrezzo ricreativo di gomma destinato alle donne». E non solo. Quell’arnese – scomponibile in due pezzi – è azzurro, e, all’interno della valigia si intravede un disegno che ricorda l’amore tra il Dottor Manhattan e Spettro di Seta.

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Questa scena è oggettivamente indifendibile. Peraltro, dopo l’odio mostrato nei confronti dell’emulo di Gufo Notturno all’inizio e la tangibile malinconia nel parlare al telefono con il Dottor Manhattan, era proprio necessario far passare Laurie per una cinquantenne affamata che, oltre al divertirsi con quel… coso, fa anche sesso con il mal sopportato aspirante Presidente che la tampina?

Abbiamo dunque capito che, per sopperire al modo assolutamente superato e antiquato di raccontare la storia e le tematiche, gli sceneggiatori abbiano deciso di aggiungere una donna affamata sessualmente e un’altra che parla come uno scaricatore di porto senza alcune ragione. Ormai abbiamo capito che difficilmente verremo smentiti da questa Serie.

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